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30 luglio 2019: Il Prodotto Interno Lordo non lo si patteggia

Ci sono cose nella vita economica di un paese che non sono opinabili. Cioè non sono soggetti alla opinione di nessuno ma dipendono però dalla capacità della gente di fare qualcosa per la propria sopravvivenza. Una di queste è il Pil del paese. Cioè quella capacità di fare reddito a livello nazionale.
Da una parte esistono persone che dicono che fare reddito nel paese sia una questione di minore tassazione a livello generale, cioè la destra che vorrebbe dire che meno tasse la gente può pagare più può investire nel proprio lavoro e nella propria vita lavorativa. Dall’altra esistono quelli che dicono che il modo migliore è far pagare più tasse alla gente ricca per investire sulla gente povera che così può lavorare più tranquillamente e fare reddito per il proprio paese. Questa è la sinistra, che contro i ricchi ha sempre avuto qualcosa da ridire e quindi vorrebbe che i ricchi sganciassero più soldi per lo stato e per i suoi conti.
In mezzo cosa si trova? La gente comune che fa fatica ad arrivare alla fine del mese e che non sa fare altro che vivere nell’assistenzialismo. Non è che l’assistenzialismo sia sbagliato. Sono gli italiani che non ne sanno fare un buon uso. Che non sanno investire su se stessi ed essere più produttivi. Il pil del paese dovrebbe essere fatto dalla gente che lavora. Ma chi lavora oggi? Perchè il Pil italiano è sempre cosi basso? Perchè si crede che fare Pil sia soprattutto una questione di come rendere produttiva una popolazione? Prima di tutto c’è da guardare cosa veramente vuole fare un popolo per il suo paese, prima di discutere su come fare Pil nel paese.

28 luglio 2019: Qual’è il giusto modo di combattere il nazionalismo? 3

Il terzo punto è il nemico esterno da localizzare. Attualmente Salvini ha il nemico dei migranti. Ma non è un nemico tanto scelto cosi, a caso. È il nemico che sta, se cosi si può dire, infestando il paese Italia. Quindi quello che la gente deve percepire, cioè deve sembrare che è la cosa più problematica in assoluto, come il pericolo maggiore anche se in alcune situazioni quel nemico non è assolutamente un problema. Anzi può diventare una risorsa per la buona conduzione della vita sociale ed economica del paese.
Da una parte infatti esistono migranti che si danno da fare per lavorare onestamente. Dall’altra esistono solo dei ladri o dei truffatori, alle volte con un caporale o con una scala gerarchica di puro sfruttamento, che non fanno altro che alimentare l’odio e la cattiveria. Un politico nazionalista, con il fatto di dare precedenza agli italiani – anche se alle volte gli italiani quella precedenza non sanno assolutamente cosa farsene dato che è meglio stare attaccati ad un cellulare dalla mattina alla sera – dice e fa sapere con fatti o con slogan, che la gente italiana verrà difesa da tutta questa gente che sta infestando il paese. La politica italiana deve iniziare a smettere di trattare le persone come qualcosa di così manipolabile con le frasi retoriche e iniziare ad avere un senso della realtà più marcato nel giorno per giorno del proprio elettorato. Perchè i valori di un partito sono molto importanti ma non fanno pagare le bollette o non fanno togliere la delinquenza dal proprio quartiere.
Per le conclusioni al prossimo post…

25 luglio 2019: Che valore ha la parola “investimento”

È una parola, prima di tutto. È una parola che ha un valore in diversi ambiti della società e della economia. È una parola che vale un futuro, perchè da questo punto di partenza si possono srotolare futuri tra i più disparati, tra i più lunghi e i più brevi. È una parola che dice a qualcuno che tu stai scegliendo una vita o una altra vita rispetto al punto di partenza che scegli di trovare.
Detto molto volgarmente: investimento è sinonimo di futuro, prima che di guadagno. Infatti si confonde una cosa: prima di tutto un investimento è un futuro che tu vuoi o meno raggiungere agendo nella società in un modo o in un altro. Prima di vederne dei frutti o delle perdite. Quando un industriale investe dei soldi in un progetto, calcola più o meno approssimativamente quali potranno essere gli scenari che verranno fuori nel mettere dei soldi o delle persone a fare qualcosa di nuovo o di diverso.
Nella società italiana questo come si incasella? Semplicemente in un modo: quello che noi facciamo nel nostro presente è la base del nostro investimento. E prima si fanno delle scelte prima si può dare una deformazione al futuro o eventualmente vedere dei guadagni. A vedere quali sono i guadagni che nella storia chi ci ha preceduto e su cui noi campiamo dovrebbero dare un senso di vergogna rispetto alle nostre scelte. Si vive volgarmente nel presente e non si da un senso del futuro. Si fanno investimenti, ma solo per tappare i problemi del breve termine. Non si vede una visione di futuro anche se fallimentare. Non si investe nel futuro del paese. Ma solo su quello che già esiste.

22 luglio 2019: Non si può negare un preside ad una scuola pubblica

Non voglio partire con della demagogia. Perchè alla fine non porta da nessuna parte. Ma scendiamo a terra e proviamo a partire da un particolare: il futuro. Con una domanda: a chi appartiene il futuro? Molto semplicemente a chi viene dopo di noi. Cioè ai figli e ai nipoti di una famiglia.
Se loro non hanno tutti gli strumenti per affrontare prima della loro vita la loro società e il loro ambiente, come possono dare una speranza in generale? Non la possono dare, in effetti. Non avrebbero le capacità e le conoscenze adeguate a capire cosa possa essere giusto o cosa possa essere sbagliato, anche solo per la propria vita singola. Non riuscirebbero a dare una direzione a se stessi ed eventualmente alla propria famiglia, tanto di appartenenza quanto di propria costruzione.
Da qui a capire che un preside è importante come l’acqua per vivere cosa ci manca? Un passaggio molto semplice: che la scuola tanto pubblica quanto privata, ma pubblica nel caso specifico, è la principale sede di formazione delle persone da quando di affacciano al mondo fino alla propria maturità. Di qui la guida di un preside diventa indispensabile perchè tra gli errori e le cose giuste, perfino la più scalcagnata delle navi nel mare ha un comandante che gli da una direzione. La scuola pubblica non deve essere da meno?

21 luglio 2019: Accettare la impreparazione di un medico per svoltare

Si tratta, adesso, di un primo passo doveroso dopo il tempo dei raccomandati e delle segnalazioni. È brutto dirlo ma se siamo a dei livelli di mancanza di copertura del personale pubblico, nel caso particolare del sanitario, è perché sempre più ognuno dei medici e degli infermieri si è messo ancorato al posto pubblico per puro stipendificio. Come farebbe chiunque.
E sotto un certo aspetto è colpa della politica, che avrebbe dovuto creare dei meccanismi alternativi al pensionamento per fare in modo che nuove forze si alternassero a quelle presenti. Il pensionamento non può più essere la sola alternativa al lavoro dei dipendenti pubblici. Si potrebbe creare un sistema di tassazione agevolato, che è più economico di dare soldi a ufo con delle pensioni, e permettere ad un medico o ad uno specialista di continuare ad avere una vita attiva, visto che il lavoro per molte delle persone è la propria vita, ma allo stesso tempo lasciare spazio a nuove forze del mondo del lavoro.
Perchè se da un lato esisterebbe un pubblico funzionante, dall’altro ci sarebbe un privato che offrirebbe alternativa e allo stesso tempo non metterebbe nell’angolo tutta quella forza lavoro che avrebbe ancora un futuro se gli si permettesse di lavorare anche se in privato.
Lo Stato italiano si perde a dare dei soldi alla gente senza un vero motivo grave, quando invece con pochi aggiustamenti fiscali e contributivi mirati e non generalizzati offrirebbe quello che nella matematica è la quadratura del cerchio. Cioè qualcosa che parte da una realtà di un tipo e sempre più trova aggiustamenti. Ma per lo meno parte da qualcosa di nuovo, piuttosto di abusare del vecchio.

19 luglio 2019: La vittoria di Scurati allo Strega non è una vittoria del fascismo

Il titolo basterebbe a spiegare la questione. Perchè si può credere che alcune persone, sapendo che si tratta di un libro su Mussolini e facendo uno più uno con la situazione attuale crederebbe che anche dentro la cultura e nel suo premio più importante si sia dato spazio ad un libro che possa avere delle aderenze con la società politica attuale. Niente di più lontano dalla realtà.
Antonio Scurati ha vinto il premio perchè ha fatto un bel libro non solo a livello di scrittura, ma perchè non ha scritto la solita porcheria nostalgica come si potrebbe fare per lisciare il pelo ad un certo ambito della società italiana. Antonio Scurati ha scritto un libro veramente bello perchè da una parte offre uno spaccato della società italiana quando Mussolini ha intrapreso la sua vita di direttore di giornale e poi di Duce del Fascismo in Italia ma soprattutto nella Italia monarchica dei Savoia. Mentre dall’altra è un alto lavoro di documentazione e di analisi del tempo fatto con reperti del tempo e che non possono certo essere distorti da una voglia di sensazionalismo che porterebbe alla vittoria ma poi alla vergogna per aver fatto un libro solo per vincere dei premi. Con il difetto di aver falsificato i reperti storici documentali.
Prima di condannare uno scrittore per aver fatto il lavoro che ha fatto, sarebbe meglio leggerlo il lavoro che ha fatto e poi dare dei giudizi. Pur con il tempo che trovano e che lasciano.

11 luglio 2019: Non si parla di politica in certe situazioni. È una cosa che annoia?

Francamente si può rispondere in due modi diversi. Da una parte un si, perchè è qualcosa che trita e ritrita ripete solamente le solite cose. Dall’altra parte no, perchè la politica è come il calcio per gli uomini: un argomento infinito e autonutrito.
Ma andiamo con ordine. Si parte da un assunto molto importante: destra e sinistra oggigiorno quasi non esistono più. Una volta esistevano i comunisti che combattevano contro i reazionari e i fascisti, o neo fascisti che dir si voglia. Poi esistevano i democristiani, cioè i reazionari, che combattevano contro comunisti e fascisti e socialisti. E via dicendo, cioè partendo da una estrema destra del Movimento Sociale Italiano, per poi passare ai liberali, poi i democristiani poi i socialisti e poi i comunisti e alla fine gli anarchici e i brigatisti, anche se questi ultimi non avevano rappresentanza politica in parlamento ed erano di entrambi gli schieramenti di destra e sinistra.
Oggi quando entri in un bar di cosa senti parlare? Principalmente di calcio o di tutto quello che i giornali sportivi raccontano. E poi di quello che i colleghi dei telegiornali raccontano nelle loro cronache con i migranti, in primis, e poi tutto il resto. A questo punto una domanda successiva a quella del titolo: ha ancora un senso parlare di politica? Non è che il mondo dell’informazione, con la marea di talk show che mette in campo dalla mattina alla sera, ha prosciugato la capacità dell’uomo comune di raccontare e raccontarsi la politica nel suo quotidiano? In poche parole: con la tv e tutto il resto, ha ancora un valore parlare di politica nella vita di tutti i giorni?

6 luglio 2019: Lavorare può essere diventato qualcosa di sbagliato?

Come principio base bisogna dire di no. Perché il lavoro è una sinergia tra le persone che da una parte hanno bisogno di aiuto per fare qualcosa e dall’altra hanno bisogno di aiuto perchè possono fare qualcosa per qualcuno. Ma sempre più si vede la gente che viene praticamente tenuta a non fare niente, o perlomeno a fare qualcosa che ha il valore del niente, e socialmente sembrerebbe un comportamento accettato.
Non si tratta in questo caso della sterile polemica dello stare dalla mattina alla sera davanti ad un cellulare o davanti ad uno schermo di un computer guardando quello che fanno le altre persone nella loro vita e per la maggiore soffrendo morbosamente di invidia.
Una volta il lavoro era qualcosa di socialmente vincolante, come è rimasto in alcune culture sociali della Terra. E sotto un certo aspetto lo è anche dove lavorare è un verbo generico. Ma davanti al fatto che la ricerca delle persone è la ricerca del non lavoro, se cosi si può dire, rimando al titolo: lavorare può essere diventato qualcosa di sbagliato?

30 giugno: Un vero bamboccione non è uno stereotipo comune

Ho simpaticamente letto una intervista in cui l’intervistato di turno, persona di livello e non il semplice passante della strada anche se sinceramente non mi ricordo chi fosse, su un quotidiano nazionale ha affermato che i ragazzi di oggi sono degli emeriti scrocconi e degli irresponsabili, incapaci di prendersi delle responsabilità più o meno da adulto.
Ottimo. Ma forse si è rimasti ancorati a delle situazioni in cui non si tiene conto dei nuovi modelli sociali e familiari, che sotto un certo aspetto riprendono schemi del passato. E’ come se oggigiorno si pretendesse di mantenere la tradizione sposalizia di collezionare l’argenteria anche se poi alla fine non se ne facesse nulla nessuno. Da qui il cambiamento della vita dei trentenni: uscire di casa non è più una cosa obbligatoria.
Oggigiorno un trentenne/quarantenne non percepisce più uno stipendio cosi adeguato da potersi permettere una vita da solo o con la propria moglie e i propri figli. Oggigiorno non ci si può permettere tutti una badante per guardare i propri genitori anziani. Oggigiorno, cosa che si tiene in considerazione solo quando pare e piace, ci sono un mare di persone che lavorano ma non ce la fanno a racimolare il famoso pranzo e la famosa cena della canzone di Jovanotti. Quindi si prega di andare in giro dalla gente e vedere veramente quelli che sono i nuovi modelli sociali della vita comune: le famiglie si fanno forza tra di loro di generazione in generazione alle volte in una sola casa.
Prima di pontificare quello che veramente deve fare un ragazzo oggigiorno si pregherebbe conoscerli i ragazzi moderni, che combattono contro i datori di lavoro che sempre più pagano poco ma pretendono tanto, i proprietari di casa, che fanno affitti sempre più alti e no sentono molte scuse se un affittuario non paga il suo affitto regolarmente. E soprattutto i genitori dei ragazzi, sempre bisognosi di un aiuto ma incapaci anche loro di affidarsi agli operai e ai tecnici per i costi troppo elevati delle loro prestazioni.

28 giugno: In casa con i genitori è cosi strano?

C’è tanto parlare del fatto che i ragazzi sono dei bamboccioni. Sono dei soggetti che non vanno fuori da casa propria per affrontare la vita e invece se ne stanno a casa con mamma e papà, sembrerebbe viziati e accuditi. Ma tutto questo non è altro che una polemica ad uso e consumo di chi non ha assolutamente niente altro da fare che lavorare per luoghi comuni. Soprattutto senza aderenza con la realtà.
Partiamo dal fatto che i genitori non sono eterni. Che invecchiano. Non è questo un motivo per restare a casa con loro per meglio accudirli senza avere la doppiezza di dover amministrare casa propria e casa dei propri genitori?
Ma per accudire gli anziani esistono le badanti. Certamente. Ma le badanti non hanno tutta la preparazione del mondo per capire assolutamente quello che un figlio sa del proprio genitore. E non mancano certamente i casi in cui i figli vengono chiamati al telefono dalle badanti per correre in tutta fretta per risolvere il problema del momento. Quindi una badante può essere utile, ma lo può essere anche meglio con il fatto che c’è il figlio o la figlia che può dare supporto in momenti di difficoltà.
Ma una persona ha anche la propria famiglia. Assolutamente. Ma vorrei tanto sapere chi è quello che da per obbligatorio che la famiglia del figlio deve vivere in una casa diversa rispetto alla casa materna o paterna. Non ci trovo nessun vincolo obbligatorio. E quindi se la nuora non fa nessun problema, ma credo non ne possa fare se vede la possibilità di non pagare un affitto di più e magari trovare nella suocera una potenziale, anche se limitata, baby sitter per i nipotini collegata alla badante che può essere più o meno presente in casa. Due piccioni con una fava.
Alla fine, si può vedere, non è cosi strano che un figlio o una figlia debba stare fuori dalla casa della madre o del padre. E quindi perché non diffondere il verbo che i propri genitori devono essere meglio accuditi dai figli sgravando il welfare del paese da supporti alle volte da scaricare, agevolando fiscalmente chi sceglie con vantaggio di stare a casa con i genitori che inevitabilmente invecchiano?