Archivi tag: soldi

29 giugno: Riflessioni sul fatto che sparirà il contante da pagamento

Come primo punto si parte dal fatto che sarà una seconda volta con il cambio euro. Dove ci sono state tante persone che hanno avuto difficoltà. Non solo nella considerazione sui soldi che escono dalla carta, ma anche sul fatto che ci potranno essere degli esercenti come sempre ciurlamanico che possono approfittare della buona fede dei più semplici e più sprovveduti e fiduciosi trovandosi sul proprio estratto conto spese gonfiate più dell’effettivo da pagare.
Come secondo punto ci sarà da stare attenti perchè se uno farà più spesa di quello che matematicamente è il proprio reddito potrebbe trovarsi davanti a dei problemi perché la finanza si farebbe la semplice domanda di come è possibile che un soggetto che guadagna 20 spende per 24.
Come terzo punto sarebbe propedeutico che i soggetti più deboli venissero sensibilizzati dalle autorità o da semplici iniziative anche comunali, dove un economista o un commercialista venisse dalla gente e desse le prime linee guida su come comportarsi con le proprie carte a disposizione. Non soltanto loro: anche le banche dovrebbero dire ai propri correntisti come sarebbe meglio comportarsi con le proprie carte.
Come quarto punto sarebbe il caso che le associazioni di commercianti dicessero ai propri associati come devono fare per agevolare i pagamenti per i propri clienti. Come fanno molte società che mettono a disposizione dei pos agevolati detti volanti che si connettono al proprio cellulare e permettono di pagare anche se non c’è un collegamento fisso o un pos dicibile vecchia maniera.
Come ultimo punto ci dovrebbe essere una azione generale di sensibilizzazione da parte delle banche, che dovrebbero anche loro mettere in condizione gli esercenti a loro collegati di mettersi in condizioni di ottenere i pagamenti con le carte.
Per il resto ci sarà della confusione. Ma se quei pochi che possono metteranno una mano dove di dovuto, non ci saranno i soliti malpancisti che dicono come sempre che si stava meglio quando si stava peggio.

20 giugno: Paghiamo troppe tasse? O saremo forse troppo spendaccioni?

Nella matematica i giochi servono per capire come determinati ragionamenti portano a dei risultati. E sono dei mezzi semplici per far capire come si sviluppano le idee della logica. Quindi voglio provare a fare un pensiero a riguardo rapportato al nostro andamento economico. A quello del nostro paese.
Noi paghiamo, più o meno, le tasse allo Stato. E quelle tasse fruttano una somma con cui lo stato italiano paga quello che deve essere pagato. A cosa normali si fa quello che i soldi ci permette di fare, magari arrivando a prendere dei soldi in prestito naturalmente con lo scopo di restituirli con i dovuti interessi a chi ce li presta, se chi ce li presta chiede degli interessi.
Questo nella ipotesi. Perchè nella realtà gli italiani pagano le tasse ma lo stato italiano non fa altro che chiedere altri soldi ai suoi cittadini. Quindi non può essere altra spiegazione che lo stato italiano spende troppi soldi, rispetto a quello che potrebbe spendere.
Arrivati a questo punto la spiegazione sarebbe facile: lo stato dovrebbe spender meno soldi e fare con quelli che gli arrivano dalle tasse base. Ma poi salta alla mente il particolare, su cui l’attuale segretario generale della CGIL insiste da sempre, che lo stato italiano deve investire sui suoi cittadini per farli crescere più di quanto sono già grandi, e dall’altro lato aiutare concretamente chi non può fare con le proprie forze.
Ma ha davvero senso tutto questo meccanismo? Difficile dirlo. E difficile da valutare con un semplice si o un semplice no. Una cosa la si può dire, forse a scanso di equivoci: se il debito pubblico italiano cresce sempre più e non sembra esserci modo di dare un freno alla situazione, sarebbe perlomeno coerente da parte del governo di turno non fare solo delle dichiarazioni sensazionalistiche o tampone per non preoccupare gli italiani. Ma dire agli italiani che un certo modo di fare o di spendere i soldi pubblici ha bisogno di una revisione perché potrebbe portare difficoltà in futuro.

15 giugno: I minibot e il bypass mascherato sull’Euro

Io in un certo senso non sono un grande ne blogger ne giornalista. Perché come giustamente mi ha insegnato un grande della letteratura come Andrea Camilleri nella vita ciò che conta è l’esperienza. E’ importante la cultura, sapere la storia e le altre branche della conoscenza. Ma quello che più conta nella vita è l’esperienza. E dopo più di trenta anni e passa di vita ho quel piccolo bagaglio di esperienza per, credo, valutare le cose più o meno accuratamente.
Attualmente nelle cronache economico-politiche del paese è ventilata l’ipotesi di mettere i circolazione i cosiddetti mini-bot. Che sono dei Buoni Ordinari del Tesoro, da qui l’acronimo BOT, di taglio più piccolo rispetto a quelli che vengono fatti circolare nei mercati a pegno dei soldi che le persone e le banche investono nel nostro paese. Ma alla sintesi della questione cosa sono alla fine? Ne più ne meno che dei titoli di credito che vengono messi in circolazione dalla Banca d’Italia come valuta nel paese. Ebbene si la parola valuta è venuta fuori. Perché valuta non sarebbero solo loro, ma anche sono nella realtà comune l’Euro in tutti i suoi tagli.
A questo punto cosa può portare a dire la logica? Che i Mini-Bot potrebbero essere una seconda valuta in commercio nel paese che, guarda caso, potrebbe togliere di mezzo la valuta attualmente usata corrente nel paese per pagare quello che va pagato dai negozi fino a qualsiasi altro ente economico. Quindi si potrebbe configurare il caso che quei Bot tipo banconota ad un certo punto potrebbero sostituirsi all’Euro, visto che per le persone comuni avrebbero lo stesso utilizzo.
Mi piace parlare al Leghista Borghi, perché sembra essere lui quello più volenteroso a metter in campo il progetto dei Mini-Bot. E a lui voglio dire di piantarla di considerare la gente più scema e più cerebrolesa di quanto possa sembrare. Perchè per quanto mi riguarda non mi metterei in tasca dei titoli di Stato che allo stato attuale mi renderebbero più povero di quello che posso essere, visto che i nostri titoli nei mercati del mondo non hanno nessuna resa essendo al limite della spazzatura per tutte le agenzie di rating. Poi non si tolga il fatto che sono abituato ad aprirmi al mondo, piuttosto di chiudermi in me stesso non avendo un titolo di credito che mi porti ad avere a che fare con il mio prossimo al di fuori di casa mia.
Caro Borghi, smettila di essere il so tutto io dell’economia in Italia.

13 giugno: Gli animali non sono dei giocattoli per uomini

Ci sono persone che le vedi per strada portare a spasso il proprio cagnolino con un cappottino o con dei decori che sono un pelo eccessivi e appariscenti. E di quelle persone si può pensare diversamente in due modi: chi ha un animale domestico e chi non ce l’ha. Chi non ha un animale domestico crede che i soldi in cappotti e altro sono dei soldi buttati. Sono soldi regalati a chi lucra sulla passione per gli animali e offre quello che non serve. In alcuni casi per “qualcosa” che non serve. E poi ci sono quelli che hanno un animale domestico. E non riescono a non dire a chi non ha un animale domestico che se non ne hai uno non puoi capire.
Io sono diventato da un anno circa qualcuno che può capire cosa significa avere un animale domestico perchè in casa mia dorme più di quanto stia sveglio un coccolosissimo gatto maschio di tipo soriano. Cioè il gatto più comune. All’inizio era un cucciolo e io davo dei limiti alla sua interazione con me causa malattia. Oggi, dopo un anno circa, non posso fare a meno, devo ammetterlo, di fare lo scemo, se mi si vedesse dal di fuori, nel fargli le coccole e provare un piacere immenso nel fare un gesto affettuoso per il mio dolcissimo gattone.
Perché sto dicendo questo? Per due motivi: principalmente ci sono in giro delle persone che non hanno una reazione di fronte alla notizia del gatto mascotte di una scuola italiana che per gioco dai suoi alunni è stato buttato dal secondo piano dello stabile e adesso è stata adottata da una persona che sta cercando di sicuro di fargli dimenticare questo bruttissimo episodio che gli è capitato, perché non dimentichiamoci che un gatto come un cane e come tutti gli altri animali è un essere vivente. Poi c’è il fatto che di questi ragazzi non ho avuto grosse notizie di punizione esemplare. Perché se ci fosse da decidere che tipo di punizione dare a questi ragazzi io proporrei un anno di volontariato come servizio civile sotto la Protezione Animali oppure in una struttura simile. Perché visto che quel gatto in quella scuola è stato il tuo giocattolo per il tuo divertimento, adesso devi crescere ed essere per un certo versante il giocattolo degli animali che non hanno nessuno.
Credo che alla fine per tutti quei ragazzi colpevoli una lacrima scenderà dagli occhi capendo esattamente cosa hanno fatto a quella povera bestiola. Gli animali non sono giocattoli.

6 giugno: Lo sbando che sembra esserci: sarà vero?

Attualmente noi Italia non siamo un paese florido. Siamo un paese che vive al limite della considerazione dei mercati come emettitore di titoli spazzatura. Il nostro spread, l’indicatore che fa da differenziale tra i nostri titoli a 10 anni contro i Bund tedeschi, è a livelli di difficile sostenibilità. Abbiamo una situazione di conti pubblici per cui l’Unione Europea ci sta chiedendo chiarimenti per lo sforamento dei parametri standard di tutti i paesi sul differenziale deficit del paese/Prodotto Interno Lordo, cioè il PIL. E probabilmente ci chiederà una manovra di correzione per allineare la realtà economica del paese a dei parametri sostenibili per l’intera economia europea. Abbiamo da una parte un viceministro che vorrebbe la flat tax, cioè una tassa standard a differenza dell’attuale regime di tassazione a scaglioni per cui adesso paghi in base a quanto percepisci di reddito. Abbiamo un altro vicepremier che ha adottato una misura assistenzialistica chiamata Reddito di Cittadinanza che si sta dimostrando una mancetta elettorale con poca capacità di sostenibilità della gente che lo percepisce e soprattutto con una marea di limitazioni nella capacità di spesa, giustamente adottate per non far svaccare chi prende i soldi, che pregiudicano eventuali esigenze legittime di sanità o di altro della gente che lo percepisce. E poi c’è nella generalità la volontà di mettere il progetto Quota 100, per cui in base alla tua età e alla tua potenzialità contributiva puoi andare in pensione prima della eventuale terminologia di legge attuale, cioè la Legge Fornero.
Detto tutto questo una martellata nella testa o una fucilata nel cuore farebbe meno fastidio e soprattutto sarebbe meno dolorosa. Ma comunque c’è la voglia di alzarsi la mattina. Di lavorare per tutti quelli che hanno una azienda. Di far girare i tornelli dei musei e dei posti pubblici di utilità. Quindi è difficile dire che siamo un paese allo sbando più assoluto. Può darsi che nella consapevolezza delle persone ci sia lo stesso la voglia di andare avanti, anche se per inerzia. La cosa è capire quando i nostri governanti capiranno che a tutti questi italiani che portano avanti il carrozzone della situazione si dovrà portare un poco di rispetto e si dovrà smettere di dire cosa fare senza ascoltarli e farsi dire da loro cosa veramente ci vorrebbe al posto delle solite mancette o dei soliti specchietti per le allodole.

4 giugno 2019: Reddito di cittadinanza: il solito ignoto…

Tra i progetti di questo governo c’è stato, come in altre realtà del mondo, quello di garantire ad ognuno dei bisognosi del paese un minimo di reddito per poter vivere almeno alla soglia della dignitosità. E quel progetto ha avuto un iter ed è diventato qualcosa di vero. Ma a che condizioni? Certamente degradanti e al limite dell’insulto in base alla fatica che il singolo italiano ha dovuto mettere in campo per ottenere quella fatidica card gialla delle Poste Italiane. Basti pensare che un italiano ha dovuto presentare delle documentazioni accurate per ottenere non il reddito in immediata, ma una domanda che ovviamente deve essere analizzata e valutata.
Risultato? Una miseria di Euro che avrebbe dovuto valere da mancetta elettorale, è proprio il caso di dirlo, a tutte quelle persone che come unica merce di scambio avevano la possibilità di votare e lo hanno fatto in larga parte per il M5S. Ma alla fine si è rivelato un flop da pochi e ristretti richiedenti.
Il reddito di cittadinanza non è un cattivo principio. Ma è un pessimo mezzo per non permettere di far lavorare le persone. Perchè certamente oltre ai divorzi lampo e a tanta fine di lavoro nero, c’è stata una larga fetta di lavoratori che hanno lasciato il loro lavoro precario con la prospettiva futura del reddito. E questi lavoratori hanno fatto per un grande pezzo uno sgravio per tanti datori di lavoro che avevano del personale di cui disfarsi, e che liberamente si è licenziato per quel reddito.
Mi piacerebbe tanto sapere come mai si è voluto portare avanti il progetto del reddito quando i soldi non ci sarebbero stati. Credo sarebbe stato più onorevole da parte di Di Maio dire ai suoi elettori che in quel momento i soldi che andavano per il reddito sarebbero dovuti servire per risanare i conti dello Stato. E con i conti risanati ci sarebbero state prospettive più floride per mettere in lavorazione il reddito di cittadinanza. Un briciolo di onestà credo avrebbe valso tanto, credo, per tante persone. E dall’altra parte un briciolo di onestà anche da parte dei cittadini, che invece di fare il solito truffario avrebbero lasciato i soldi a chi veramente ne ha bisogno.

La scelta più o meno azzeccata di Mahmood all’Eurofestival.

Per una manciata di voti Mahmood non ha vinto l’Eurofestival a Tel Aviv. Ma prima di questo bisogna partire da Sanremo 2019 dove la sua vittoria ha avuto molte contestazioni. Infatti si sarebbe voluta per esempio Loredana Bertè se non gli altri finalisti sul podio. E sotto sotto sembra esserci lo zampino della sala stampa dei colleghi giornalisti, che ha spinto la vittoria di questo ragazzo con la sua canzone “Soldi”. Hanno fatto bene? Si.
Sanremo è Sanremo. Ma l’Eurofestival è l’Eurofestival. E questo la gente a casa dovrebbe valutarlo, visto che chi vince Sanremo va all’Eurofestival come concorrente per il paese. Non dico che Sanremo deve promuovere solo il migliore adatto alla gara europea. Ma siamo anche un paese che deve concorrere a quel contest, cioè a quella competizione. E l’italiano che deve combattere per noi deve essere adeguato ai tempi e alla cultura musicale del momento.
Non è possibile che la sala stampa debba fare più di quanto gli compete per mettere sul palco dell’Eurofestival chi può o meno avere i numeri giusti per combattere contro tutti gli altri paesi.
O per lo meno si può fare in modo che Sanremo rimane Sanremo. Con la sua gara superamata da tutti gli italiani. Ma dall’altra parte si piazzano dei giurati musicali che valutano o meno chi può essere più adatto a combattere nel paese di turno che il paese vincitore della passata gara europea. Così da una parte si accontentano gli italiani con il loro apprezzato maggiore. E dall’altra c’è il valido candidato per l’Eurofestival, senza scontentare nessuno.
Se tutte le volte è obbligatorio sopportare e dover ingoiare le polemiche delle votazioni più o meno valide di tutti quelli che votano per ogni edizione del Festival di Sanremo, meglio fare le cose separatamente…