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14 giugno: Boicottare Sferaebbasta visto da un suo fan

Oggigiorno essere un giudice di un talent, tranne qualche raro caso, è segno da una parte di riciclo di professione per momenti morti, dall’altra una sfida per una maturazione artistica che può trovare il culmine nel cercare di dare alla luce del mondo degli artisti qualcuno che ti ha seguito e che ha preso bene i tuoi insegnamenti. Quello che più internamente si chiama fare il talent scout.
E’ di qualche giorno addietro la notizia che il trapper, che non è un rapper classicamente conosciuto, Sferaebbasta potrebbe diventare giudice di un talent musicale. Lo stesso Sferaebbasta che è stato oggetto di una polemica mortale dopo la morte di sei ragazzini che hanno avuto non si sa se la colpa di essere stati suoi fan o di aver voluto partecipare al suo concerto nella tragica occasione di quello in cui sono morti perchè quel concerto, quella volta, fu sovrappopolato rispetto alle possibilità logistiche.
Indubbio è il fatto che Sferaebbasta dovrebbe sparire dalla faccia della terra, dopo quello che è successo, invece di tatuarsi sei stelline a memoria forse ipocrita di quel tragico evento al suo concerto. Ma il mondo non è fatto solo di genitori senzienti e con coscienza di dover isolare un soggetto simile. Il mondo è fatto anche di ragazzi e ragazzini che quel trapper lo adorano e lo amano come se fosse un amico o il loro fratello. Seguono i suoi profili social. Comprano quello che lui pubblicizza più o meno direttamente. Fanno quello che fa lui e cercano di imitarlo il più possibile perché nella loro vita la cosa li fa stare bene. Loro che cosa dovrebbero dire di tutto questo vociare dei loro e degli altri genitori?
Semplicemente che lui ha chiesto scusa. Che ha fatto delle cose che hanno cercato di dare un rimedio al danno e a tutto quello che è successo e che quelle stellette non gli farà mai dimenticare quelle morti di ragazzi che in fondo gli volevano bene. Quindi lui vuole andare avanti nella sua carriera di artista, e insieme a lui tutti quelli che lavorano per lui, che a loro volta possono avere una famiglia e quindi con il diritto di lavorare, oltre al fatto di saper lavorare bene o meno.
Chi dei due ha ragione: gli adulti o i fan?
Difficile dirlo…

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6 giugno: Lo sbando che sembra esserci: sarà vero?

Attualmente noi Italia non siamo un paese florido. Siamo un paese che vive al limite della considerazione dei mercati come emettitore di titoli spazzatura. Il nostro spread, l’indicatore che fa da differenziale tra i nostri titoli a 10 anni contro i Bund tedeschi, è a livelli di difficile sostenibilità. Abbiamo una situazione di conti pubblici per cui l’Unione Europea ci sta chiedendo chiarimenti per lo sforamento dei parametri standard di tutti i paesi sul differenziale deficit del paese/Prodotto Interno Lordo, cioè il PIL. E probabilmente ci chiederà una manovra di correzione per allineare la realtà economica del paese a dei parametri sostenibili per l’intera economia europea. Abbiamo da una parte un viceministro che vorrebbe la flat tax, cioè una tassa standard a differenza dell’attuale regime di tassazione a scaglioni per cui adesso paghi in base a quanto percepisci di reddito. Abbiamo un altro vicepremier che ha adottato una misura assistenzialistica chiamata Reddito di Cittadinanza che si sta dimostrando una mancetta elettorale con poca capacità di sostenibilità della gente che lo percepisce e soprattutto con una marea di limitazioni nella capacità di spesa, giustamente adottate per non far svaccare chi prende i soldi, che pregiudicano eventuali esigenze legittime di sanità o di altro della gente che lo percepisce. E poi c’è nella generalità la volontà di mettere il progetto Quota 100, per cui in base alla tua età e alla tua potenzialità contributiva puoi andare in pensione prima della eventuale terminologia di legge attuale, cioè la Legge Fornero.
Detto tutto questo una martellata nella testa o una fucilata nel cuore farebbe meno fastidio e soprattutto sarebbe meno dolorosa. Ma comunque c’è la voglia di alzarsi la mattina. Di lavorare per tutti quelli che hanno una azienda. Di far girare i tornelli dei musei e dei posti pubblici di utilità. Quindi è difficile dire che siamo un paese allo sbando più assoluto. Può darsi che nella consapevolezza delle persone ci sia lo stesso la voglia di andare avanti, anche se per inerzia. La cosa è capire quando i nostri governanti capiranno che a tutti questi italiani che portano avanti il carrozzone della situazione si dovrà portare un poco di rispetto e si dovrà smettere di dire cosa fare senza ascoltarli e farsi dire da loro cosa veramente ci vorrebbe al posto delle solite mancette o dei soliti specchietti per le allodole.

5 giugno: La RAI e le leggi sugli stipendi: vantaggio per Mediaset?

C’è una autentica giustizia nel voler mettere a chi lavora per il servizio pubblico un tetto massimo per far spendere di stipendio una cifra contenuta rispetto alle esagerazioni al limite del faraonico. Ma se da un lato c’è una giustizia, dall’altro c’è una ingiustizia molto forte, cioè quella che chi vuole e vorrà lavorare per il servizio pubblico non avrà lo stesso appeal, lo stesso fascino di chi lavorerà per la concorrenza privata. Che poco gliene frega di mettere un tetto ai propri stipendi.
Ci sarebbe soltanto un caso: il servizio privato, rendendosi conto come fece osservare Milena Gabanelli in uno dei suoi articoli di focus sul Corriere della Sera che non può esagerare con la pubblicità, mette un tetto alla sua capacità di pubblicità pena inquinamento pubblicitario. E il perché è molto semplice: la pubblicità è come la spezia o le spezie dentro una pietanza. Infatti, come sanno accuratamente tutte le massaie del mondo non solo italiane, se ad un pezzo di carne o ad un altro cibo metti più spezie del possibile, la pietanza diventa sicuramente saporita, ma saprà solo di spezia. Come se uno mangiasse spezia pura e dura.
Forse, in un futuro possibile, la tv privata capirà che la gente non può essere bombardata di pubblicità come succede adesso. Non soltanto per la quantità, ma anche perché oggi la pubblicità è veicolata meglio attraverso Internet e le società sempre più preferiranno quel veicolo. Quindi se Mediaset e tutte le altre tv private riescono a leggere queste poche righe, capiscano che hanno anche loro da adottare un codice etico della pubblicità sulle proprie reti. Come la Rai capisca che se si tira troppo la cinghia sempre più spariranno volti interessanti per la propria capacità di attirare pubblico a discapito dei propri profitti in quanto azienda come le altre. Peggio ancora se per la Rai si facessero le cose con una legge. Più che per la ennesima legge, per la ennesima volta si decide qualcosa al di fuori del mercato.

4 giugno 2019: Reddito di cittadinanza: il solito ignoto…

Tra i progetti di questo governo c’è stato, come in altre realtà del mondo, quello di garantire ad ognuno dei bisognosi del paese un minimo di reddito per poter vivere almeno alla soglia della dignitosità. E quel progetto ha avuto un iter ed è diventato qualcosa di vero. Ma a che condizioni? Certamente degradanti e al limite dell’insulto in base alla fatica che il singolo italiano ha dovuto mettere in campo per ottenere quella fatidica card gialla delle Poste Italiane. Basti pensare che un italiano ha dovuto presentare delle documentazioni accurate per ottenere non il reddito in immediata, ma una domanda che ovviamente deve essere analizzata e valutata.
Risultato? Una miseria di Euro che avrebbe dovuto valere da mancetta elettorale, è proprio il caso di dirlo, a tutte quelle persone che come unica merce di scambio avevano la possibilità di votare e lo hanno fatto in larga parte per il M5S. Ma alla fine si è rivelato un flop da pochi e ristretti richiedenti.
Il reddito di cittadinanza non è un cattivo principio. Ma è un pessimo mezzo per non permettere di far lavorare le persone. Perchè certamente oltre ai divorzi lampo e a tanta fine di lavoro nero, c’è stata una larga fetta di lavoratori che hanno lasciato il loro lavoro precario con la prospettiva futura del reddito. E questi lavoratori hanno fatto per un grande pezzo uno sgravio per tanti datori di lavoro che avevano del personale di cui disfarsi, e che liberamente si è licenziato per quel reddito.
Mi piacerebbe tanto sapere come mai si è voluto portare avanti il progetto del reddito quando i soldi non ci sarebbero stati. Credo sarebbe stato più onorevole da parte di Di Maio dire ai suoi elettori che in quel momento i soldi che andavano per il reddito sarebbero dovuti servire per risanare i conti dello Stato. E con i conti risanati ci sarebbero state prospettive più floride per mettere in lavorazione il reddito di cittadinanza. Un briciolo di onestà credo avrebbe valso tanto, credo, per tante persone. E dall’altra parte un briciolo di onestà anche da parte dei cittadini, che invece di fare il solito truffario avrebbero lasciato i soldi a chi veramente ne ha bisogno.

3 giugno 2019: Aprire un tavolo e poi lasciarlo li. Oppure no?

Il ministro Di Maio attualmente sta facendo il suo lavoro. Ma credo sinceramente che per farlo adeguatamente avrebbe bisogno di dividersi in almeno dieci persone. Perché al momento al suo ministero ci sono più di 100 tavoli di trattativa aperti. La domanda a questo punto è: come farà a portarli avanti tutti. Perchè un tavolo di trattativa è come se uno scrittore avesse mille idee per un romanzo o per dei racconti ma più di idearli e iniziarli non fa altro. Non si da la missione di portare avanti i suoi personaggi e il suo racconto della storia.
Se Di Maio volesse fare cosa davvero gradita alla popolazione o alle piccole popolazioni industriali che da lui si aspettano delle risposte, dovrebbe iniziare a fare meno altre cose come i comizi in giro per il paese e organizzare una bella camera da letto nel suo ministero e sbrigare al più possibile le pratiche e le condizioni dei tavoli aperti. Io non credo che il salvinismo avrebbe tanto dilagare se da parte di un ministro ci fosse la forza di essere veramente ministro, non battendo il pugno sul tavolo come fa qualcuno ma amministrando la cosa pubblica da vero ministro. Di Maio deve scegliere se essere più un capo politico o più un ministro della Repubblica oltre che il vicepresidente del paese che sta il più possibile nel suo ministero. A differenza di qualcuno dei soliti noti, che fa talmente tanti comizi che non si capisce più se sia veramente il capo politico o il ministro della repubblica.
Che sia per Di Maio o che sia per Salvini, aprire un tavolo di più o di meno e non portarlo avanti se non per le telecamere da far entrare per filmare la cosa è davvero un insulto verso la povera gente, che è probabilmente stufa di votare e di non ottenere delle risposte dai suoi politici votati.

La semplicità di cosa ci sia da fare non sempre va bene

La realtà è di per sè qualcosa di antitetico al binarismo. In pratica non è solo bianca e nera, ma padrona di notevoli sfumature di grigio. E chi affronta la realtà cercando di dargli ordine si trova alle volte a definire tutto quello che è nel mondo come bene o male, come buono o cattivo, come positivo o come negativo. A questo punto però bisogna fare un attimo di precisazioni, con un esempio.
Tutti sappiamo cosa è una multa. E’ qualcosa che succede a qualcuno quando fa una infrazione a una regola o a una legge del paese o dell’ambiente in cui vive. E solitamente la multa è un male perché succede in una situazione negativa. Ma poniamo il caso che la multa sia qualcosa di positivo, come quando qualcuno la prende perché ha parcheggiato vicino al proprio posto di lavoro e quindi può lavorare e portare avanti la sua vita. Perché può sembrare un caso paradossale, ma ci sono persone che per esigenze di lavoro devono parcheggiare la propria auto in situazioni precarie se non fisse di infrazione. Infatti se uno deve lavorare in più sedi e dover parcheggiare in più posti durante la propria giornata ha l’esigenza di lasciare la sua auto in posti dove il parcheggio è a pagamento ma non ha il tempo di pagarlo o se il pagarlo fisso può essere più dispendioso della multa singola o di più multe.
Da questo esempio cosa si può trarre? Che la multa è qualcosa di negativo, ma che per qualcuno quella negatività è sopportabile. In questo caso la realtà negativa della multa si fonde con la positività di lavorare e quindi la semplice soluzione di pagare il parcheggio non risolve il problema del lavoratore che si è messo in mezzo in questo caso.
La negatività e la positività sono un importante spartiacque della vita e di quello che ci circonda. Ma non sempre ciò che è positivo è tale in purezza e il negativo dall’altra parte segue lo stesso meccanismo. Chi offre soluzioni troppo rigide tra ciò che è e ciò che non è non sempre può affermare di avere la verità in tasca.
La verità ha confini molto fumosi, molto labili.

Save the Children: quanto può costare salvare la vita di una persona

La cifra è presto detta: 30 centesimi. E’ il costo di un nutrimento per bambini che Save the Children, ma per essere onesti non solo loro, offre quando può e dove può a tutti quei bambini che, sembra uno scherzo nel mondo produttore di cibo e affetto da obesità per tantissime persone che devono ricorrere alla dieta e alle operazioni gastriche, soffrono di malnutrizione.
Si tratta di beneficenza. Ma molti di noi si possono dire: io faccio già beneficenza. E soprattutto la faccio con chi so che avrà un vero beneficio dello sforzo o dei soldi che posso far uscire dal mio portafoglio. Va bene. Ma un bambino e una società di beneficenza e di supporto nel mondo più povero e in tutti quei paesi dove anche l’acqua è un lusso, si può negare un paio di euro? Si può pensare che loro dissiperebbero quei pochi euro per altro?
Io credo che se qualcuno avesse la possibilità di prendere un paio di Euro dal proprio conto corrente e darlo a loro, visto che un nutrimento per un bambino costa 30 centesimi, magari un bambino in più potrebbe crescere e diventare un uomo e dare un futuro alla propria famiglia, potendo lavorare pe loro.
Magari si fa a meno di qualche caffè al bar e si sa un futuro ad un bambino. E forse un poco di beneficenza la faccio a me stesso, bevendo meno caffè e eccitando di meno il cuore e il mio organismo.