Archivio dell'autore: Matteo Baudone

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Un aspirante giornalista.

La fake news sono solo una cosa in fondo: delle balle

Per quel che uno può ricordarsi, le fake news sembrano una cosa nuova, mai vista. Eppure si tratta di una cosa vecchia come il mondo. Cioè il sistema delle balle. Quelle cose che uno racconta e che sembrano vere. Ma vere non sono, perché costruite ad arte. E soprattutto, cosa importantissima, che devono sembrare vere come altre notizie vere.
Impazza il web di tutti questi siti che spacciano per cose vere cose inventate. Ma alla fine dei conti questi siti ballificatori altro non sono che gli eredi dei vernacolieri, forse un pochino degenerati. Ma sempre nel solco di quella informazione, prima orale e poi cartacea in tempi più recenti, dove chi racconta ha la statura morale di dare per vero qualcosa che è falso, ma che sembra vero. I tempi cambiano ma le situazioni alla fin fine sono sempre le stesse. E sempre lo stesso deve essere il senso di giudizio di chi legge certe cose sui social e ci sguazza senza attenzione. Come credere che Gheddafi possa essere doppiato mentre parla di Pan di Stelle o di donne collegate con Berlusconi. E’ tutto bellissimo, ma è falso. Cioè: una balla.

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Lo scandalo di una statua che non è un vero scandalo

Ha fatto il giro dei giornali la statua del diavolo di recente istallazione. E si è perfino parlato di un esorcista che togliesse dal demonio quella statua considerata sacrilega. Ma alla fine quella statua è un vero scandalo, un vero problema? Francamente fino ad un certo punto.
Non voglio mascherare la cosa dietro la libertà di espressione che hanno artisti e non solo. Ma fare della questione un concetto diverso: togliere da se stessa la vita di uno scandalo che non lo è veramente. Si tratta in fondo di una statua. Solo una statua. Che rappresenta un soggetto che nessuno vorrebbe avere ne al proprio fianco ne davanti in segno di sfida. Ma alla fine è solo una statua. E come tale, se possibile, andrebbe presa.
Nella maggior parte dei casi succede sempre cosi: prima si grida allo scandalo di una opera d’arte. E poi tutto rientra nei ranghi perché ci sarà qualcosa che farà più scandalo di quello che ha fatto scandalo prima. Quindi meglio trattare la cosa per quello che è nella sua essenza: una semplice statua.

Il reddito di cittadinanza si è rivelato un vero e proprio insulto

Dalle cronache dei giornali vengono fuori i primi risultati della distribuzione dei soldi del reddito di cittadinanza. Oltre che all’implementazione del meccanismo per cui è stato organizzato dai navigator e dalle proposte di lavoro. Spero di potermi unire ad un vasto coro per cui questo sostegno alle persone più abbienti è uno scherzo. E soprattutto dei più pesanti.
Non si tratta di criticare il meccanismo, che potrebbe avere un suo perché. La critica va alle cifre da meraviglia che sono state destinate ai singoli. Che non sono solo basse e inutili ad un vero e proprio sostegno. Ma sono completamente impari e squilibrate rispetto alla fatica che i singoli cittadini e i vari Caf e patronati hanno dovuto sopportare per le esigenze di documentazione delle singole richieste.
Quindi le questioni sono due: o il Movimento Cinque Stelle ha toppato, o la vita in Italia è talmente cara per cui i sostegni distribuiti sono troppo bassi.
Lascio ai lettori il giudizio finale.

Le precauzioni del dopo Draghi: il QE è finito, quindi rigore

Il dato di fatto inequivocabile è l’economia. Perché i soldi hanno una grande importanza, anche se non la fondamentalità. Ma se questo dato di fatto è cosi trasversale, come mai in Italia il governo non si mette a fare un lavoro di risanamento dell’economia generale, prima di fare un lavoro, comprensibile, di sostegno ai propri cittadini? Perché trattandosi di affari di politica, se un politico promette soldi, i soldi li deve dare. Anche se non ci sono, per il semplice particolare che un elettore che ha votato ci mette un secondo a toglierti il voto. Allora i soldi li dai, e magari poco te ne frega del sistema nel suo complesso. Del fatto che manca poco e finiamo a fare la spazzatura dei mercati…
Questo è un particolare non indifferente, perché solitamente il compito di un politico è amministrare la situazione. E se la situazione non è florida la si deve risanare. Già qualcuno ha dato una mano per risanare la situazione, comprando titoli di stato in dosi massicce in quanto ente bancario. Sto parlando di Mario Draghi. Ma proprio perché sto parlando di lui non si capisce perché si è goduto di una certa stabilità economica negli anni passati e adesso i titoloni dei giornali non fanno altro che scrivere della difficoltà dell’economia italiana. Quando si è passati nel silenzio dei titoli comprati dalla BCE e lo si è quasi considerato un dato scontato, senza la necessità di impegno per proseguire il lavoro fatto da Draghi. Non siamo alla rovina, ma se ci fosse della serietà all’interno del governo, si andrebbe dal Ministro dell’economia e si inizierebbe a fare un percorso di risanamento che non sia solo scommettere sulla crescita dell’economia. Si parlerebbe di iniziare a sforbiciare ma non solo a fini elettorali: si farebbe taglio di quello che veramente non serve. Tra cui la facilità di fare dello Stato il pagatore ultimo di tutti i guai dei singoli o dei governanti di turno.

L’errore di chiudere i commerci: Trump non è una divinità

Nella storia delle leggende, esiste la storia della cornucopia dell’abbondanza. Si trattava di una cornucopia da cui usciva senza limite tutto quello di cui uno aveva bisogno. Come se non ci fosse bisogno del mondo intorno. In pratica, nella situazione attuale, è come se Trump facesse tutto da solo. Una sorta di cornucopia lui stesso o per lo meno il paese che lui sta governando.
Fermo restando che lui comanda a casa sua, potrà mai non aver bisogno di chi gli sta intorno come tanti paesi nel mondo che si credono chissà che cosa, ma poi si trovano con le natiche per terra perché hanno fatto troppo il pavone e poco la volpe che sfrutta le occasioni che gli stanno davanti, come i commerci e le alleanze?
E’ notizia che i dazi stanno bloccando le importazioni. E’ quindi notizia il fatto che si vuole fare solo commercio con determinate situazioni e non con altre. Quindi non si può dire altro che: che cogl****ggine! Si, mi dispiace. Perché uno può essere di destra invece di essere di sinistra. Ma alla fine dei giochi non contano le ideologie, ma i fatti. E Trump non potrà certo imbonire con le sue strategie comunicative e con il suo orgoglio americano i suoi cittadini quando le aziende e i commercianti del suo paese non hanno cosa gli serve per lavorare. In quel caso la situazione si salverebbe se Trump fosse una divinità con la cornucopia dell’abbondanza, dopo aver giocato con il commercio del suo paese per leggere quisquiglie di ideologia e di pregiudizio verso economie più o meno floride ma contrarie alle sue idee.

Leggere qualcosa al Salone del Libro: l’emarginazione non paga

E’ difficile credere che ci sia da fare della polemica su una cosa del genere. Per un motivo soltanto: fare della ghettizzazione non ha mai fatto del bene. Ma bisogna fare un passo indietro. E partire da cosa veramente sta facendo scandalo della attuale edizione del Salone del Libro a Torino: la casa editrice legata al fascismo.
Infatti ha fatto discutere la presenza di una casa editrice, ora eliminata, che è legata ad associazioni che fanno apologia del fascismo. E a parte il legame con certe associazioni, che hanno tutta la condanna possibile in quanto passibili di reato, bisogna sottolineare il particolare che si tratta, alla fine del discorso, di una casa editrice. Nella meccanica editoriale quindi come Mondadori, Feltrinelli, Rizzoli, Solferino, Giunti e tante altre, per citare le maggiori. Quindi la domanda è: perché certe case editrici possono far parte del Salone e altre no? Non si capisce il fatto che l’emarginazione è un gioco in perdita per chi lo mette in atto, a vantaggio di chi viene emarginato? Sarebbe impossibile se, dopo tanto strilloneggiare sui quotidiani e su internet le vendite di quella casa editrice, non schizzassero alle stelle.
Ribadisco: l’apologia del fascismo è e deve rimanere un reato. Ma non si può fare il gioco del dito e della luna se non si capisse il fatto che il fascismo non deve rinascere, quindi non si può puntare il dito sul fascismo. E bisogna puntare il dito sulle problematiche del paese che, prima o poi, si faranno sentire perché nessuno parla di loro. Come successe all’epoca con il fascismo.
Magari un editore come quello “emarginato” potrebbe far sapere tramite uno dei suoi libri qualcosa che potrebbe essere utile per combattere il nuovo fascismo, che può nascere domani con un altro nome. Lasciando stare quello vecchio, oramai materia per nostalgici…