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25 giugno: Il selfie come malattia da eccessivo esibizionismo

La parola selfie è una parola di abbastanza recente acquisizione, visto che si tratta di una invenzione degli utenti dei cellulari da quando esiste la camera frontale negli smartphone. E si tratta di una foto di se stesso, alle volte accompagnata da una compagnia come ricordo di una conoscenza o come modo di far sapere alle persone che questa persona la si è conosciuta o la si è frequentata.
In questo momento un politico italiano, cioè Salvini, ha capito il potenziale di queste foto e in ogni suo viaggio cerca di farsene il più possibile. Tenendo ben presente che il potenziale virale di un selfie è maggiore di quello di un semplice messaggio lanciato suoi social.
Ma politica a parte, si può dire che alcuni casi di selfie sono un sottosistema del narcisismo. Cioè quella malattia delle persone che non possono fare a meno di mettere se stessi a risalto del mondo oltre che verso se stessi. Con esiti alle volte pericolosi per chi lo mette in pratica, questo comportamento.
Tolta la politica e il narcisismo, rimane l’esibizionismo. Che bene inteso è una malattia diversa, se la si può chiamare malattia. Perché rompe qualsiasi freno inibitore verso ogni aspetto di se stessi e di chi sta intorno a se. A differenza della dimensione privata e unica verso se stessi del narcisismo. Nel caso dell’esibizionismo non si può fare altro che far vedere qualsiasi cosa anche la più privata. Con gli eventuali rischi che si corrono a non avere una dimensione privata della propria vita.
Corre a questo punto una domanda o due. La prima: Salvini e tutti gli altri politici che seguono il suo comportamento fanno condivisione o esibizionismo? E poi: fa bene alla classe politica mettere tutto sui social e non avere qualcosa di proprio patrimonio, essendo alla caccia di consenso e di supporto al proprio partito o alla propria persona?

22 giugno: Cambiare nome significa cambiare partito?

I nomi, si sa, sono la base del commercio. I nomi sono quello che ci fa riconoscere le cose rispetto a tutto il mondo. Come per le persone che le si riconosce dal proprio nome e alle volte dal proprio soprannome. Ma nella politica ha forse una valenza dare precedenza ad un nome o ad un marchio piuttosto a tutto il resto? Certamente no.
I partiti politici, più di un prodotto di consumo come il cibo o gli oggetti che abbondano nei centri commerciali, ha bisogno di un radicamento su qualcosa, oltre che su qualcuno. Nei partiti ci deve essere non solo un sistema di valori a cui fare riferimento, ma anche un gruppo di persone che ne fanno la base portante della azione politica nel paese e nell’eventualità in cui il partito diventi un partito di governo.
Lo si è visto, mi si permetta un esempio, con il governo Renzi. In cui per dare precedenza alla potenzialità del governo si è snaturato un partito a vantaggio di chi pur se affollando quasi all’assurdo i social della propria faccia e dei propri selfie con la gente ha continuato ad avere una impronta, più di una aderenza, alla destra conservatrice e liberale. Il resto è solo aver fatto quello che si voleva pur di essere a Palazzo Chigi. Ha un valore tutto questo?
Adesso è da poche persone poter piangere veramente al fatto di essere l’opposizione nel paese. Ma di certo mettersi a fare del restyling in questo momento è solo un autentico suicidio. E quindi assolutamente da eliminare. Per il resto rimane il fatto che sarebbe meglio fare mea culpa davanti ai propri elettori. E pur se facendo il social politico, assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Anche quando ci si troverà ad aver fatto del proprio partito un partito troppo social e troppo mediatico. Anche in quel caso cambiare nome non avrebbe nessuna sgravante di un partito allo sbando.

21 giugno: Tanti soggetti preparati possono far sfigurare

Questo titolo, se lo si legge accuratamente, può non avere un controsenso. Perchè solitamente la preparazione è sinonimo di bella figura per chi la mette in campo. In questo caso però è qualcosa di negativo. Perché se si è preparati propositivamente è un conto, se invece lo si è negativamente la cosa è totalmente negativa. Fino all’apice massimo.
A me piacerebbe vedere al Parlamento Europeo, perché questa è la sede di analisi di questo testo, gente italiana non mi interessa di quale colore, ma non pregiudiziale di fare qualcosa di negativo per la reputazione italiana. Come invece sembrerebbe essere con alcuni degli eletti non solo all’interno della Lega, ma anche all’interno dell’opposizione.
Il tutto sta nella considerazione che si da della parola “preparazione”. Perchè nel significato che sta avendo in queste righe è nel senso di una situazione per cui non si assimila quello che la situazione necessita nell’ambiente in cui si è, ma si fa quello per cui si è programmati dalla base di partenza. Cioè dalle segreterie di partito.
Bene inteso: non è che le segreterie non devono dare delle direttive. Ma principalmente non fare dei propri eurodeputati delle pedine copia e incolla della situazione di partenza del paese. Non essere de semplici burattini nelle mani del proprio segretario. Ma una forza politica capace con i fatti costruttivi e non solo con l’ostracismo e con i bastoni tra le ruote a fare lustro al nostro paese.
Questo per dire che tanti soggetti preparati, come dice il titolo, possono far sfigurare davanti ad altre forze politiche più mature della UE che non vedrebbero altro che il pressappochismo e la burattineria di persone incapaci di una iniziativa politica costruttiva anche con altri paesi. Una cosa che francamente avrebbe un valore, anche se non eviterebbe le lettere per la procedura di infrazione.

15 giugno: I minibot e il bypass mascherato sull’Euro

Io in un certo senso non sono un grande ne blogger ne giornalista. Perché come giustamente mi ha insegnato un grande della letteratura come Andrea Camilleri nella vita ciò che conta è l’esperienza. E’ importante la cultura, sapere la storia e le altre branche della conoscenza. Ma quello che più conta nella vita è l’esperienza. E dopo più di trenta anni e passa di vita ho quel piccolo bagaglio di esperienza per, credo, valutare le cose più o meno accuratamente.
Attualmente nelle cronache economico-politiche del paese è ventilata l’ipotesi di mettere i circolazione i cosiddetti mini-bot. Che sono dei Buoni Ordinari del Tesoro, da qui l’acronimo BOT, di taglio più piccolo rispetto a quelli che vengono fatti circolare nei mercati a pegno dei soldi che le persone e le banche investono nel nostro paese. Ma alla sintesi della questione cosa sono alla fine? Ne più ne meno che dei titoli di credito che vengono messi in circolazione dalla Banca d’Italia come valuta nel paese. Ebbene si la parola valuta è venuta fuori. Perché valuta non sarebbero solo loro, ma anche sono nella realtà comune l’Euro in tutti i suoi tagli.
A questo punto cosa può portare a dire la logica? Che i Mini-Bot potrebbero essere una seconda valuta in commercio nel paese che, guarda caso, potrebbe togliere di mezzo la valuta attualmente usata corrente nel paese per pagare quello che va pagato dai negozi fino a qualsiasi altro ente economico. Quindi si potrebbe configurare il caso che quei Bot tipo banconota ad un certo punto potrebbero sostituirsi all’Euro, visto che per le persone comuni avrebbero lo stesso utilizzo.
Mi piace parlare al Leghista Borghi, perché sembra essere lui quello più volenteroso a metter in campo il progetto dei Mini-Bot. E a lui voglio dire di piantarla di considerare la gente più scema e più cerebrolesa di quanto possa sembrare. Perchè per quanto mi riguarda non mi metterei in tasca dei titoli di Stato che allo stato attuale mi renderebbero più povero di quello che posso essere, visto che i nostri titoli nei mercati del mondo non hanno nessuna resa essendo al limite della spazzatura per tutte le agenzie di rating. Poi non si tolga il fatto che sono abituato ad aprirmi al mondo, piuttosto di chiudermi in me stesso non avendo un titolo di credito che mi porti ad avere a che fare con il mio prossimo al di fuori di casa mia.
Caro Borghi, smettila di essere il so tutto io dell’economia in Italia.

12 giugno: La magistratura a forza di toccarla può rompersi?

Intanto bisogna partire dal fatto che, di sinistra o di destra, di centro o senza colore, la magistratura è fatta di magistrati. Cioè di uomini. E in quanto uomini soggetti sia alle forze sia alle fragilità che la natura umana porta con se di fronte ai problemi o di fronte alle scelte che uno di volta in volta deve fare per la propria crescita. Personale e professionale.
Quindi da questo si deve partire per valutare un fatto: a forza di mettere becco nella questione l’istituto della magistratura si può incrinare. E nemmeno il potere di Mattarella potrebbe mettere una toppa dopo le ennesime toppe che deve mettere nelle questioni del paese. Ma alla base partiamo dal fatto che si può incrinare. E’ da questo che la classe politica, sia di maggioranza che di opposizione, deve dare inizio secondo me ad un progetto trasversale. Che può partire dalla maggioranza ma che deve arrivare all’opposizione e viceversa. Perchè se da un lato in Italia non si può prescindere dalla corruzione, ahime, dall’altro chi comanda non può mettersi a fare il bambino capriccioso nella cameretta dei giochi una volta arrivati a Palazzo Chigi fino a tutti gli altri ministeri.
Non bisogna dimenticare che la magistratura è un potere indipendente e separato dall’esecutivo. Ma tutti e due sono pezzi interconnessi anche se divisi. E in base a questo principio devono tutti e due, ma  attualmente un pelino di più la politica, vedere fino a che punto possono fare il proprio lavoro e fino a che punto l’altro non deve eccedere nel potere dell’altro.
Io non credo che la magistratura sia di base forcaiola e la politica una fabbrica di corruzione. Ci sono dei fatti che dicono il contrario, ma nella vita tutti sappiamo che fa più rumore un albero che cade di una foresta che cresce. Proprio per questo mi appello a ciò che di buono esiste dell’esecutivo e del giudiziario. Perché da ambo le parti ci sia rispetto. Soprattutto da parte della politica, che chissà come mai deve sempre mettere mano dove non dovrebbe. Da qui la domanda del titolo. Rivolta non solo alla politica, ma a tutti quanti.
Come tutte le cose, soprattutto quelle umane, basta poco perchè vadano in frantumi e creino dei problemi al sistema di questo paese. Lasciamo stare quello che non è di nostra competenza. E facciamo in modo che tutto possa funzionare e il paese possa prosperare.

2 giugno 2019: La destra viene eletta ma non tuffi nel passato

Salvini ha vinto. Bene. La prima domanda è: che si vuole fare di questa vittoria? Perché un conto è prenderla e iniziare a fare su di lei una nuova base di conquista voti. Una cosa diversa è iniziare a fare un progetto politico di amministrazione della cosa pubblica.
Il ministro Salvini, che in questo caso di ministeriale ha zero, deve decidere da capo politico cosa fare di quello che ha guadagnato dalle elezioni. Ma è pregato di farlo in fretta, perché se sempre più si ostina a fare il religioso del momento, sempre più si potrà credere dall’esterno che lui è il santone politico della situazione e non il segretario politico di un partito.
Molto più semplicemente: il segretario Salvini potrebbe tranquillamente mettere da parte i simboli religiosi e fare il politico. Perché è veramente vergognoso non solo mettere di mezzo il Papa. Ma anche delle situazioni del passato, come per esempio il Concordato del 1928, dove pur di avere la Chiesa dalla propria parte si pagò un mare di quattrini e si ottenne il favore della Chiesa. E sotto questo versante creando più debito per il paese.
Non voglio dire con questo che Sua Santità sia persona con poca attenzione a quello che succede in Italia, ma la persona che meno si deve approfittare della buona fede della gente è quella che sarebbe pregata di non far tornare il paese ad un passato di miseria e di ininfluenza che francamente non piacerebbe a nessuno. Già siamo il due di briscola a cosa normale…

31 maggio 2019: La volontà di esistere che trascende

Politicamente parlando siamo in un momento assurdo. E giustamente il premier del paese, anche se sembra che comandi più Salvini che Di Maio o Di Maio che Salvini, ha fatto sapere che lui di vivacchiare non ne ha nessuna voglia. Quindi gli alleati di governo, cioè coloro che fanno la sostanza del governo e del controllo politico del paese, devono decidersi: o si fa meno casino oppure si va tutti a casa e si vede veramente cosa si vuole fare. Ma Salvini sembra quello che più non ha nessuna intenzione di cambiare la situazione da governativa a elettorale. E il motivo è principalmente, come qualche politico ha fatto presente sui giornali, che Salvini sta solamente succhiando voti al M5S. Insomma vuole a tutti i costi resistere nel governo e continuare la sua opera non solo di politico, con più o meno ovvi risultati, ma anche di ministro e sotto un certo aspetto di guastatore della situazione economica. Perchè fino a che si trattava di fare il duro e puro con i migranti, a casa propria e con i propri poteri ministeriali, è stato un conto. Adesso ci si sta scontrando con qualcosa di più grande di noi italiani e su cui farei bene i conti, fossi nella testa di Salvini, prima di mettersi a fare il monolite contro chi ci sta dando una certa pace economica, cioè la UE. Bisogna iniziare, se si vuole veramente, a pensare che si deve anche avere uno sguardo più ampio del solito post sui social. Non si può darla a bere con facilità alla gente mentre Confindustria e tanti altri non danno più il loro autentico sostegno.
Non si può fare la statua di cemento contro le cose che hanno un potere effettivo su di noi. Perchè si è dei governanti e non si può vivere della volontà di esistere indipendentemente dai risultati veri che si fanno. Ministro Salvini, lei cosa ha veramente fatto per il futuro del paese?