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30 giugno: Un vero bamboccione non è uno stereotipo comune

Ho simpaticamente letto una intervista in cui l’intervistato di turno, persona di livello e non il semplice passante della strada anche se sinceramente non mi ricordo chi fosse, su un quotidiano nazionale ha affermato che i ragazzi di oggi sono degli emeriti scrocconi e degli irresponsabili, incapaci di prendersi delle responsabilità più o meno da adulto.
Ottimo. Ma forse si è rimasti ancorati a delle situazioni in cui non si tiene conto dei nuovi modelli sociali e familiari, che sotto un certo aspetto riprendono schemi del passato. E’ come se oggigiorno si pretendesse di mantenere la tradizione sposalizia di collezionare l’argenteria anche se poi alla fine non se ne facesse nulla nessuno. Da qui il cambiamento della vita dei trentenni: uscire di casa non è più una cosa obbligatoria.
Oggigiorno un trentenne/quarantenne non percepisce più uno stipendio cosi adeguato da potersi permettere una vita da solo o con la propria moglie e i propri figli. Oggigiorno non ci si può permettere tutti una badante per guardare i propri genitori anziani. Oggigiorno, cosa che si tiene in considerazione solo quando pare e piace, ci sono un mare di persone che lavorano ma non ce la fanno a racimolare il famoso pranzo e la famosa cena della canzone di Jovanotti. Quindi si prega di andare in giro dalla gente e vedere veramente quelli che sono i nuovi modelli sociali della vita comune: le famiglie si fanno forza tra di loro di generazione in generazione alle volte in una sola casa.
Prima di pontificare quello che veramente deve fare un ragazzo oggigiorno si pregherebbe conoscerli i ragazzi moderni, che combattono contro i datori di lavoro che sempre più pagano poco ma pretendono tanto, i proprietari di casa, che fanno affitti sempre più alti e no sentono molte scuse se un affittuario non paga il suo affitto regolarmente. E soprattutto i genitori dei ragazzi, sempre bisognosi di un aiuto ma incapaci anche loro di affidarsi agli operai e ai tecnici per i costi troppo elevati delle loro prestazioni.

26 giugno: I nostri figli che non sognano: non li facciamo sognare.

Quando sei un bambino alle volte ti chiedono gli adulti: che cosa vuoi fare da grande? E tu gli dici quello che vuoi fare. Li per li l’adulto di turno ti da retta, ma poi ti dice: non ti piacerebbe fare quello che fanno il tuo papà o la tua mamma? E tu li sei un attimo smarrito perché tu hai una tua idea di quello che vorresti fare, ma sotto il tuo sguardo e la tua attenzione scende diciamo cosi l’ombra dei tuoi genitori e della loro attività lavorativa.
Più in la con gli anni cresci più i monoliti delle professioni dei tuoi genitori sono li a far sentire la loro presenza per un verso da parte dell’ambiente familiare, per il resto dalla pressione sociale di amici e parenti che ti vogliono mettere sulla strada dei genitori. E chi loro chi gli altri ci riescono, quasi sempre. Alla fine quindi sei un replicante della tua famiglia.
Ma sorge una domanda a questo punto: fino a che punto quel bambino è felice di quella vita che ha addosso adesso? Perché questo è un punto importante da cui partire: la felicità della persona. C’è chi dice che è felice di quella scelta familiare. Ma sotto sotto lo dice e basta, covando un rancore verso qualcosa o qualcuno che non gli ha permesso di realizzarsi. Ed è in questo che il modello italiano, ma anche altri modelli, trova un fallimento molto importante: la creazione di felici infelici. E per definizione incapaci di rendere al massimo nutriti dalla propria infelicità.
Se si capisse da parte di tradizioni familiari troppo radicate che da un lato si creano degli infelici dall’altro si impoverisce di forze fresche l’ambito familiare in cui si vive, magari ci sarebbe più volontà imprenditoriale perchè professionisti realizzati creano e producono più di professionisti irrealizzati o realizzati forzatamente verso un percorso che non li fa rendere abbastanza. Una persona che può faticare quanto si voglia, ma è contenta di stare facendo quello che sta facendo sarà sempre più utile di qualcuno che lo snervamento sociale e familiare ha obbligato, si può dire fino ad un certo punto, a fare della sua vita quello che gli altri hanno voluto. E ha creato cosi l’ennesimo infelice e stressato.

Blogosfera dell’11 gennaio 2017

IL GIORNALE DELLA GIORNATA:

LE LETTURE:

IL VIDEOBLOG:

Estratto della conferenza stampa di Sanremo 2017

GLI EDITORIALI:

Il delitto con coetaneo e le giovani generazioni