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4 luglio 2019: L’ambientalismo non piace. Ci dicano cosa fare a riguardo…

Noi uomini, anche se ce ne dimentichiamo, siamo esseri naturali. Ma non nel senso che siamo un pezzo di natura come gli animali e le piante, ma che siamo inseriti nel circuito della natura sempre delle piante e degli animali. Ho detto che ce ne dimentichiamo perché sempre più intorno a noi ci siamo costruiti un ambiente che ha si una natura, ma completamente scollata dal pianeta dove tutti quanti, animali e piante compresi, viviamo.
Si potrebbe dire che a questo punto buone le iniziative che danno alla natura totale del pianeta la precedenza e abbasso le procedure che scollano la realtà umana da quella naturale. E invece sempre si dice che noi uomini stiamo già facendo tanto per la natura, e che gli ambientalisti dovrebbero essere soddisfatti di quello che gli uomini stanno facendo.
Gli ambientalisti quindi sono dei rompiscatole e con loro la loro dottrina e il loro credo. Io non sono un ambientalista, ma capisco le loro esigenze sull’ambiente e cerco nel limite del possibile di fare la mia parte. Ma tutti gli altri sarebbero pregati di fare qualcosa per spiegare come mai nei fondali marini si trova la spazzatura e nei mari e negli oceani si sono formate spontaneamente le isole di plastica rifiuto degli uomini. Io fino a quel momento  continuo a fare qualcosa. Gli altri sono invitati a trovare l’ennesima scusa…

3 luglio 2019: Il potere dei musei da non indebolire

Perchè ho usato la parola “potere”? L’ho usata nel senso di potenzialità che porta. Nel senso di dare al soggetto museo una forza che magari ad altre latitudini non verrebbe osservata e riconosciuta. Perché infatti un museo ha un grande potere, a livelli multipli. È parte di un tessuto culturale che parte dal basso e arriva fino ad alti livelli di tipo nazionale, alle volte sovranazionale e in rari casi a livello umanamente universale. Ma prima di tutto bisogna partire dal soggetto, cioè dal museo.
Che cosa è un museo? È una raccolta di oggetti o di storie che rendono a chi lo visita un pezzo di quello che non conosce e che se conoscesse potrebbe avere un sistema di realtà differente rispetto al suo quotidiano. È per questo che si va per musei: non solo perchè in vacanza non si ha nulla da fare, ma anche per conoscere cose del passato che se abbandonate a se stesse nella natura non avrebbero un futuro. La domanda a questo punto è praticamente diretta: perchè non si valorizzano i musei quanto servirebbe loro per dare il massimo? Perchè sempre le solite polemiche sui musei e sulla cultura mangiapane a tradimento? Senza i musei in Italia non saremmo un paese turistico. Basta sputarci sopra!

28 giugno: In casa con i genitori è cosi strano?

C’è tanto parlare del fatto che i ragazzi sono dei bamboccioni. Sono dei soggetti che non vanno fuori da casa propria per affrontare la vita e invece se ne stanno a casa con mamma e papà, sembrerebbe viziati e accuditi. Ma tutto questo non è altro che una polemica ad uso e consumo di chi non ha assolutamente niente altro da fare che lavorare per luoghi comuni. Soprattutto senza aderenza con la realtà.
Partiamo dal fatto che i genitori non sono eterni. Che invecchiano. Non è questo un motivo per restare a casa con loro per meglio accudirli senza avere la doppiezza di dover amministrare casa propria e casa dei propri genitori?
Ma per accudire gli anziani esistono le badanti. Certamente. Ma le badanti non hanno tutta la preparazione del mondo per capire assolutamente quello che un figlio sa del proprio genitore. E non mancano certamente i casi in cui i figli vengono chiamati al telefono dalle badanti per correre in tutta fretta per risolvere il problema del momento. Quindi una badante può essere utile, ma lo può essere anche meglio con il fatto che c’è il figlio o la figlia che può dare supporto in momenti di difficoltà.
Ma una persona ha anche la propria famiglia. Assolutamente. Ma vorrei tanto sapere chi è quello che da per obbligatorio che la famiglia del figlio deve vivere in una casa diversa rispetto alla casa materna o paterna. Non ci trovo nessun vincolo obbligatorio. E quindi se la nuora non fa nessun problema, ma credo non ne possa fare se vede la possibilità di non pagare un affitto di più e magari trovare nella suocera una potenziale, anche se limitata, baby sitter per i nipotini collegata alla badante che può essere più o meno presente in casa. Due piccioni con una fava.
Alla fine, si può vedere, non è cosi strano che un figlio o una figlia debba stare fuori dalla casa della madre o del padre. E quindi perché non diffondere il verbo che i propri genitori devono essere meglio accuditi dai figli sgravando il welfare del paese da supporti alle volte da scaricare, agevolando fiscalmente chi sceglie con vantaggio di stare a casa con i genitori che inevitabilmente invecchiano?

27 giugno: Isolarsi dal mondo ha un valore?

Noi siamo un paese plurale. Siamo un paese che senza che si possa pensare del favoritismo, ha nelle sue squadre degli atleti non prettamente di pelle bianca, ma non si pensi male di quello che dico, ma ha anche tanti atleti di colore che sono regolarmente dei cittadini italiani con tanto di passaporto. Siamo un paese che più o meno bene riesce a equilibrare presenze multietniche come forse, ma certamente meglio di noi, riesce a fare l’America. Siamo un paese che cerca sempre di avere a che fare con tante realtà del mondo e non si chiude, se non in casi particolari, in casa sua a girarsi l’ombelico.
A questo punto ci si può chiedere cosa ci faccia al governo un vicepremier che fa di tutto per chiudere con muri e barriere rispetto all’altro. Un poco come sta facendo, a mio avviso molto sbagliando, Trump con il muro con il Messico. Sto parlando di Salvini. E sto dicendo che sta sbagliando a chiudere il paese con la propria azione di vicepremier e di conseguenza creando problemi con il premier Conte e il Presidente della Repubblica Mattarella.
Salvini non sta facendo altro che creare dei problemi al nostro paese. Forse perché crede di avere ragione ma, come si dice, la ragione a casa propria non ce l’hanno mai gli altri. Forse Salvini crede di essere l’unico a casa propria che la pensa nella giusta maniera. O forse crede che avere tante persone che gli danno ragione significhi avere ragione. Beh, questo non è vero. E basta ripescare nel passato per cui alle leggi razziali davano ragione in tanti ma la ragione non ce la avevano perché hanno creato solo vergogna nel resto del mondo per il nostro paese.
Salvini può avere ragione nel fare quello che sta facendo al momento. Come nella questione dei migranti da bloccare nel mare. Ma non si può dire che nella totalità sia giusto lasciare morire, quasi, la gente su un barcone mentre non si fa altro che bloccare muscolarmente la situazione nella ferma volontà che qualcosa si sblocchi nel resto del mondo. Perchè non si minaccia più il contributo economico a fronte per lo meno di una attenzione verso la questione dei migranti verso l’Europa? Più in generale: perchè non si guarda più in grande piuttosto che guardare nel minimo della situazione generale? E qui il titolo: ha senso isolarci quando si può agire nel mondo per sensibilizzare nei problemi del nostro paese?

17 giugno: Condonare è sinonimo di far fare quello che si vuole?

Nella vita delle persone gli errori sono qualcosa che sono parte della struttura portante (e se non lo è si può dubitare del tipo di persona). Ma non si può dimenticare che sono errori. Cioè oggetti negativi che possono certamente avere risvolti negativi come positivi, ma comunque negativi. E come tali da condannare in modi più o meno gravemente o pesantemente.
Ma nella vita delle costruzioni cosa si può dire? O nel caso del principio delle tasse? Che bisogna rispettare le regole pena una sanzione o una condanna. Ma da qualche anno a questa parte si considera errore un mezzo con cui fare cassa dando al soggetto colpevole una scappatoia per arginare la pena a cui dover far capo. E questo è bene? Più che altro è qualcosa che apre il discorso per cui si aspetta, praticamente con la certezza che si può fare quello che si vuole, un condono edilizio o una sanatoria fiscale, detti con i mezzi comunicativi più disparati, e quello che non andrebbe fatto lo si può fare. Aumentando la realtà del particolare che non c’è limite al fattibile umano. Tanto c’è il condono di tutti i tipi!

11 giugno: La mancanza di chiarezza non permette progresso

Detto cosi questo titolo sembra quasi una massima o un proverbio. Ma se ci si pensa sotto sotto questo è un problema abbastanza grave. Per cui ci sono persone che di fronte alla loro non conoscenza non potrebbero fare qualcosa di meglio della loro vita. Mentre invece se fossero provvisti di adeguati parametri di consapevolezza della situazione che gli sta intorno farebbero magari cose che uno non si aspetterebbe. Come chi sta scrivendo queste poche righe in questo momento.
Io per evidenti impegni non ho potuto ne leggere un quotidiano da giorni ne ascoltare un telegiornale anche tra i più politicizzati. E di conseguenza la mia consapevolezza della realtà che ho intorno si ferma a ciò che ho ascoltato l’ultima volta che ho letto o ascoltato un giornalista raccontarmi quello che succede.
A questo punto la domanda è una sola: posso fare qualcosa di buono nella mia vita se non vengo a sapere come vanno avanti le cose nel mio paese? Detto più settoriale: se i politici la smettessero di non dire le cose come stanno si potrebbe forse sperare in una crescita in quanto paese che va al di la della vera conoscenza giornalistica di quello che succede nel paese e nel mondo?
Detto ancora diversamente: se i politici la smettessero di dire la loro per da una parte lisciare il pelo del proprio elettorato e dall’altra alla ricerca del maggiore consenso iniziassero a dare ai propri elettori e ai propri cittadini una consapevolezza più ampia di quello che è il proprio orticello e di come meglio coltivarlo, non ci sarebbe una corsa virtuosa a chi fa le cose meglio non solo dentro il paese ma anche al di fuori con la maggiore espansione di conoscenza e di capacità attrattiva?
E’ sinceramente molto utopico quello che ho scritto. Ma come mi disse una volta una persona se nessuno mai comincia a fare o dire qualcosa per cambiare la situazione non ci sarà mai qualcuno che oltre a te farà il primo passo per iniziare un cammino. Come, ahime, scrive Matteo Renzi nel suo

La semplicità di cosa ci sia da fare non sempre va bene

La realtà è di per sè qualcosa di antitetico al binarismo. In pratica non è solo bianca e nera, ma padrona di notevoli sfumature di grigio. E chi affronta la realtà cercando di dargli ordine si trova alle volte a definire tutto quello che è nel mondo come bene o male, come buono o cattivo, come positivo o come negativo. A questo punto però bisogna fare un attimo di precisazioni, con un esempio.
Tutti sappiamo cosa è una multa. E’ qualcosa che succede a qualcuno quando fa una infrazione a una regola o a una legge del paese o dell’ambiente in cui vive. E solitamente la multa è un male perché succede in una situazione negativa. Ma poniamo il caso che la multa sia qualcosa di positivo, come quando qualcuno la prende perché ha parcheggiato vicino al proprio posto di lavoro e quindi può lavorare e portare avanti la sua vita. Perché può sembrare un caso paradossale, ma ci sono persone che per esigenze di lavoro devono parcheggiare la propria auto in situazioni precarie se non fisse di infrazione. Infatti se uno deve lavorare in più sedi e dover parcheggiare in più posti durante la propria giornata ha l’esigenza di lasciare la sua auto in posti dove il parcheggio è a pagamento ma non ha il tempo di pagarlo o se il pagarlo fisso può essere più dispendioso della multa singola o di più multe.
Da questo esempio cosa si può trarre? Che la multa è qualcosa di negativo, ma che per qualcuno quella negatività è sopportabile. In questo caso la realtà negativa della multa si fonde con la positività di lavorare e quindi la semplice soluzione di pagare il parcheggio non risolve il problema del lavoratore che si è messo in mezzo in questo caso.
La negatività e la positività sono un importante spartiacque della vita e di quello che ci circonda. Ma non sempre ciò che è positivo è tale in purezza e il negativo dall’altra parte segue lo stesso meccanismo. Chi offre soluzioni troppo rigide tra ciò che è e ciò che non è non sempre può affermare di avere la verità in tasca.
La verità ha confini molto fumosi, molto labili.