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10 luglio 2019: Il sistema dei personaggi può ancora funzionare?

Non si toglie il fatto di partenza che il mondo dei personaggi ha un valore. Cioè, dal piccolo del bar del paese fino allo star system con uomini e donne che riempiono più o meno la tv trash, ci vogliono degli uomini e delle donne che facciano da simbolo di un mondo o di un modo di pensare o di un modo di vivere. Come con gli influencer o i ragazzi che imperversano il mondo dei social.
Ma se ci sono loro, che alla fine sono delle persone comuni che hanno un loro ruolo social, cosa servono divi e dive del vecchio mondo dello spettacolo? O anche il cretino del paese, che faceva ridere e riflettere nel bar di riferimento?
Molti del mondo dello spettacolo hanno capito che senza i social vai poco lontano. Per tutti gli altri renitenti non c’è da fare altro che un sistema di pensionamento lento e graduale. Dove ciò che ha avuto un senso nell’era d’oro della televisione oggi ha un senso maggiore dentro facebook e compagnia cantante.
Quello che si può avanzare come critica è vedere se quello che oggi è il sistema delle persone normali dentro uno schermo di un telefonino diventerà obsoleto o si chiamerà se stesso una elite che prima non esisteva, vista la abbondante democrazia per cui se fai like, quello che una volta si chiamava l’ascolto della televisione, sei ok, se non fai like sei tranquillamente da lasciar stare e morire nel tuo brodo. Bisognerà vedere cosa effettivamente pensionerà questo attuale sistema di gradimento internettiano con qualcosa che dirà alla gente cosa veramente fa piacere, e a chi dare riferimento piuttosto dei soliti socializzanti. Verrebbe da dire che il prossimo passo saranno i robot o i cartoni animati…

6 luglio 2019: Lavorare può essere diventato qualcosa di sbagliato?

Come principio base bisogna dire di no. Perché il lavoro è una sinergia tra le persone che da una parte hanno bisogno di aiuto per fare qualcosa e dall’altra hanno bisogno di aiuto perchè possono fare qualcosa per qualcuno. Ma sempre più si vede la gente che viene praticamente tenuta a non fare niente, o perlomeno a fare qualcosa che ha il valore del niente, e socialmente sembrerebbe un comportamento accettato.
Non si tratta in questo caso della sterile polemica dello stare dalla mattina alla sera davanti ad un cellulare o davanti ad uno schermo di un computer guardando quello che fanno le altre persone nella loro vita e per la maggiore soffrendo morbosamente di invidia.
Una volta il lavoro era qualcosa di socialmente vincolante, come è rimasto in alcune culture sociali della Terra. E sotto un certo aspetto lo è anche dove lavorare è un verbo generico. Ma davanti al fatto che la ricerca delle persone è la ricerca del non lavoro, se cosi si può dire, rimando al titolo: lavorare può essere diventato qualcosa di sbagliato?

1 luglio 2019: Non si può telecamerare tutto. Bisogna essere onesti

In principio era la sicurezza. E la sicurezza per un governante è stato sempre un cruccio da un lato per se stesso dall’altro per i suoi sottoposti. Quando la società si è evoluta anche la sicurezza si è evoluta. Con la polizia e i suoi metodi più o meno contemplati dalla regolarità nei diversi paesi del mondo. Con il controllo della gente e con la capacità di prevenire i danni prima che venissero messi in opera.
Adesso siamo al bivio per cui la sicurezza è diventata la storia un poco farlocca di uno scrittore che si chiamava Orwell per cui adesso tutto quanto viene telecamerato e registrato, dall’occhio del Grande Fratello. Ma perché si è arrivati a tutto questo intercettazioni comprese? Perché la gente è sempre più alla caccia di quello che non può ottenere, e cerca di ottenerlo anche quando le condizioni più o meno fisse non lo permettono. Bisognerebbe iniziare a capire che più il tempo scorre più sarà difficile ottenere quel che si vuole con le cosiddette scorciatoie. Perchè alla fine una telecamera ti beccherà con le mani nella marmellata e tu non potrai tanto difenderti. Video canta. Meglio smettere di cantare stonati. E di essere disonesti.

30 giugno: Un vero bamboccione non è uno stereotipo comune

Ho simpaticamente letto una intervista in cui l’intervistato di turno, persona di livello e non il semplice passante della strada anche se sinceramente non mi ricordo chi fosse, su un quotidiano nazionale ha affermato che i ragazzi di oggi sono degli emeriti scrocconi e degli irresponsabili, incapaci di prendersi delle responsabilità più o meno da adulto.
Ottimo. Ma forse si è rimasti ancorati a delle situazioni in cui non si tiene conto dei nuovi modelli sociali e familiari, che sotto un certo aspetto riprendono schemi del passato. E’ come se oggigiorno si pretendesse di mantenere la tradizione sposalizia di collezionare l’argenteria anche se poi alla fine non se ne facesse nulla nessuno. Da qui il cambiamento della vita dei trentenni: uscire di casa non è più una cosa obbligatoria.
Oggigiorno un trentenne/quarantenne non percepisce più uno stipendio cosi adeguato da potersi permettere una vita da solo o con la propria moglie e i propri figli. Oggigiorno non ci si può permettere tutti una badante per guardare i propri genitori anziani. Oggigiorno, cosa che si tiene in considerazione solo quando pare e piace, ci sono un mare di persone che lavorano ma non ce la fanno a racimolare il famoso pranzo e la famosa cena della canzone di Jovanotti. Quindi si prega di andare in giro dalla gente e vedere veramente quelli che sono i nuovi modelli sociali della vita comune: le famiglie si fanno forza tra di loro di generazione in generazione alle volte in una sola casa.
Prima di pontificare quello che veramente deve fare un ragazzo oggigiorno si pregherebbe conoscerli i ragazzi moderni, che combattono contro i datori di lavoro che sempre più pagano poco ma pretendono tanto, i proprietari di casa, che fanno affitti sempre più alti e no sentono molte scuse se un affittuario non paga il suo affitto regolarmente. E soprattutto i genitori dei ragazzi, sempre bisognosi di un aiuto ma incapaci anche loro di affidarsi agli operai e ai tecnici per i costi troppo elevati delle loro prestazioni.

29 giugno: Riflessioni sul fatto che sparirà il contante da pagamento

Come primo punto si parte dal fatto che sarà una seconda volta con il cambio euro. Dove ci sono state tante persone che hanno avuto difficoltà. Non solo nella considerazione sui soldi che escono dalla carta, ma anche sul fatto che ci potranno essere degli esercenti come sempre ciurlamanico che possono approfittare della buona fede dei più semplici e più sprovveduti e fiduciosi trovandosi sul proprio estratto conto spese gonfiate più dell’effettivo da pagare.
Come secondo punto ci sarà da stare attenti perchè se uno farà più spesa di quello che matematicamente è il proprio reddito potrebbe trovarsi davanti a dei problemi perché la finanza si farebbe la semplice domanda di come è possibile che un soggetto che guadagna 20 spende per 24.
Come terzo punto sarebbe propedeutico che i soggetti più deboli venissero sensibilizzati dalle autorità o da semplici iniziative anche comunali, dove un economista o un commercialista venisse dalla gente e desse le prime linee guida su come comportarsi con le proprie carte a disposizione. Non soltanto loro: anche le banche dovrebbero dire ai propri correntisti come sarebbe meglio comportarsi con le proprie carte.
Come quarto punto sarebbe il caso che le associazioni di commercianti dicessero ai propri associati come devono fare per agevolare i pagamenti per i propri clienti. Come fanno molte società che mettono a disposizione dei pos agevolati detti volanti che si connettono al proprio cellulare e permettono di pagare anche se non c’è un collegamento fisso o un pos dicibile vecchia maniera.
Come ultimo punto ci dovrebbe essere una azione generale di sensibilizzazione da parte delle banche, che dovrebbero anche loro mettere in condizione gli esercenti a loro collegati di mettersi in condizioni di ottenere i pagamenti con le carte.
Per il resto ci sarà della confusione. Ma se quei pochi che possono metteranno una mano dove di dovuto, non ci saranno i soliti malpancisti che dicono come sempre che si stava meglio quando si stava peggio.

27 giugno: Isolarsi dal mondo ha un valore?

Noi siamo un paese plurale. Siamo un paese che senza che si possa pensare del favoritismo, ha nelle sue squadre degli atleti non prettamente di pelle bianca, ma non si pensi male di quello che dico, ma ha anche tanti atleti di colore che sono regolarmente dei cittadini italiani con tanto di passaporto. Siamo un paese che più o meno bene riesce a equilibrare presenze multietniche come forse, ma certamente meglio di noi, riesce a fare l’America. Siamo un paese che cerca sempre di avere a che fare con tante realtà del mondo e non si chiude, se non in casi particolari, in casa sua a girarsi l’ombelico.
A questo punto ci si può chiedere cosa ci faccia al governo un vicepremier che fa di tutto per chiudere con muri e barriere rispetto all’altro. Un poco come sta facendo, a mio avviso molto sbagliando, Trump con il muro con il Messico. Sto parlando di Salvini. E sto dicendo che sta sbagliando a chiudere il paese con la propria azione di vicepremier e di conseguenza creando problemi con il premier Conte e il Presidente della Repubblica Mattarella.
Salvini non sta facendo altro che creare dei problemi al nostro paese. Forse perché crede di avere ragione ma, come si dice, la ragione a casa propria non ce l’hanno mai gli altri. Forse Salvini crede di essere l’unico a casa propria che la pensa nella giusta maniera. O forse crede che avere tante persone che gli danno ragione significhi avere ragione. Beh, questo non è vero. E basta ripescare nel passato per cui alle leggi razziali davano ragione in tanti ma la ragione non ce la avevano perché hanno creato solo vergogna nel resto del mondo per il nostro paese.
Salvini può avere ragione nel fare quello che sta facendo al momento. Come nella questione dei migranti da bloccare nel mare. Ma non si può dire che nella totalità sia giusto lasciare morire, quasi, la gente su un barcone mentre non si fa altro che bloccare muscolarmente la situazione nella ferma volontà che qualcosa si sblocchi nel resto del mondo. Perchè non si minaccia più il contributo economico a fronte per lo meno di una attenzione verso la questione dei migranti verso l’Europa? Più in generale: perchè non si guarda più in grande piuttosto che guardare nel minimo della situazione generale? E qui il titolo: ha senso isolarci quando si può agire nel mondo per sensibilizzare nei problemi del nostro paese?

24 giugno: Il mito della velocità. Utile solo nelle corse

Credo si possa fare un applauso a tutte quelle persone che corrono sulle strade. Perché sono la manna dal cielo per tutte quelle compagnie di assicurazioni che cercano di incrementare i propri affari. Che cercano un modo per prendere più quattrini ai propri assicurati idioti che hanno il valido vizietto di premere sull’acceleratore. Ma in fondo alla questione la velocità ha ancora un significato sulla strada?
Per un certo verso si, per un certo verso no. Dal lato più positivo del fronte ci vuole della gente che corre sulle strade, per esempio, perché sta inseguendo un criminale, e in questo caso si tratta delle Forze dell’Ordine. Oppure si tratta di un malato che deve essere urgentemente portato da un ospedale all’altro, in alcuni casi, oppure da un incidente o da una situazione pericolosa verso un presidio sanitario per potergli dare le giuste cure. Dal lato più negativo non si può non notare l’idiozia di tutti quelli che solo per il fatto di avere una macchina di grossa cilindrata, oppure perché non hanno di meglio da fare – concetto opinabile, visto che nella vita basta pensarci e qualcosa di meglio da fare lo trovi – allora danno gas al motore. Quello che si guadagna a comportarsi in questo modo, però, è tanta benzina in meno nel serbatoio, le gomme della macchina da cambiare ogni volta, il motore da mettere a punto. E ultimo ma non sempre possibile, un abbondante incidente da cui raccogliere i cocci della situazione se non ché dover finire in tribunale e poi in galera per omicidio stradale, nel peggiore dei casi.
La velocità in automobilismo deve rimanere un fatto da corse. E nulla più. Soprattutto nel futuro, dove la mobilità sarà sempre più un fatto comandato dai computer e quindi la mano dell’uomo sarà sempre meno capace di mettere gas alla macchina e poi distruggere, forse, una vita o una casa per un poderoso frontale.