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30 luglio 2019: Il Prodotto Interno Lordo non lo si patteggia

Ci sono cose nella vita economica di un paese che non sono opinabili. Cioè non sono soggetti alla opinione di nessuno ma dipendono però dalla capacità della gente di fare qualcosa per la propria sopravvivenza. Una di queste è il Pil del paese. Cioè quella capacità di fare reddito a livello nazionale.
Da una parte esistono persone che dicono che fare reddito nel paese sia una questione di minore tassazione a livello generale, cioè la destra che vorrebbe dire che meno tasse la gente può pagare più può investire nel proprio lavoro e nella propria vita lavorativa. Dall’altra esistono quelli che dicono che il modo migliore è far pagare più tasse alla gente ricca per investire sulla gente povera che così può lavorare più tranquillamente e fare reddito per il proprio paese. Questa è la sinistra, che contro i ricchi ha sempre avuto qualcosa da ridire e quindi vorrebbe che i ricchi sganciassero più soldi per lo stato e per i suoi conti.
In mezzo cosa si trova? La gente comune che fa fatica ad arrivare alla fine del mese e che non sa fare altro che vivere nell’assistenzialismo. Non è che l’assistenzialismo sia sbagliato. Sono gli italiani che non ne sanno fare un buon uso. Che non sanno investire su se stessi ed essere più produttivi. Il pil del paese dovrebbe essere fatto dalla gente che lavora. Ma chi lavora oggi? Perchè il Pil italiano è sempre cosi basso? Perchè si crede che fare Pil sia soprattutto una questione di come rendere produttiva una popolazione? Prima di tutto c’è da guardare cosa veramente vuole fare un popolo per il suo paese, prima di discutere su come fare Pil nel paese.

24 luglio 2019: Aumentare troppo le tasse è solo tempo sprecato

Più banalità di questa non si poteva dire. Cosa più scontata, dal lato destro del mondo, non si potrebbe dichiarare. Ma il punto di partenza non è solo l’appartenenza politica e quindi una area ideologica particolare. Il punto di partenza è la impressionante pressione fiscale che vige in questo paese e che non porta altro che ad una conseguenza praticamente lapalissiana: l’evasione fiscale.
Si potrebbe fare come in altri paesi il controllo remoto del fisco partendo dagli scontrini. Ma alla fine non si coglierebbe il punto: che non si può prescindere dal proverbio “Avuta la grazia gabbato lo santo”. Per cui qualcuno troverà il modo di aggirare l’ostacolo e permetterà di fare quello che si faceva nel passato anche se con quantità e con modalità differenti.
Hanno avuto un bel fare quelli che prima venivano apostrofati con la dicitura “coglione” perchè ha sempre pagato le tasse e ha sempre fatto il proprio dovere. Perchè adesso ha praticamente fatica zero di fronte a della gente che in base alla propria capacità evasiva accumulava soldi e ricchezze. Ma tutto questo non c’entra in questo caso. In questo caso conta il fatto che aumentare le tasse è tempo sprecato. Per una sola ragione: mettere più tasse adesso è come cavare sangue dalle rape. Si passi piuttosto a fare economia ragionata nelle spese dello Stato. Si inizi a spendere soldi in maniera virtuosa in ogni comparto del pubblico. Piuttosto di dare soldi a fondo perduto senza garanzie come fanno le banche.
Impariamo dalle banche!

21 luglio 2019: Accettare la impreparazione di un medico per svoltare

Si tratta, adesso, di un primo passo doveroso dopo il tempo dei raccomandati e delle segnalazioni. È brutto dirlo ma se siamo a dei livelli di mancanza di copertura del personale pubblico, nel caso particolare del sanitario, è perché sempre più ognuno dei medici e degli infermieri si è messo ancorato al posto pubblico per puro stipendificio. Come farebbe chiunque.
E sotto un certo aspetto è colpa della politica, che avrebbe dovuto creare dei meccanismi alternativi al pensionamento per fare in modo che nuove forze si alternassero a quelle presenti. Il pensionamento non può più essere la sola alternativa al lavoro dei dipendenti pubblici. Si potrebbe creare un sistema di tassazione agevolato, che è più economico di dare soldi a ufo con delle pensioni, e permettere ad un medico o ad uno specialista di continuare ad avere una vita attiva, visto che il lavoro per molte delle persone è la propria vita, ma allo stesso tempo lasciare spazio a nuove forze del mondo del lavoro.
Perchè se da un lato esisterebbe un pubblico funzionante, dall’altro ci sarebbe un privato che offrirebbe alternativa e allo stesso tempo non metterebbe nell’angolo tutta quella forza lavoro che avrebbe ancora un futuro se gli si permettesse di lavorare anche se in privato.
Lo Stato italiano si perde a dare dei soldi alla gente senza un vero motivo grave, quando invece con pochi aggiustamenti fiscali e contributivi mirati e non generalizzati offrirebbe quello che nella matematica è la quadratura del cerchio. Cioè qualcosa che parte da una realtà di un tipo e sempre più trova aggiustamenti. Ma per lo meno parte da qualcosa di nuovo, piuttosto di abusare del vecchio.

16 luglio 2019: La coerenza di una flat tax che non si può fare

C’è nella politica chi vuole fare la Flat tax. Che è, come dice il nome, una tassa piatta più bassa degli attuali scaglioni che permetterebbe, a detta di chi la vuole, di vedere più tasse pagate rispetto all’attuale evasione da grandi livelli. Ma non si parte dal giusto punto di partenza: gli italiani le tasse non le vogliono pagare ne piatte ne grosse. Non le vogliono pagare proprio.
Quindi bisognerebbe partire da una cultura del pagare le tasse che inizi a sensibilizzare la gente che le tasse sono importanti. Che non nutrono più i partiti a UFO come succedeva prima. Prima la politica costava talmente tanto da non permettere alla macchina statale di avere  le giuste risorse per vivere. Adesso le tasse vanno direttamente alla cosa pubblica. Ma il danno è che ciò che viene percepito finisce a tappare il buco dello Stato con interessi astronomici.
È stato un male da parte della politica aver voluto approfittare tanto della cosa pubblica per i propri scopi personali elettoralmente parlando. Adesso la politica è povera, come è povero lo stato in cui viviamo. Ma perchè invece di flat tax non si inizia a far vedere concretamente dove vanno a finire le tasse italiane, cosa finanziano e cosa non finanziano? Magari con quel tipo di situazione la gente potrà essere più invogliata a pagare anche il minimo. Ma prima bisogna dire alla gente che pagare le tasse è importante e che farlo è un dovere civico a cui assolvere. Motivati dal particolare che si sa dove vanno a finire i propri soldi.

14 luglio 2019: Un’altra correzione dei conti pubblici significa troppa spesa?

Probabilmente si. Ma andiamo con ordine.
Si parte dal fatto che il governo italiano e lo Stato italiano debbano spendere dei soldi. Per qualsivoglia motivo, ma devono spendere. Il punto successivo è vedere dove quei soldi vanno a finire. Cioè effettivamente quei soldi in che tasche vadano. Principalmente sono soldi che vanno alle regioni per finanziare le spese che loro stesse devono sostenere e magari non riescono a sostenere con le proprie forze. E fino a li si può vedere che sarebbe necessaria una spending review di quello che le regioni fanno con i soldi pubblici.
Poi ci sono tutti gli enti e gli istituti pubblici come l’Inps e compagnia cantante, che in quel caso giustamente devono rivedere i propri conti e senza un aiuto dello Stato difficilmente potrebbero portare a casa i loro risultati. Ma anche in quel caso si potrebbe vedere chi effettivamente vede portare a casa quello che gli spetta oppure si potrebbe agire legislativamente per non ritrovarsi i baby pensionati come alcuni casi del passato per ragioni politiche.
Cosa rimane fuori? Ben poco, ma quel poco può avere una importanza perchè si tratta di spese che lo Stato deve sostenere per garantire un proseguo della propria azione in quanto Stato e in quanto governo. Ma li non si può vedere una autogestione di ogni singola situazione?
Comunque finita questa lista cosa rimane? Uno Stato che ha dovuto correggere i propri conti con l’arroganza di Salvini che non voleva darla vinta alla Ue. Anche se non è darla vinta ma è rispettare dei vincoli di stabilità per non dare difficoltà agli altri stati. Forse noi spendiamo troppo perché non abbiamo un rigore in quanto popolo. Forse…

20 giugno: Paghiamo troppe tasse? O saremo forse troppo spendaccioni?

Nella matematica i giochi servono per capire come determinati ragionamenti portano a dei risultati. E sono dei mezzi semplici per far capire come si sviluppano le idee della logica. Quindi voglio provare a fare un pensiero a riguardo rapportato al nostro andamento economico. A quello del nostro paese.
Noi paghiamo, più o meno, le tasse allo Stato. E quelle tasse fruttano una somma con cui lo stato italiano paga quello che deve essere pagato. A cosa normali si fa quello che i soldi ci permette di fare, magari arrivando a prendere dei soldi in prestito naturalmente con lo scopo di restituirli con i dovuti interessi a chi ce li presta, se chi ce li presta chiede degli interessi.
Questo nella ipotesi. Perchè nella realtà gli italiani pagano le tasse ma lo stato italiano non fa altro che chiedere altri soldi ai suoi cittadini. Quindi non può essere altra spiegazione che lo stato italiano spende troppi soldi, rispetto a quello che potrebbe spendere.
Arrivati a questo punto la spiegazione sarebbe facile: lo stato dovrebbe spender meno soldi e fare con quelli che gli arrivano dalle tasse base. Ma poi salta alla mente il particolare, su cui l’attuale segretario generale della CGIL insiste da sempre, che lo stato italiano deve investire sui suoi cittadini per farli crescere più di quanto sono già grandi, e dall’altro lato aiutare concretamente chi non può fare con le proprie forze.
Ma ha davvero senso tutto questo meccanismo? Difficile dirlo. E difficile da valutare con un semplice si o un semplice no. Una cosa la si può dire, forse a scanso di equivoci: se il debito pubblico italiano cresce sempre più e non sembra esserci modo di dare un freno alla situazione, sarebbe perlomeno coerente da parte del governo di turno non fare solo delle dichiarazioni sensazionalistiche o tampone per non preoccupare gli italiani. Ma dire agli italiani che un certo modo di fare o di spendere i soldi pubblici ha bisogno di una revisione perché potrebbe portare difficoltà in futuro.

8 giugno: Radio Radicale è una voce da non zittire. Ma non può essere un peso morto…

Io vivo di informazione. Come lo è questo blog che fa informazione e di cui ringrazio da una parte voi lettori e dall’altra la piattaforma WordPress per permettermi di scrivere quello che più preferisco. E mi piange leggermente il cuore sentire che Radio Radicale, un mezzo di informazione che ha una storia importante alle spalle, ha dei problemi. Si tratta in tutto e per tutto del fatto che non ci sono eventuali coperture economiche per poterla mandare avanti. La domanda a questo punto è una soltanto: come mai sempre più si pensa allo Stato italiano come all’ultimo pagatore di tanti progetti, come quello di Radio Radicale, che non riesce a rimboccarsi le maniche e a darsi una scrollata piuttosto di piangere miseria?
Non vuol dire questo che da oggi in poi Radio Radicale deve mettersi a trasmettere pubblicità come le altre emittenti commerciali, ma potrebbe da un lato rendersi meno un mezzo a peso morto, dall’altro iniziare ad essere una radio con un progetto e soprattutto, magari, fornitrice di materiale radiofonico come può essere fornitore di materiale una agenzia stampa o una agenzia fotografica. Che fa il lavoro che altri giornalisti faticherebbero a fare e riesce con questo a rendersi sostenibile.
Con questo non voglio che Radio Radicale faccia quello che voglio io. Ma più in generale vorrei che nel nostro paese ci siano meno situazioni di sostegno a stampella unica da parte del nostro Stato quando non è strettamente necessario, e sempre più autosostegno di ciascuno rispetto al bancomat che è sempre stato lo Stato italiano da che mondo è mondo. Un briciolo di rispetto…