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11 giugno: La mancanza di chiarezza non permette progresso

Detto cosi questo titolo sembra quasi una massima o un proverbio. Ma se ci si pensa sotto sotto questo è un problema abbastanza grave. Per cui ci sono persone che di fronte alla loro non conoscenza non potrebbero fare qualcosa di meglio della loro vita. Mentre invece se fossero provvisti di adeguati parametri di consapevolezza della situazione che gli sta intorno farebbero magari cose che uno non si aspetterebbe. Come chi sta scrivendo queste poche righe in questo momento.
Io per evidenti impegni non ho potuto ne leggere un quotidiano da giorni ne ascoltare un telegiornale anche tra i più politicizzati. E di conseguenza la mia consapevolezza della realtà che ho intorno si ferma a ciò che ho ascoltato l’ultima volta che ho letto o ascoltato un giornalista raccontarmi quello che succede.
A questo punto la domanda è una sola: posso fare qualcosa di buono nella mia vita se non vengo a sapere come vanno avanti le cose nel mio paese? Detto più settoriale: se i politici la smettessero di non dire le cose come stanno si potrebbe forse sperare in una crescita in quanto paese che va al di la della vera conoscenza giornalistica di quello che succede nel paese e nel mondo?
Detto ancora diversamente: se i politici la smettessero di dire la loro per da una parte lisciare il pelo del proprio elettorato e dall’altra alla ricerca del maggiore consenso iniziassero a dare ai propri elettori e ai propri cittadini una consapevolezza più ampia di quello che è il proprio orticello e di come meglio coltivarlo, non ci sarebbe una corsa virtuosa a chi fa le cose meglio non solo dentro il paese ma anche al di fuori con la maggiore espansione di conoscenza e di capacità attrattiva?
E’ sinceramente molto utopico quello che ho scritto. Ma come mi disse una volta una persona se nessuno mai comincia a fare o dire qualcosa per cambiare la situazione non ci sarà mai qualcuno che oltre a te farà il primo passo per iniziare un cammino. Come, ahime, scrive Matteo Renzi nel suo

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Il buon esempio di essere un ministro degno del proprio ruolo

Vuoi in Italia vuoi in un altro paese, fare il ministro non è una cosa facile. Perché da un lato hai delle responsabilità da portare avanti, dall’altro devi essere il frontman della situazione in tutto e per tutto quello che riguarda quello che fai nel tuo lavoro di amministratore del governo. E’ stata di qualche tempo fa la notizia di un ministro della salute che fuma. Ma si potrebbe guardare dentro casa nostra e vedere un Ministro dell’Interno che, anche se non potrebbe, indossa le divise dei suoi sottoposti. Esiste infatti l’articolo 498 del Codice Penale che vieta ad un rappresentante istituzionale di portare le divise di un corpo delle Forze dell’Ordine: “Chiunque, fuori dei casi previsti dall’articolo 497-ter, abusivamente porta in pubblico [c.p. 266] la divisa o i segni distintivi di un ufficio o impiego pubblico, o di un corpo politico, amministrativo o giudiziario, ovvero di una professione per la quale è richiesta una speciale abilitazione dello Stato [c.p. 359] (1), ovvero indossa abusivamente in pubblico l’abito ecclesiastico, è punito con la sanzione amministrativa pecuniaria da euro 154 a euro 929”.
Detto questo, perché Salvini fa quello che fa? Semplice: perché ha capito che ai suoi uomini questa cosa fa piacere, oltre che all’elettorato. E quindi: largo a più non posso. Ma non è una cosa che può funzionare in eterno: se non fai il tuo lavoro di ministro, se non dai il buon esempio, è inutile tu faccia il ministro. E’ inutile faccia del carnevale, con tutto il rispetto delle divise vere, quando sarebbe meglio stare nel tuo ufficio a risolvere i problemi giornalieri. In semplice giacca e cravatta.

Siri non ha più le deleghe. Adesso le europee?

Giustamente, come riportano i siti di informazione principali sulla questione di Siri, il sottosegretario leghista è stato ripulito, mi si permetta il verbo, delle deleghe ministeriali e adesso è fuori dal governo. Quello che è strano, fino ad un certo punto, è che il ministro Salvini non sta strepitando contro il premier per aver decretato, cioè fatto un decreto, la cancellazione delle deleghe dal sottosegretario indagato per corruzione. Da un lato si è dovuto, in quanto semplice ministro, assoggettare alle volontà del suo premier. Dall’altro lato lui non è nulla, adesso, senza l’appoggio dei cinque stelle, e allora si va avanti, presumibilmente, con questo assetto della situazione. A parte il fatto che Salvini, fuori dalla partigianeria politica, è un uomo di raziocinio, che sa la problematica internazionale a cui andrebbe incontro il paese se si facesse le bizze come un bambino capriccioso. Quindi di conseguenza non può diventare, se lo diventa, il premier di un paese spazzatura. Non lo vorrebbe diventare nessuno.
La domanda adesso è: fino a che punto il suo elettorato, quello leghista, sopporterà più di quanto sta sopportando la presenza dei 5 stelle al governo con loro? E dall’altro lato: il ministro Di Maio, di fronte ad un caso tanto ghiotto di debolezza del suo alleato di governo, quanto affonderà i denti perché da una parte il suo elettorato lo chiede, e dall’altra evidenti esigenze elettorali vorrebbero che, da solo a se stante, il capo dei 5 stelle inizi a pensare al suo capitale politico e di consenso nel paese? La speranza è una soltanto: che si diventi ad essere civili nella competizione elettorale e si smetta di far soffrire con colpi bassi e con ripicche che fanno solo involgarire.

Blogosfera del 22 novembre 2016

IL GIORNALE DELLA GIORNATA:

LA RACCOLTA DEI RACCONTI:

IL PIU’ E IL MENO:

La domanda di oggi…
Post it
Adesso siamo quasi in…

LE INTERVISTE:

Intervista a Hiroshi Ishiguro

Blogosphera estiva del 22 luglio 2016

Il Blog dell’Estate:
L’affermazione di oggi…
Le due Righe:
In America succede che…
Extra:
Post it

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“La prova dell’amicizia è il sostegno nell’avversità, e sto parlando di assistenza incondizionata.”

MAHATMA GANDHI

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Meteo:
Previsioni per Sabato 23 Luglio 2016
Previsioni per Domenica 24 Luglio 2016

Blogosphera estiva del 6 giugno 2016

Il Blog dell’Estate:
La domanda di oggi…
Le due righe:
Si parte dalla domanda…

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“La vita non è quella che si è vissuta, ma quella che si ricorda e come la si ricorda per raccontarla.”

GABRIEL GARCÍA MÁRQUEZ

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Meteo: