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28 luglio 2019: Qual’è il giusto modo di combattere il nazionalismo? 3

Il terzo punto è il nemico esterno da localizzare. Attualmente Salvini ha il nemico dei migranti. Ma non è un nemico tanto scelto cosi, a caso. È il nemico che sta, se cosi si può dire, infestando il paese Italia. Quindi quello che la gente deve percepire, cioè deve sembrare che è la cosa più problematica in assoluto, come il pericolo maggiore anche se in alcune situazioni quel nemico non è assolutamente un problema. Anzi può diventare una risorsa per la buona conduzione della vita sociale ed economica del paese.
Da una parte infatti esistono migranti che si danno da fare per lavorare onestamente. Dall’altra esistono solo dei ladri o dei truffatori, alle volte con un caporale o con una scala gerarchica di puro sfruttamento, che non fanno altro che alimentare l’odio e la cattiveria. Un politico nazionalista, con il fatto di dare precedenza agli italiani – anche se alle volte gli italiani quella precedenza non sanno assolutamente cosa farsene dato che è meglio stare attaccati ad un cellulare dalla mattina alla sera – dice e fa sapere con fatti o con slogan, che la gente italiana verrà difesa da tutta questa gente che sta infestando il paese. La politica italiana deve iniziare a smettere di trattare le persone come qualcosa di così manipolabile con le frasi retoriche e iniziare ad avere un senso della realtà più marcato nel giorno per giorno del proprio elettorato. Perchè i valori di un partito sono molto importanti ma non fanno pagare le bollette o non fanno togliere la delinquenza dal proprio quartiere.
Per le conclusioni al prossimo post…

25 luglio 2019: Che valore ha la parola “investimento”

È una parola, prima di tutto. È una parola che ha un valore in diversi ambiti della società e della economia. È una parola che vale un futuro, perchè da questo punto di partenza si possono srotolare futuri tra i più disparati, tra i più lunghi e i più brevi. È una parola che dice a qualcuno che tu stai scegliendo una vita o una altra vita rispetto al punto di partenza che scegli di trovare.
Detto molto volgarmente: investimento è sinonimo di futuro, prima che di guadagno. Infatti si confonde una cosa: prima di tutto un investimento è un futuro che tu vuoi o meno raggiungere agendo nella società in un modo o in un altro. Prima di vederne dei frutti o delle perdite. Quando un industriale investe dei soldi in un progetto, calcola più o meno approssimativamente quali potranno essere gli scenari che verranno fuori nel mettere dei soldi o delle persone a fare qualcosa di nuovo o di diverso.
Nella società italiana questo come si incasella? Semplicemente in un modo: quello che noi facciamo nel nostro presente è la base del nostro investimento. E prima si fanno delle scelte prima si può dare una deformazione al futuro o eventualmente vedere dei guadagni. A vedere quali sono i guadagni che nella storia chi ci ha preceduto e su cui noi campiamo dovrebbero dare un senso di vergogna rispetto alle nostre scelte. Si vive volgarmente nel presente e non si da un senso del futuro. Si fanno investimenti, ma solo per tappare i problemi del breve termine. Non si vede una visione di futuro anche se fallimentare. Non si investe nel futuro del paese. Ma solo su quello che già esiste.

17 luglio 2019: Tanti occupati: non sarà l’occupazione estiva che fa da traino?

La differenza tra un occupato e un disoccupato, oltre in termini di mutuo sulle spalle e di famiglia da mantenere, è lo spazio di tre lettere che fa la distanza letterale tra le due parole. Ma non solo questo: in mezzo esiste tutto un mondo di nero e di sommerso che solo alla punta dell’iceberg della realtà porta alla vera percezione. E qui arriviamo al punto: la disoccupazione vera in Italia è proprio quello che esiste?
Non si voglia che a questa domanda si aggiunge una seconda domanda: ma durante l’estate, con un sacco di persone che fanno lavoro stagionale, si capisce veramente quale è lo stato del mondo del lavoro nel paese? Ebbene questa è una grossa discriminante. Che alle volte fa apparire la situazione più rosea di quanto veramente sia.
Il lavoro stagionale non dovrebbe nemmeno essere preso in considerazione dalle statistiche. Perchè la sua forza è pari allo zero sulla situazione nazionale. Quasi alla pari con il lavoro a rinnovo contrattuale. Sarebbe bello se si facessero delle stime solo in base al lavoro a tempo indeterminato, perchè è proprio quello che alla fine crea la ricchezza del mondo dell’occupazione. Il resto non ha il vero valore che gli si attribuisce.

6 luglio 2019: Lavorare può essere diventato qualcosa di sbagliato?

Come principio base bisogna dire di no. Perché il lavoro è una sinergia tra le persone che da una parte hanno bisogno di aiuto per fare qualcosa e dall’altra hanno bisogno di aiuto perchè possono fare qualcosa per qualcuno. Ma sempre più si vede la gente che viene praticamente tenuta a non fare niente, o perlomeno a fare qualcosa che ha il valore del niente, e socialmente sembrerebbe un comportamento accettato.
Non si tratta in questo caso della sterile polemica dello stare dalla mattina alla sera davanti ad un cellulare o davanti ad uno schermo di un computer guardando quello che fanno le altre persone nella loro vita e per la maggiore soffrendo morbosamente di invidia.
Una volta il lavoro era qualcosa di socialmente vincolante, come è rimasto in alcune culture sociali della Terra. E sotto un certo aspetto lo è anche dove lavorare è un verbo generico. Ma davanti al fatto che la ricerca delle persone è la ricerca del non lavoro, se cosi si può dire, rimando al titolo: lavorare può essere diventato qualcosa di sbagliato?

2 Luglio 2019: Andare avanti per non tornare indietro

Il passato per certi versi è una dolce culla dove le persone cercano di stare il più possibile. È una dolce situazione in cui devi sentirti veramente bene, se cerchi in tutti i modi di starci dentro anche quando sei troppo grande per entrarci. E alla fine il passato diventa il rifugio più adatto da cui lanciare le lamentele più becere e più inadeguate soltanto per avere ancora un motivo per poter stare dentro li.
Ma alla fine ha un valore stare nel passato, e sotto un certo aspetto non andare avanti? Si può dire di si come si può dire di no. Perchè a mio avviso non esiste uno spartiacque così definitivo. Non esiste il bianco e il nero di questa situazione. Da una parte stare nel passato aiuta ad affrontare il presente e raramente anche il futuro. Dall’altro lato stare nel passato non è un modo adeguato a corazzarsi al futuro. E il motivo sta nel fatto che più ci si incolla al passato più il futuro inevitabile è difficile da raggiungere.
Quale la soluzione? Capire semplicemente che il futuro è inevitabile anche quando è sbagliato. E adeguarsi aiuta non solo a capire, ma non rimanere indietro. Andare avanti per non tornare indietro. Tranne qualche caso in cui ripartire dal passato è il miglior modo di costruire un futuro. Ma anche quello è un andare avanti. Quindi non si può tornare indietro, pur nella sua forma più concettuale…

22 giugno: Cambiare nome significa cambiare partito?

I nomi, si sa, sono la base del commercio. I nomi sono quello che ci fa riconoscere le cose rispetto a tutto il mondo. Come per le persone che le si riconosce dal proprio nome e alle volte dal proprio soprannome. Ma nella politica ha forse una valenza dare precedenza ad un nome o ad un marchio piuttosto a tutto il resto? Certamente no.
I partiti politici, più di un prodotto di consumo come il cibo o gli oggetti che abbondano nei centri commerciali, ha bisogno di un radicamento su qualcosa, oltre che su qualcuno. Nei partiti ci deve essere non solo un sistema di valori a cui fare riferimento, ma anche un gruppo di persone che ne fanno la base portante della azione politica nel paese e nell’eventualità in cui il partito diventi un partito di governo.
Lo si è visto, mi si permetta un esempio, con il governo Renzi. In cui per dare precedenza alla potenzialità del governo si è snaturato un partito a vantaggio di chi pur se affollando quasi all’assurdo i social della propria faccia e dei propri selfie con la gente ha continuato ad avere una impronta, più di una aderenza, alla destra conservatrice e liberale. Il resto è solo aver fatto quello che si voleva pur di essere a Palazzo Chigi. Ha un valore tutto questo?
Adesso è da poche persone poter piangere veramente al fatto di essere l’opposizione nel paese. Ma di certo mettersi a fare del restyling in questo momento è solo un autentico suicidio. E quindi assolutamente da eliminare. Per il resto rimane il fatto che sarebbe meglio fare mea culpa davanti ai propri elettori. E pur se facendo il social politico, assumersi la responsabilità delle proprie azioni. Anche quando ci si troverà ad aver fatto del proprio partito un partito troppo social e troppo mediatico. Anche in quel caso cambiare nome non avrebbe nessuna sgravante di un partito allo sbando.

Blogosphera estiva del 5 giugno 2016

Il Blog dell’Estate:
La domanda di oggi…
Le due righe:
Alle volte la cronaca…

La Raccolta dei Racconti:
Il Racconto dell’Estate–Pagina 1–il video

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“Quando si ha qualcosa da perdere, si comincia ad avere paura. Ma la felicità è questo. Conoscere il valore di quello che possediamo. ”

BANANA YOSHIMOTO

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Meteo:
Previsioni per Lunedì 6 Giugno 2016
Previsioni per Martedì 7 Giugno 2016

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