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Lo scandalo di una statua che non è un vero scandalo

Ha fatto il giro dei giornali la statua del diavolo di recente istallazione. E si è perfino parlato di un esorcista che togliesse dal demonio quella statua considerata sacrilega. Ma alla fine quella statua è un vero scandalo, un vero problema? Francamente fino ad un certo punto.
Non voglio mascherare la cosa dietro la libertà di espressione che hanno artisti e non solo. Ma fare della questione un concetto diverso: togliere da se stessa la vita di uno scandalo che non lo è veramente. Si tratta in fondo di una statua. Solo una statua. Che rappresenta un soggetto che nessuno vorrebbe avere ne al proprio fianco ne davanti in segno di sfida. Ma alla fine è solo una statua. E come tale, se possibile, andrebbe presa.
Nella maggior parte dei casi succede sempre cosi: prima si grida allo scandalo di una opera d’arte. E poi tutto rientra nei ranghi perché ci sarà qualcosa che farà più scandalo di quello che ha fatto scandalo prima. Quindi meglio trattare la cosa per quello che è nella sua essenza: una semplice statua.

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Le precauzioni del dopo Draghi: il QE è finito, quindi rigore

Il dato di fatto inequivocabile è l’economia. Perché i soldi hanno una grande importanza, anche se non la fondamentalità. Ma se questo dato di fatto è cosi trasversale, come mai in Italia il governo non si mette a fare un lavoro di risanamento dell’economia generale, prima di fare un lavoro, comprensibile, di sostegno ai propri cittadini? Perché trattandosi di affari di politica, se un politico promette soldi, i soldi li deve dare. Anche se non ci sono, per il semplice particolare che un elettore che ha votato ci mette un secondo a toglierti il voto. Allora i soldi li dai, e magari poco te ne frega del sistema nel suo complesso. Del fatto che manca poco e finiamo a fare la spazzatura dei mercati…
Questo è un particolare non indifferente, perché solitamente il compito di un politico è amministrare la situazione. E se la situazione non è florida la si deve risanare. Già qualcuno ha dato una mano per risanare la situazione, comprando titoli di stato in dosi massicce in quanto ente bancario. Sto parlando di Mario Draghi. Ma proprio perché sto parlando di lui non si capisce perché si è goduto di una certa stabilità economica negli anni passati e adesso i titoloni dei giornali non fanno altro che scrivere della difficoltà dell’economia italiana. Quando si è passati nel silenzio dei titoli comprati dalla BCE e lo si è quasi considerato un dato scontato, senza la necessità di impegno per proseguire il lavoro fatto da Draghi. Non siamo alla rovina, ma se ci fosse della serietà all’interno del governo, si andrebbe dal Ministro dell’economia e si inizierebbe a fare un percorso di risanamento che non sia solo scommettere sulla crescita dell’economia. Si parlerebbe di iniziare a sforbiciare ma non solo a fini elettorali: si farebbe taglio di quello che veramente non serve. Tra cui la facilità di fare dello Stato il pagatore ultimo di tutti i guai dei singoli o dei governanti di turno.

Siri non ha più le deleghe. Adesso le europee?

Giustamente, come riportano i siti di informazione principali sulla questione di Siri, il sottosegretario leghista è stato ripulito, mi si permetta il verbo, delle deleghe ministeriali e adesso è fuori dal governo. Quello che è strano, fino ad un certo punto, è che il ministro Salvini non sta strepitando contro il premier per aver decretato, cioè fatto un decreto, la cancellazione delle deleghe dal sottosegretario indagato per corruzione. Da un lato si è dovuto, in quanto semplice ministro, assoggettare alle volontà del suo premier. Dall’altro lato lui non è nulla, adesso, senza l’appoggio dei cinque stelle, e allora si va avanti, presumibilmente, con questo assetto della situazione. A parte il fatto che Salvini, fuori dalla partigianeria politica, è un uomo di raziocinio, che sa la problematica internazionale a cui andrebbe incontro il paese se si facesse le bizze come un bambino capriccioso. Quindi di conseguenza non può diventare, se lo diventa, il premier di un paese spazzatura. Non lo vorrebbe diventare nessuno.
La domanda adesso è: fino a che punto il suo elettorato, quello leghista, sopporterà più di quanto sta sopportando la presenza dei 5 stelle al governo con loro? E dall’altro lato: il ministro Di Maio, di fronte ad un caso tanto ghiotto di debolezza del suo alleato di governo, quanto affonderà i denti perché da una parte il suo elettorato lo chiede, e dall’altra evidenti esigenze elettorali vorrebbero che, da solo a se stante, il capo dei 5 stelle inizi a pensare al suo capitale politico e di consenso nel paese? La speranza è una soltanto: che si diventi ad essere civili nella competizione elettorale e si smetta di far soffrire con colpi bassi e con ripicche che fanno solo involgarire.

La vittoria di Salvini per averla "giocata"

Una volta mi capitò di parlare di elezioni con una persona. E in quel momento capì che Salvini aveva ottenuto tanto successo perché, a differenza della sua concorrenza, se la era “giocata” – ma non nel senso negativo o dispregiativo del termine – meglio di tanti altri. Il fatto delle felpe e delle magliette. Il fatto di essere un politico dentro i social e non attraverso i social. L’aver girato, e di conseguenza consumato le scarpe, più e meglio di altri politici portando la sua presenza ma soprattutto la sua vicinanza, a differenza delle continue promesse e passerelle elettorali a cui si era abituati anche da prima dell’era berlusconiana. Lui ha fatto tutto questo molto probabilmente conscio che la cosa avrebbe portato la Lega al di fuori del Nord dove già aveva e ha le sue roccaforti. E gli attuali risultati elettorali lo stanno premiando anche al Sud dopo le terronie e le rome ladrone del passato politico del suo partito.
Una cosa però è giusto che vada detta: Salvini è solo un uomo politico, e non il figlio della provvidenza. L’elettorato, anche il più fedele, deve ricordarsi sempre, ogni giorno, che affidarsi ad un politico non è il rimedio a tutti i problemi. Il vero rimedio è essere parte attiva del proprio paese, non la parte passiva di un uomo della politica. Ma questo non vuol dire stare dalla parte di un politico: significa non ritornare ad un passato fatto di politici figli della provvidenza che hanno solo fatto dei danni a lungo termine.

La quantità di leggi… esagerata

Si parte dal fatto che esiste un detto per cui: fatta la legge trovato l’inganno. Ma l’inganno di per se, qui parlando, lo fa l’esistenza stessa della legge. Che sembra essere diventata la costante unica ed inequivocabile per cui ogni comportamento deve essere regolamentato per legge e non per uso o consuetudine. Che sono due cose secondo cui la legge offre una tutela.
Se uno prova ad addentrarsi nella selva delle leggi in cui un semplice ente pubblico come un Comune deve entrare obbligatoriamente per fare qualcosa all’interno del proprio territorio, non trova altro scampo che desistere e andare a cercare altrove un posto in cui fare i propri investimenti. E se ci si pensa questo è il dichiarato a cui un investitore straniero fa capo davanti ad un eventuale consiglio di amministrazione quando prova a spiegare come mai un investimento in Italia sia cosi difficile da fare.
Non si vuol dire con questo che le leggi sono un freno, ma un determinato atteggiamento verso l’atto del legiferare può essere una discrimine per tutti quelli che in Italia vorrebbero ossigeno ma non ce la fanno nemmeno a spostare una foglia dal giardino di casa propria.
Come disse un famoso architetto: less is more.

La coscienza di essere autosufficienti

Una cosa non riesco a capire del nostro attuale modo di governare il paese: perché non si dice chiaramente che da un certo punto in poi i cordoni della borsa del governo e dello Stato italiano non farà altro che portare avanti il disbrigo degli affari correnti e per il resto uno si deve arrangiare? Visto che abbiamo un così grosso debito pubblico, qualcuno dovrà pur iniziare una azione risanatrice…
Con questo non voglio dire che non si deve pagare quello che è necessario. Ma è come se per determinate cose non ci può essere se non lo Stato e il Governo che ci mettono i soldi per far andare avanti le cose. E’ come se mancasse la fame dei reduci della guerra che sfruttano gli occhi e il cervello al massimo per rendere il più possibile fruttifero quel poco che hanno e dare a se stessi tanto con il poco disponibile.
Basta pensare ai fondi europei: non si sente altro che dire del sotto utilizzo di cui l’Italia e padrona. Quelli non potrebbero essere sfruttati di più dai comparti del paese al posto della “borsa” governativa attuale? Io credo che questo paese potrebbe tornare ad essere più di quello che è adesso se si iniziasse ad aver “fame” e portare al massimo della produttività il poco di cui si è indubbiamente padroni. E credo che se Salvini dovesse lavorare di più per il paese insieme a Di Maio e a Conte dovrebbe iniziare a dare il verbo del buon esempio dei suoi sindaci e amministratori, che si spendano e adoperino il più possibile per sfruttare quel mare di soldi europei a disposizione e che nessuno sembra voler nemmeno guardare.
Insomma: sentire la “fame” e la “sete” di chi è uscito sconfitto da una guerra e deve autosostenersi con il poco che trova lungo il proprio territorio. Cioè i fondi europei.

Blogosfera del 5 marzo 2017

IL GIORNALE DELLA GIORNATA:

IL PIU E IL MENO:

Post it
L’affermazione di oggi
A me piacerebbe sapere…

LE STORIE:

Il bambino