La mia personale visione sulla radio

Devo ammettere che mi piacerebbe molto fare la radio. Ho sempre subito il fascino di questo mezzo, ma mi è sempre mancato il tempo e il modo di intraprendere questo lavoro. E poi si rimane sul particolare che personalmente ne voglio fare troppe…

Se volessi partire a fare della radio, non potrei prescindere dallo studiarne la storia. Che è molto semplice, ma comunque avere conoscenza tecnica e storica del mezzo, non credo possa guastare.

Poi non potrei che partire dal conoscere i fondamentali della conduzione di un programma. L’acquisire i tempi tecnici. Il saper interagire con un eventuale co conduttore o spalla. Il saper parlare con gli ascoltatori e il saper parlare correttamente. Perché ci scommetto quello che volete, ma non basta solo mettersi davanti ad un microfono per fare della radio. Bisogna avere delle competenze. E forse delle qualifiche. Ma sinceramente non saprei dire. Non ho indagato cosi a fondo.

Iniziare in una piccola radio piuttosto di voler sfondare subito su un grande network? Credo che sia la cosa migliore. Come diceva Simona Ventura a tutte le ragazze che volevano far televisione: fare della tv privata non è cosi poi malvagio. Quindi comincerei anche dai semplici fondamentali. Perché alla fine tutto fa brodo, come diceva il carosello del brodo Lombardi…

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La radio è un grande mezzo di comunicazione

La radio, che altro non è che una trasmissione sonora di musica e voce, rappresenta una grande cosa. Rappresenta un mondo di persone e lavoratori che stimola ancora un certo fascino. Pur con la televisione, in cui la radio sta vivendo una seconda vita complementare.

Fare la radio significa raggiungere un sacco di persone. Ed aver raggiunto un sacco di persone anche nella sua storia passata. I grandi compositori, i grandi musicisti, i grandi narratori, i grandi cantanti hanno vissuto e vivono del mondo della radio. E non si potrebbe che dire grazie a tutte quelle voci e a tutti quei musicisti, che hanno creato una grande compagnia per miliardi di persone.

Senza togliere che la radio è anche un modo di fare servizio pubblico. Al pari, o forse meglio, della televisione e di internet. Perché ascoltare una voce che parla è un atto molto passivo da cui poter acquisire informazioni più o meno importanti.

Esistono dei posti nel mondo per cui attraverso la radio è permesso di parlare tra uomini e donne. Tra famiglie, laddove internet non permette di raggiungere. E quindi non si può che dire che la radio, da soggetto defunto che lo si dava, è a pieno titolo un mezzo favoloso. Fonte di reddito per tanti lavoratori e per tante persone che con la radio fanno pubblicità ai loro lavori.

Grazie alla radio di esistere. Perché se non esistesse la vita sarebbe molto triste…

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Scuola: il ministro ha ragione sulla maturità

Gli studenti possono dire quello che vogliono. Che l’emergenza non è ancora rientrata. Che hanno dovuto sopportare la didattica a distanza. Che i programmi non sono stati svolti adeguatamente. Però la domanda adesso è una in particolare: siamo ancora nelle condizioni di dover dare una amnistia esamistica tale da far passare “dal via” gli attuali maturandi con un timbro di sbrigativa?

Non posso che acquisire, da parte del ministro Bianchi, la volontà di tornare ad un esame standard. E da questo partire dicendo che se i maturandi non si sono adeguatamente preparati, possono benissimo farlo in questi mesi. Magari nel raccoglimento della didattica a distanza, con tutti i tempi morti in cui approfondire le materie.

Uno studente che vuole passare la maturità, fino a prova contraria, deve studiare. E se si studia, le materie uno le conosce. Se si presume che la didattica a distanza sia solo un momento di dispersione, tutto sta a chiedere al singolo studente: come hai sfruttato il tempo del tuo stare a casa?

Non si può negare la mancanza di socialità dello stare rinchiusi in casa forzatamente. Ma si può non sottolineare che chi vuole studiare sfrutta a pieno tutti i tempi di cui è padrone?

Il ministro non ha tutti i torti a rimettere l’esame di maturità con un doppio scritto. Perchè non si può dare la patente di maturo senza averla per lo meno controllata con delle prove adeguate. Adesso tocca agli studenti decidere: studiare e affrontare la maturità o rimandare all’anno prossimo per prepararsi adeguatamente. Con o senza didattica a distanza.

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Gli studenti hanno ragione sulla maturità

Non si può non dire che gli studenti delle superiori che si affacciano alla prova di maturità, questo anno, non abbiano un pelino di ragione. Si sono strutturati per un tipo di didattica che comporterebbe affrontare solo un esame ridotto. E mettere un esame pre pandemia, se cosi si può definire, può diventare problematico.

Non voglio con questo dire di farli passare una tantum, perché hanno dovuto sopportare la didattica a distanza. Ma vorrei sottolineare che con le difficoltà della didattica da contagio, i momenti di approfondimento di determinati particolari del programma sono mancati. E con loro i momenti per gli studenti di capire determinati ambiti delle materie.

La didattica a distanza, è bene sottolinearlo, non è la sola traslazione degli studenti da scuola a casa. Ma un momento in cui ci si deve obbligatoriamente riorganizzare sia per il docente che per lo studente. E il ministro Bianchi forse, questo particolare non lo sta tenendo in considerazione. La Dad come scuola da casa, non può reggere come concetto.

E di conseguenza non può reggere l’insistenza del ministro di mettere gli esami in modalità standard. Per questo anno, e solo per questo anno, si potrebbe prolungare l’emergenza scolastica e dare agli studenti un esame più semplificato. Dal prossimo anno, con la ripresa standard della scuola, si potrebbe mettere l’esame completo. Adesso non sembra proprio il caso…

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Eutanasia: un tema molto controverso

Non posso che essere favorevole alla eutanasia. Perché in determinati casi, e solo in determinati casi, uccidere una persona non è un delitto, ma una buona azione. Solo che farne una pratica troppo liberale potrebbe essere, e sotto un certo aspetto lo è, controproducente.

Partiamo dal fatto che il suicidio non è consentito. Il suicidio è un fallimento della società e del tessuto sociale, quando qualcuno lo mette in pratica. Perché non si è saputo agire adeguatamente per scongiurare la morte del suicida. Da questo stesso punto però bisogna partire per l’esatto concetto opposto: lo stato deve garantire la persona anche quando non è capace più di vivere la propria vita.

Indi per cui il parlamento, partendo proprio da tale incapacità, deve dare al cittadino la possibilità di concludere la propria vita se questa non è più dignitosamente vivibile.

Siamo arrivati ad un punto, credo, in cui il parlamento italiano deve, e sottolineo deve, garantire questa nuova garanzia ai cittadini. Con tutte le procedure del caso. Con passaggi sanitari tali da trovare un punto fisso generale. Con sgravi ai medici che potrebbero autorizzare un simile risultato. Ma alla fine il termine è sempre il solito: offrire ai cittadini anche la possibilità di morire, ribadisco, dentro determinate condizioni inequivocabili.

Perché non è possibile che in Italia, anche per questa cosa, si debba ricorrere ai viaggi all’estero dove la pratica è ammessa. Non è possibile che l’Italia debba tutte le volte fare delle simili figure di m**da di fronte ad un globo terrestre con situazioni più civili della nostra. Basti pensare alle unioni civili: quanto ci è voluto per arrivare, anche se incompleto, ad un risultato valido per la società italiana che si è evoluta fino ad oggi?

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Tre modi per avere credibilità

Quando non sei credibile, vorresti esserlo. Quando lo sei, sotto sotto, ti approfitti della tua posizione. Ma alla base del risultato, cosa differenzia chi è da chi non lo è? Un percorso di accreditamento nella realtà circostante che ti permette di avere un seguito in base alle tue azioni.

Voglio quindi partire dicendo tre percorsi per acquisire una credibilità.

Il primo percorso è la coerenza delle proprie azioni. Che può sembrare banale, ma è un primo passo per acquisire i cosiddetti punti. Un esempio: se io dico a qualcuno che entro una certa data farò un comportamento, il fare di conseguenza porta punti per la propria situazione. E quindi ci rende credibili agli occhi degli altri.

Il secondo percorso è la costanza. Cioè il mettersi sempre all’interno di un ambiente nelle stesse posizioni. Che non vuol dire pensarla sempre allo stesso modo, ma avere un posizionamento tale da non mettere dubbi di sorta su come si verrà considerati.

Il terzo percorso è avere una parola valida. Che non significa saper parlare bene. Ma non trovarsi di fronte a dichiarazioni che non hanno un seguito nella realtà o che debbano essere sempre soggette a smentite o controsmentite. Una cosa questa molto disdicevole, perché non aver parola sicura su un determinato ambito non porta se stessi nella posizione di avere una autorevolezza. Ma piuttosto una titubanza e nei casi più brutti alla completa inattendibilità verso il prossimo.

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La brexit è stata di stimolo a un rafforzamento dell’export italiano?

È passato diverso tempo da che la Brexit ha tolto l’Inghilterra dall’aggancio con l’Unione Europea. Con la conseguenza di aver slegato i commerci da tutta una serie di facilitazioni. Chi ci sta soffrendo più di altri è proprio l’Inghilterra stessa, che ha perso un grosso mercato di distribuzione dei propri prodotti. Non saprei se tanto o poco, questa sofferenza. Ma di certo la sofferenza c’è stata.

In tutto questo l’Italia cosa ha combinato? Di certo avrà cercato sbocco per i suoi prodotti. Avrà cercato l’Inghilterra per ritornare a vendere il made in Italy. Non credo che di fronte alla Brexit il commercio italiano abbia fatto spallucce e si sia messo a commerciare solo dove già c’è una possibilità di vendita.

La brexit non credo non sia stata uno stimolo per il commercio italiano. Credo però che il commercio italiano abbia rinegoziato i suoi termini di commerciabilità. Sembra la scoperta dell’acqua calda, ma nominare la cosa ha un suo senso. Se prima con la Ue gli accordi correvano su un percorso, adesso quel percorso corre su un altro binario. E molto probabilmente è un binario con uno scartamento diverso. E in base a questo scartamento, sia l’Inghilterra che l’Italia devono concordare le proprie posizioni. Con una indubbia dispersione di energie per entrambi. Cosa che prima la Ue facilitava.

L’Italia è riuscita nel suo intento? L’Inghilterra lo stesso? Più che altro è indubbio lo sforzo delle parti a trovare dei punti di congiunzione. Che fanno chiedere il perché dell’Inghilterra dell’essersi levata da una posizione di vantaggio commerciale. Pur se, come si può apostrofare matrimonialmente, da separati in casa.

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Quale sarà il nuovo inquinamento con le auto elettriche

La mobilità elettrica, in particolare le automobili, sta sempre più prendendo piede. Molti più mezzi elettrici, parziali o al 100%, iniziano a circolare sulle strade. E una questione inizia a porsi, a mio modesto avviso: l’inquinamento derivante. Cioè quella situazione che può creare problematica per il riciclo di parti o del mezzo intero.

Non si può in questo caso non guardare alle batterie, parte fondamentale dei mezzi elettrici. Le quali sono composte da metalli. Quindi soggette, come tutte le batterie, a denaturazione. Cioè a decadimento degli atomi dei metalli, che perdono la possibilità di accumulare carica elettrica.

Prima di questo, con i motori a scoppio, il grosso dell’inquinamento poteva essere l’olio lubrificante. In quanto aveva bisogno di essere cambiato frequentemente per non bruciare il motore. C’è poi stata la questione che si poteva recuperare parte dell’olio e farne del lubrificante valido da secondo utilizzo. Ma con l’elettrico si potrà fare una cosa del genere quando ci sarà vera consapevolezza del riutilizzo dei metalli adeguatamente rigenerati.

Per il momento rimane la problematica delle batterie. Che anche se ricaricabili, una volta esauste dovranno essere smaltite in qualche modo. Se non riutilizzate in altre modalità. Forse questa problematica è ancora più grande se si sottolinea il particolare che non si profila l’universalità delle batterie. Cioè quella standardizzazione delle case automobilistiche per cui, come oggi succede, la batteria di avviamento del motore a scoppio è possibile trovarla più facilmente anche dalle autofficine più standard. Piuttosto di doversi recare per forza dalla casa madre.

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Libri: “Canada” di Richard Ford – Feltrinelli

Feltrinelli offre ai suoi lettori, anche a quelli occasionali, questo bellissimo romanzo. E potrebbe trattarsi dell’ennesimo bellissimo romanzo che questo editore da alle stampe in Italia, dopo averlo tradotto. Ma non è questo il caso.

Una storia di famiglia accompagnata da un percorso di formazione personale è forse un buon riassunto di tutto il libro. Ma come succede spesso, riassumere non è la migliore forma di narrazione. Bisogna poi scendere nei particolari, nelle singole immagini. Nei ritratti di cose e persone che uno scrittore fa all’interno del romanzo.

E questo un riassunto non riuscirà mai a farlo. Si potrebbe prendere a prestito il film “L’attimo fuggente” con Robin Williams, che discredita la rappresentazione poetica di un componimento attraverso grafici o rappresentazioni matematiche. Questo romanzo è solo percettibilmente riassumibile come ho fatto sopra. Perché per il resto, pagina dopo pagina, si può scoprire di più della semplice dicitura “storia di famiglia”.

Si scopre un mondo. Come ogni libro può esserlo. Ma qui è diverso. Qui la lettura lenta è la migliore forma di degustazione di tutta la storia. Come può essere piacevole degustare un buon piatto o un valido calice di vino, partendo dal capire gli odori e poi passando al sapore dei particolari.

Posso aggiungere un buon plaid o una buona coperta e magari un camino acceso come compagnia? Credo di si.

Non me ne voglia Feltrinelli se ho avuto eccesso di spoiler. Ma questo libro l’ho apprezzato tantissimo. E dal titolo non avrei mai pensato di trovare quello che ho trovato. Non avrei mai pensato di vedere una America come la si può vedere pagina dopo pagina. Oltre naturalmente al Canada.

Gli aumenti capitano. Le accortezze restano…

Sento parlare di aumenti generalizzati. Di beni di prima necessità che aumentano di prezzo. E che possono portare alla fame i singoli. O alla mancanza di gas o di luce. Tutto giusto, per l’amor del cielo. Le materie prime scarseggiano e quindi chi deve comprare deve sborsare più soldi rispetto al passato.

Infatti voglio partire da questo particolare: il passato. Un passato in cui le cose sono costate di meno e che quindi erano più accessibili a tutti. Di qui la domanda: per quale motivo le persone non hanno approfittato di quelle situazioni favorevoli e adesso stanno lamentando la fame?

Posso rispondere molto velocemente: perché non hanno guardato i propri interessi. Come mi venne imputato a me quando volli difendere un collega televisivo di fronte ad una persona che non faceva altro che darmi torto. E che la cosa migliore per me era quella di guardare i miei interessi.

Da quel momento non ho fatto altro. E ho concentrato le mie attenzioni sui prezzi dei beni più o meno alimentari che andavo a comprare. Ho provato a salvaguardare i miei interessi non rifiutando le nuove opportunità che il mercato offre continuamente. In primis sulle bollette.

Perché basta avere l’accortezza di gestire le proprie forniture di gas, luce e internet per non trovarsi con dei conti astronomici ed essere tutelati dai contratti che uno stipula.

Particolare fra tutti: agganciare i propri cellulari al contratto della fibra ottica permette di avere buone forniture internet a prezzi vantaggiosi.

Per il resto delle bollette, basta accordarsi con un fornitore tramite semplice contratto. E si può stare parzialmente tranquilli.

Al supermercato non si può coscienziosamente fare un carrello straripante di cibo. Perché se da una parte si paga di meno, per tanti altri alimenti si pagherà il doppio.

Quando si fa benzina, l’unica cosa a cui si pensa è avere i soldi. Quando basterebbe guardare di passaggio i prezzi singoli per fare rifornimento ad un prezzo accettabile. Anche se più caro di prima.

In generale, sono le accortezze che fanno la differenza. Quegli stessi accorgimenti che basterebbe poco per assimilarli e farli propri. Ma si preferisce continuare a fare la propria vita di sempre. E piangere come fontane di fronte al microfono o alla telecamera di turno…

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