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4 giugno 2019: Reddito di cittadinanza: il solito ignoto…

Tra i progetti di questo governo c’è stato, come in altre realtà del mondo, quello di garantire ad ognuno dei bisognosi del paese un minimo di reddito per poter vivere almeno alla soglia della dignitosità. E quel progetto ha avuto un iter ed è diventato qualcosa di vero. Ma a che condizioni? Certamente degradanti e al limite dell’insulto in base alla fatica che il singolo italiano ha dovuto mettere in campo per ottenere quella fatidica card gialla delle Poste Italiane. Basti pensare che un italiano ha dovuto presentare delle documentazioni accurate per ottenere non il reddito in immediata, ma una domanda che ovviamente deve essere analizzata e valutata.
Risultato? Una miseria di Euro che avrebbe dovuto valere da mancetta elettorale, è proprio il caso di dirlo, a tutte quelle persone che come unica merce di scambio avevano la possibilità di votare e lo hanno fatto in larga parte per il M5S. Ma alla fine si è rivelato un flop da pochi e ristretti richiedenti.
Il reddito di cittadinanza non è un cattivo principio. Ma è un pessimo mezzo per non permettere di far lavorare le persone. Perchè certamente oltre ai divorzi lampo e a tanta fine di lavoro nero, c’è stata una larga fetta di lavoratori che hanno lasciato il loro lavoro precario con la prospettiva futura del reddito. E questi lavoratori hanno fatto per un grande pezzo uno sgravio per tanti datori di lavoro che avevano del personale di cui disfarsi, e che liberamente si è licenziato per quel reddito.
Mi piacerebbe tanto sapere come mai si è voluto portare avanti il progetto del reddito quando i soldi non ci sarebbero stati. Credo sarebbe stato più onorevole da parte di Di Maio dire ai suoi elettori che in quel momento i soldi che andavano per il reddito sarebbero dovuti servire per risanare i conti dello Stato. E con i conti risanati ci sarebbero state prospettive più floride per mettere in lavorazione il reddito di cittadinanza. Un briciolo di onestà credo avrebbe valso tanto, credo, per tante persone. E dall’altra parte un briciolo di onestà anche da parte dei cittadini, che invece di fare il solito truffario avrebbero lasciato i soldi a chi veramente ne ha bisogno.

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Ma che Governo è che fa leggi mischiate?

Fare una legge, come punto di partenza, è dare ordine al disordine. E’ dire che una cosa è giusta e una cosa è sbagliata. Che una cosa è fattibile, oltre che come fattibile, e qualcos’altro non lo è. E’ lo stesso principio per cui se si aderisce a giocare con un gioco si accettano le sue regole e di conseguenza non si fa ciò che non fa funzionare il gioco. Oppure si prende una tessera punti di un supermercato o di un negozio e si seguono i meccanismi alla base della sua raccolta punti per poter usufruire dei benefici o dei vantaggi alla base.
In pratica si fa quello che viene detto di fare. Come nel caso delle leggi: si fa quello che dice la legge. Ma se la legge non è corretta, cosa si può fare?
E’ il caso, purtroppo, delle leggi in Italia. E’ difficile, in questo momento, saper distinguere una legge dalle altre, perché oltre a non fare l’iter classico di una legge, si fanno i decreti legge, con tutto il meccanismo che sta alla base, e poi si fanno i decreti legge con articoli di una legge da una parte, correzioni di legge dall’altra, e via dicendo arrivando ad un mescolume tra i più orridi e i più indecenti.
Non credo che in altri paesi, per fare quello che pare al governo di turno, non si faccia in questo modo. Insomma esiste una correttezza nell’accettare quello che un governo del passato fa e poi quello che fa un governo eletto democraticamente ma che prende le redini del paese da un punto in poi e fa qualcosa di diverso in base, più o meno, alle promesse elettorali.
In che modo è difficile definirlo, ma ci vorrebbe una sorta di codice non scritto in base a cui certi comportamenti sono accettati e altri no. Naturalmente non in base alla legge.