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15 luglio 2019: Procedura UE rientrata: l’inutile sbraitare di Salvini

Ebbene si il titolo la dice praticamente tutta: il ministro dell’interno nonché vicepremier nonché segretario di uno dei partiti maggioritari in parlamento ha fatto sbraiti contro l’Unione Europea di non voler correggere i conti ma alla fine il Premier Conte ha fatto quello che doveva di concerto con l’UE: ha corretto i conti.
Quindi non si capisce come mai il ministro Salvini, che vanta maggioranza in parlamento anche se non ha tutta la maggioranza necessaria per fare da solo, continui a fare quello che sta facendo. Molto probabilmente lo sta facendo per il suo elettorato, che lo vuole in un certo modo altrimenti gli direbbero addio. Ma prima o poi gli elettori di Salvini si renderanno conto che lui da solo vuole fare molto di più di quanto è in suo potere. E nemmeno l’essere il premier del paese gli permetterebbe di fare fino in fondo quello che preferisce. Perché quando sei un premier di un paese non puoi fare solo quello che vuole il tuo elettorato diretto, ma devi essere in grado di prendere delle decisioni alle volte corali che possono non far piacere all’elettorato ma devono far piacere a forze maggiori dei tuoi cittadini. Della tua gente.
Alle volte devi prendere delle decisioni impopolari che devono dare una direzione al paese e che certi tuoi elettori magari non hanno la minima intenzione di accettare. Come succede per i 5S con la Tav.

11 luglio 2019: Non si parla di politica in certe situazioni. È una cosa che annoia?

Francamente si può rispondere in due modi diversi. Da una parte un si, perchè è qualcosa che trita e ritrita ripete solamente le solite cose. Dall’altra parte no, perchè la politica è come il calcio per gli uomini: un argomento infinito e autonutrito.
Ma andiamo con ordine. Si parte da un assunto molto importante: destra e sinistra oggigiorno quasi non esistono più. Una volta esistevano i comunisti che combattevano contro i reazionari e i fascisti, o neo fascisti che dir si voglia. Poi esistevano i democristiani, cioè i reazionari, che combattevano contro comunisti e fascisti e socialisti. E via dicendo, cioè partendo da una estrema destra del Movimento Sociale Italiano, per poi passare ai liberali, poi i democristiani poi i socialisti e poi i comunisti e alla fine gli anarchici e i brigatisti, anche se questi ultimi non avevano rappresentanza politica in parlamento ed erano di entrambi gli schieramenti di destra e sinistra.
Oggi quando entri in un bar di cosa senti parlare? Principalmente di calcio o di tutto quello che i giornali sportivi raccontano. E poi di quello che i colleghi dei telegiornali raccontano nelle loro cronache con i migranti, in primis, e poi tutto il resto. A questo punto una domanda successiva a quella del titolo: ha ancora un senso parlare di politica? Non è che il mondo dell’informazione, con la marea di talk show che mette in campo dalla mattina alla sera, ha prosciugato la capacità dell’uomo comune di raccontare e raccontarsi la politica nel suo quotidiano? In poche parole: con la tv e tutto il resto, ha ancora un valore parlare di politica nella vita di tutti i giorni?

21 giugno: Tanti soggetti preparati possono far sfigurare

Questo titolo, se lo si legge accuratamente, può non avere un controsenso. Perchè solitamente la preparazione è sinonimo di bella figura per chi la mette in campo. In questo caso però è qualcosa di negativo. Perché se si è preparati propositivamente è un conto, se invece lo si è negativamente la cosa è totalmente negativa. Fino all’apice massimo.
A me piacerebbe vedere al Parlamento Europeo, perché questa è la sede di analisi di questo testo, gente italiana non mi interessa di quale colore, ma non pregiudiziale di fare qualcosa di negativo per la reputazione italiana. Come invece sembrerebbe essere con alcuni degli eletti non solo all’interno della Lega, ma anche all’interno dell’opposizione.
Il tutto sta nella considerazione che si da della parola “preparazione”. Perchè nel significato che sta avendo in queste righe è nel senso di una situazione per cui non si assimila quello che la situazione necessita nell’ambiente in cui si è, ma si fa quello per cui si è programmati dalla base di partenza. Cioè dalle segreterie di partito.
Bene inteso: non è che le segreterie non devono dare delle direttive. Ma principalmente non fare dei propri eurodeputati delle pedine copia e incolla della situazione di partenza del paese. Non essere de semplici burattini nelle mani del proprio segretario. Ma una forza politica capace con i fatti costruttivi e non solo con l’ostracismo e con i bastoni tra le ruote a fare lustro al nostro paese.
Questo per dire che tanti soggetti preparati, come dice il titolo, possono far sfigurare davanti ad altre forze politiche più mature della UE che non vedrebbero altro che il pressappochismo e la burattineria di persone incapaci di una iniziativa politica costruttiva anche con altri paesi. Una cosa che francamente avrebbe un valore, anche se non eviterebbe le lettere per la procedura di infrazione.

Non sia il selfie, ma la proposta e il futuro del paese…

Tra poco siamo sotto elezioni. Lo sanno tutti. Ma molti forse non sanno, a partire dai sondaggisti che per carità fanno il loro lavoro, che Salvini non ha la benché minima speranza di nulla. E’ uno dei candidati come lo sono i suoi colleghi di partito, candidati più o meno come lui e come tutti gli altri candidati di tutte le forze politiche. Bene inteso: non è una affermazione di umiltà altrui. Ma è la base da cui tutti i cittadini dovrebbero partire nella situazione di dover votare qualcuno per il Parlamento Europeo. Tutti alla fine sono uguali. E la unica discriminante che può far votare qualcuno potranno anche essere i selfie che più o meno produce per i propri follower, ma sono principalmente le proposte che dovrebbero nel bene e nel male far progredire o svoltare il paese e tutte le sue parti.
Sia chiaro: non ce l’ho con Salvini, che ha tutta la mia ammirazione per determinate scelte da ministro e da uomo politico. Ma credo sia doveroso partire da un azzeramento generale e vedere chi dei vari competitor elettorali propone qualcosa di migliore per la situazione. E soprattutto qualcosa di fattibile, come le risorse che il paese ha. Sarebbe giusto che gli italiani sappiano che “Bambole qui non c’è una lira”, cioè un euro. E che ci deve essere impegno di stato, più del singolo impegno lavorativo, per accompagnare il proprio politico o il proprio futuro Presidente del Consiglio a fare quello che deve fare per il bene del paese. Senza pretendere dei soldi in cambio in qualsivoglia modo. E dimenticandosi in tutto e per tutto l’uomo solo al comando duro e puro.

Blogosfera del 24 gennaio 2017

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La colonna sonora di “Schindler’s List”

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La prospettiva del voto e le condizioni attuali

Blogosfera del 6 dicembre 2016

IL GIORNALE DELLA GIORNATA:

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Il Parlamento che collabora e il Capo dello Stato da supportare

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Intervista di Di Maio alla CNN in cui risponde in italiano

Blogosfera del 23 settembre 2016

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Quello che non si potrà più vedere…

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