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Il reddito di cittadinanza si è rivelato un vero e proprio insulto

Dalle cronache dei giornali vengono fuori i primi risultati della distribuzione dei soldi del reddito di cittadinanza. Oltre che all’implementazione del meccanismo per cui è stato organizzato dai navigator e dalle proposte di lavoro. Spero di potermi unire ad un vasto coro per cui questo sostegno alle persone più abbienti è uno scherzo. E soprattutto dei più pesanti.
Non si tratta di criticare il meccanismo, che potrebbe avere un suo perché. La critica va alle cifre da meraviglia che sono state destinate ai singoli. Che non sono solo basse e inutili ad un vero e proprio sostegno. Ma sono completamente impari e squilibrate rispetto alla fatica che i singoli cittadini e i vari Caf e patronati hanno dovuto sopportare per le esigenze di documentazione delle singole richieste.
Quindi le questioni sono due: o il Movimento Cinque Stelle ha toppato, o la vita in Italia è talmente cara per cui i sostegni distribuiti sono troppo bassi.
Lascio ai lettori il giudizio finale.

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Le precauzioni del dopo Draghi: il QE è finito, quindi rigore

Il dato di fatto inequivocabile è l’economia. Perché i soldi hanno una grande importanza, anche se non la fondamentalità. Ma se questo dato di fatto è cosi trasversale, come mai in Italia il governo non si mette a fare un lavoro di risanamento dell’economia generale, prima di fare un lavoro, comprensibile, di sostegno ai propri cittadini? Perché trattandosi di affari di politica, se un politico promette soldi, i soldi li deve dare. Anche se non ci sono, per il semplice particolare che un elettore che ha votato ci mette un secondo a toglierti il voto. Allora i soldi li dai, e magari poco te ne frega del sistema nel suo complesso. Del fatto che manca poco e finiamo a fare la spazzatura dei mercati…
Questo è un particolare non indifferente, perché solitamente il compito di un politico è amministrare la situazione. E se la situazione non è florida la si deve risanare. Già qualcuno ha dato una mano per risanare la situazione, comprando titoli di stato in dosi massicce in quanto ente bancario. Sto parlando di Mario Draghi. Ma proprio perché sto parlando di lui non si capisce perché si è goduto di una certa stabilità economica negli anni passati e adesso i titoloni dei giornali non fanno altro che scrivere della difficoltà dell’economia italiana. Quando si è passati nel silenzio dei titoli comprati dalla BCE e lo si è quasi considerato un dato scontato, senza la necessità di impegno per proseguire il lavoro fatto da Draghi. Non siamo alla rovina, ma se ci fosse della serietà all’interno del governo, si andrebbe dal Ministro dell’economia e si inizierebbe a fare un percorso di risanamento che non sia solo scommettere sulla crescita dell’economia. Si parlerebbe di iniziare a sforbiciare ma non solo a fini elettorali: si farebbe taglio di quello che veramente non serve. Tra cui la facilità di fare dello Stato il pagatore ultimo di tutti i guai dei singoli o dei governanti di turno.

La coscienza di essere autosufficienti

Una cosa non riesco a capire del nostro attuale modo di governare il paese: perché non si dice chiaramente che da un certo punto in poi i cordoni della borsa del governo e dello Stato italiano non farà altro che portare avanti il disbrigo degli affari correnti e per il resto uno si deve arrangiare? Visto che abbiamo un così grosso debito pubblico, qualcuno dovrà pur iniziare una azione risanatrice…
Con questo non voglio dire che non si deve pagare quello che è necessario. Ma è come se per determinate cose non ci può essere se non lo Stato e il Governo che ci mettono i soldi per far andare avanti le cose. E’ come se mancasse la fame dei reduci della guerra che sfruttano gli occhi e il cervello al massimo per rendere il più possibile fruttifero quel poco che hanno e dare a se stessi tanto con il poco disponibile.
Basta pensare ai fondi europei: non si sente altro che dire del sotto utilizzo di cui l’Italia e padrona. Quelli non potrebbero essere sfruttati di più dai comparti del paese al posto della “borsa” governativa attuale? Io credo che questo paese potrebbe tornare ad essere più di quello che è adesso se si iniziasse ad aver “fame” e portare al massimo della produttività il poco di cui si è indubbiamente padroni. E credo che se Salvini dovesse lavorare di più per il paese insieme a Di Maio e a Conte dovrebbe iniziare a dare il verbo del buon esempio dei suoi sindaci e amministratori, che si spendano e adoperino il più possibile per sfruttare quel mare di soldi europei a disposizione e che nessuno sembra voler nemmeno guardare.
Insomma: sentire la “fame” e la “sete” di chi è uscito sconfitto da una guerra e deve autosostenersi con il poco che trova lungo il proprio territorio. Cioè i fondi europei.

Blogsfera del 19 gennaio 2017

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Pillola di intervista ad Anna Marchesini

Blogosfera del 18 gennaio 2017

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La pia donna

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Film: “C’è chi dice no” con Paola Cortellesi

Blogosfera del 3 gennaio 2017

IL GIORNALE DELLA GIORNATA:

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Un giorno che passa e lo svolgimento del Natale

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Intervista doppia: Befana–Babbo Natale

Blogosfera del 29 novembre 2016

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