Archivio mensile:gennaio 2022

Fare la spesa al discount: diventerà per più persone?

Il supermercato è una invenzione recente, se cosi possiamo dire. Una volta esistevano i singoli negozi e gli empori. Per cui se volevi una mozzarella dovevi andare dal lattaio. Se volevi la verdura dal verduraio. La carne dal macellaio e il pesce dal pescivendolo. Oggi invece la tendenza è trovare tutto quanto in un unico negozio. Differenziando tra situazioni di cibo confezionato o cibo fresco da farsi preparare al momento.

Ma di fronte agli aumenti che si prospettano nel futuro, come ci si potrà difendere? Perchè se uno ha solo 100 euro per fare la spesa settimanale, quei cento euro non possono essere superati. Non voglio però qui dare dei consigli o degli accorgimenti. Ma partire da un punto preciso: il discount non sarà più un tipo di supermercato per fasce di reddito medio basse per non dire basso bassissime.

Il discount può essere visto come una sorta di ultima spiaggia per chi non ha un euro in più da spendere rispetto al proprio budget.

E quindi compra li dentro la propria spesa.

Il resto dei supermercati più “alti” potrebbero desertificarsi, con la migrazione verso i discount. Perchè i 100 euro di una volta li si deve spendere nel discount piuttosto che nel vecchio supermercato sempre frequentato.

La domanda che ci s potrebbe fare, di fronte a questo stato di cose, non potrebbe essere: in quale modo mi rapporto io con i miei 100 euro nel supermercato?

Un punto di partenza di riflessione potrebbe essere che quando entro nel supermercato prendo un carrello e compro quello che ho scritto nella lista. Non provo a stare attento a quello che compro. So che posso pagare la spesa, e quindi non mi faccio problemi. Se poi per comportarmi nello stesso modo devo smettere di andare dove sono sempre andato, e devo frequentare un discount, fa poca differenza.

Se invece provo a dare attenzione per i miei 100 euro, mi potrei ancora trovare in un circuito supermercatale con punteggi e bonus. E non dovermi rapportare con una realtà dove la convenienza esiste ed è indubitabile. Ma che non permette promozioni differenti o non permette di “giocare” con scontistiche periodiche a cui fare affidamento e su cui costruire i propri acquisti più a lungo termine.

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/impresa-di-shopping-shopping-1275482/)

Le prerogative del nuovo Presidente della Repubblica

In questo momento in cui si sta aspettando che si svolgano le elezioni del nuovo Presidente della Repubblica, non si può che iniziare a gettare qualche linea guida che il nuovo soggetto o la nuova soggetta dovrà rispettare.

Ci sono delle condizioni che fanno parte del percorso in cui si inserisce storicamente e istituzionalmente. Una nuova condizione però dovrebbe far parte della condizione in cui agire nel mondo moderno. Ma si potranno scoprire mettendo qui nero su bianco una per volta.

  1. essere apolitico/a

Non si può evitare che, anche da provenienza politica, il nuovo Presidente o la nuova Presidentessa eviti nella modalità e nella maniera più assoluta di rappresentare una parte politica. Beneinteso: si possono avere delle tendenze o delle prerogative. Ma si deve in ogni modo evitare che di fronte a governi aderenti o non aderenti ci siano delle frizioni o dei fraintendimenti.

  1. essere apartitico/a

Nel momento stesso in cui si diventa candidato o si raggiunge la carica, la tessera di partito deve immediatamente sparire. Perchè per un Capo dello Stato che si rispetti, la partitocrazia è come i pidocchi per un cane o un gatto: possono portare conseguenze di salute problematiche se non evitati sul nascere.

  1. essere equidistante

Un Capo di Stato, in quanto a capo dello Stato, non può che essere al vertice del paese. In quanto tale, anche se non proprio nel mezzo, deve fare la differenza. Deve rappresentare il più possibile tutti gli italiani. Sia rossi che neri che gialli che azzurri che verdi. Insomma: tutti i colori. Già la politica ne fa di tutti i colori… Quindi il Capo dello Stato deve riassumere dentro di se tutti i colori della politica italiana. Ma senza essere più da una parte o più dall’altra.

  1. essere social

Oggi non si può prescindere dalla presenza su internet. Bene inteso: non come un privato cittadino. Ma come il rappresentante degli italiani. Che come tanti altri italiani fanno presenza sul mondo dei social oltre alla semplice iscrizione sui principali canali internet. Già esiste il canale Youtube. Ma si può fare molto di più. Come già Sua Santità Papa Francesco fa con la sua utenza Twitter.

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/italia-roma-vittoriano-516005/)

L’usato sicuro dei sequel nell’intrattenimento video?

Dopo il grande successo di Matrix nella sua trilogia, ben 20 anni fa, al cinema ritorna un film che si riaggancia alla storia base. E cerca di riportare al cinema le persone che, come me non lo nascondo, ha fatto di questo film una vera e propria pietra miliare.

Poi c’è la questione di Harry Potter, che dopo aver fatto meravigliare generazioni di bambini, ritorna per il suo pubblico con gli attori attualmente adulti e con tanto amarcord.

Non si può poi dimenticare la storia delle serie televisive. Rappresentata dalla serie “Friends” da cui sono stati lanciati nell’olimpo della televisione, anche a pagamento, i sei protagonisti. E che recentemente sono ritornati nel loro set video per trovare ancora i suoi follower, come si chiamano oggi. All’epoca si chiamavano affezionati. Se non “addicted”.

Voglio concludere con una serie che nel suo piccolo ha fatto epoca: “Will & Grace”. Che ha sdoganato le tematiche Lgbt al grande pubblico dopo tanti tabù e tanto macchiettismo. E che ha ripreso le fila della sua storia per ritornare sul piccolo schermo. Per la gioia di tanti come me che in quella serie hanno trovato tanto…

Alla base di tutto questo detto una cosa sola: il sistema dell’usato sicuro. Un modo di interpretare una varieganza di serie televisive con il meccanismo di riagganciare gli spettatori su qualcosa che ha già funzionato nel passato. Ma con un particolare preciso: il mondo delle serie televisive e del cinema è cambiato rispetto a quando quelle serie o quei film sono andati in onda. L’intrattenimento ha cambiato le sue dimensioni.

Non voglio dire che certi progetti non devono essere portati avanti. Si tratta di far lavorare attori e tutto il resto del gruppo di registazione. Ma piuttosto non sarebbe meglio sviluppare le stesse dinamiche con più attualità?

Si può parlare di tecnologia alla Matrix. Ma esiste il Metaverso adesso. Di cosa si può parlare con uno svolgimento più agganciato alla realtà?

Si può tornare in una scuola di magia. Ma si può prescindere dallo straripamento di tecnologia e delle sue potenzialità agganciate ad un mondo più fantasy?

Si possono trovare degli amici che socializzano in una serie. Ma Whatsapp e i social dove li vogliamo mettere, con la loro permeabilità nei rapporti sociali di oggi?

Le tematiche Lgbt stanno diventando importanti. Ma siamo ancora a certe macchiette o a certi stereotipi classici? Non è evoluto il mondo della omosessualità? Dove le vogliamo mettere le coppie e le unioni civili in Italia? Se non nel resto del mondo? La procreazione per le coppie omosessuali? I diritti civili?

E poi a riguardo non bisogna poi per forza fare affidamento a un pezzo del passato: Black Mirror su Netfilx fino a che punto potrà ancora essere tanto avvenieristica e futuristica con la velocità di modernità attuale?

L’usato, dopo troppo tempo, diventa antiquariato. Quindi non bisogna abusare…

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/netflix-peliculas-youtube-digitale-3733812/)

Prendere in famiglia un cane. Nel Covid…

Gli animali domestici hanno rappresentato per tante persone chiuse in casa durante i mesi del lockdown un bene o un male. Un bene perchè sono stati un appiglio a cui aggrapparsi nella solitudine o nella difficoltà di riempire le giornate. Un male perchè se i padroni si sono ritrovati intubati in ospedale, hanno dovuto soffrire l’isolamento e la reclusione in un canile. Per un periodo. O per sempre, perchè il padrone è morto.

Attualmente non siamo in tempi di lockdown. Ma se ci si trova confinati in una stanza d’albergo sanitario o ricoverati in ospedale, cambiano gli addendi ma la somma è sempre la stessa.

I canili e i gattili, perchè non esistono solo i cani, non saprei dire se stanno scoppiando. Ma se uno in questo momento volesse un cane o un gatto, per fare compagnia o per arricchire il proprio nucleo familiare, non cercherei per forza un lignaggio animalesco o della purezza sanguigna. Cercherei piuttosto, o offrirei se cosi possiamo dire insieme, salvezza per un animale. In molti casi abbandonato anche contro la propria volontà. Soffrendo un padrone a cui ha voluto bene ma che non potrà più vedere.

Gli animali danno molto affetto. E, anche se è un mantra un poco settario, chi non ha un animale non può capire. Proprio per questo, con coscienza e con razionalità, si può rompere una solitudine personale adottando un animale domestico. Io parlo di cani e gatti. Ma la varietà di animali domestici è molta. E ciascuno può trovare affetto dall’animale che preferisce.

Solo una cosa per concludere: gli animali domestici non sono tutti quanti quelli esistenti in natura. Gli animali venduti come tali, ma che tali non sono, non devono diventarlo. Fanno parte di un mondo che non è il nostro. E laggiù, nel loro habitat naturale, devono restare…

L’ecologia in pubblicità che “farebbe” vendere

In pubblicità le aziende fanno a gara a essere sostenibili. Ma poi nella GDO la cosa ha un vero raffronto?

L’ecologia sta diventando il nuovo traguardo delle aziende che fanno commercio. Osservarlo è facile: basta ascoltare attentamente le pubblicità che circolano in televisione o sugli altri mezzi di comunicazione. La sostenibilità ambientale o le emissioni zero non mancano quasi mai a nessuna azienda che produce merci o alimenti.

La domanda a questo punto, come diceva un mito della mia infanzia televisiva Antonio Lubrano, sorge spontanea: se non ci fosse di mezzo il commercio e la visibilità, le aziende si darebbero lo stesso tanto da fare?

Credo sinceramente di no. Non si può che sentire una pressione generale della opinione pubblica per cui se non sei eco compatibile nel tuo commercio, non puoi commerciare.

La sensazione è quella di stare ancora negli anni ottanta per cui la cosa più importante è quella di commerciare e far sognare le persone. Infatti è una sorta di sogno pensare che le aziende siano eco sostenibili o possano fare qualcosa a riguardo per l’ambiente.

L’industria è sempre stato qualcosa di differente dall’ambiente naturale. Madre Natura, da che esiste la vita sul pianeta Terra, ha sempre creato da se stessa degli equilibri di autogestione delle sue creature. L’industria non è concettualmente capace di farlo.

L’industria produce a linea unica e non ha nessun altro interesse che incrementare quella linea unica fino alla totale esaltazione. Se adesso non ci fosse la mano umana a rendere sostenibile in parte quella linea, saremmo ad un punto di non ritorno della vita umana.

Quello che però sottolineo è che la sostenibilità è a fini commerciali e non a fini di personalità. Se magari ci fosse meno sostenibilità apparente e più sostanziale, non ci sarebbe bisogno di dimostrare la realtà. Perché quella realtà sarebbe tangibile fuori dal farlo sapere via avvisi.

Io potrei stare zitto, visto che quando faccio la spesa sono il minimo della sostenibilità, data la mole di plastica che faccio circolare con i miei acquisti. Ma una cosa la posso dire: già dalla grande distribuzione organizzatasi può valutare il reale impatto della questione. Quando non avrò bisogno di mantenere tanta plastica in circolo, può darsi che la sostenibilità sia un dato di fatto e non solo una virgola della pubblicità per vendere il più possibile…

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/carota-verdura-verdura-di-radice-3476034/)

Prendere un caffè al bar con green pass

Prendendo un caffè al bar, in un momento di relax, vedi ciò che può essere il delirio di un barista.

Infatti chi sta dietro ad un bancone, deve obbligatoriamente controllare il green pass ai clienti che vengono a consumare, come ho fatto io, un caffè al banco.

La problematica al limite del delirio, per il barista, non è il controllare il green pass, ma il dover dirigere il “traffico” delle ore di punta e assicurarsi che il 100% dei clienti abbia ricevuto il controllo adeguato del green pass.

Basterebbe ipotizzare che anche solo un cliente, magari disgraziatamente positivo senza sapere di esserlo, non venisse controllato e un possibile tracciamento non avrebbe efficacia per eliminare quella precisa linea di contagio.

Si potrebbe pensare che quel cliente fosse positivo anche avendo il pass controllato. Ma nella calca delle ore dell’aperitivo in un bar molto frequentato non si potrebbe fare molto. Se non appesantire ulteriormente il sistema di tracciamento della Sanità con quella situazione in coda a tutte quelle in esame.

La domanda a questo punto può essere questa: aumentare le necessità di controllo delle persone non è più una complicazione che una facilitazione per la situazione generale del tentativo di monitoraggio dei contagi? Complicazione da saturare con una altra persona da pagare per i controlli?

Oppure: fino a che punto potrà diventare tollerabile da un barista o da un titolare di bar o ristorante il doversi quasi duplicare per stare dietro agli obblighi pur comprensibili di controllo delle persone per non creare contagio o diffusione del Covid? Vedi sopra l’assunzione in più?

Ma credo che veramente la questione sia più questa: non può essere difficile da gestire troppo transito di persone nei locali pubblici? Difficile al punto da non permettere un adeguato monitoraggio sia delle autorità sanitarie, affogate di tracciamenti? Sia dei titolari di esercizi pubblici, eventualmente stritolati da prestiti o finanziamenti da ripagare? E che quindi vorrebbero più clienti evitando altre assunzioni?

Con questo non voglio dire di rinchiudere di nuovo le persone in casa. Ma una mezza misura potrebbe essere analizzabile. Altrimenti che sicurezza c’è nel controllare un green pass quando l’ambiente in cui si va non è salubre per le troppe presenze? Pur se regolarmente controllate?

I saldi in partenza: malattia o occasione?

I saldi sono cominciati.

E anche io, se riuscirò, ne approfitterò.

Comprare ai saldi, o con altre promozioni anche su internet, può diventare in alcuni casi una vera e propria malattia. Perché per alcune persone comprare “facendo l’affare” può diventare una patologia. Una fissazione. Che può rientrare nella galassia dello shopping compulsivo. Non proprio in maniera diretta, ma può rientrare.

Da un lato la questione della promozione a tutti i costi, o quasi, potrebbe essere anche comprensibile, visto che durante le fasi di vendita a prezzo pieno l’acquisto è economicamente inaccessibile. Vorrei vedere avere uno stipendio, e mezzo in tanti casi, in una famiglia con due figli o più. Senza contare i suoceri o altri parenti a carico. Se non acquisti a saldo, non puoi fare diversamente…

Dall’altro lato ci sono situazioni non molto accettabili. Più che altro per la salute del singolo. Che, se non economicamente, per eccessivo acquistare fino all’indebitamento, può diventare un problema da sindrome dell’accumulo.

Molti di noi, su un canale televisivo italiano, abbiamo potuto vedere anche casualmente un programma in particolare di persone in altri paesi che accumulano, accumulano e non buttano via nulla. Portando a casi di rischio di vario genere compreso quello sanitario.

Non ci freghiamo tra noi: queste cose possono succedere anche vicino a casa nostra. E ci vogliono dei rimedi precisi riguardo la singola persona.

Poi, se mi è permesso, in questa sommaria distinzione, esistono le sfumature. Cioè casi di acquisti promozionati in forma di accumulo che hanno una loro logica.

Come una occasione che mi è capitata personalmente di acquistare dei ricettari a fascicolo in tempo di estate, con la promozione, per farne dono a Natale.

Oppure i fascicoli di enigmistica a pacchetto. Per intenderci, quelli che vendono i supermercati in estate per fare le parole crociate al mare. Che poi possono tornare utili, vista la convenienza, durante i mesi invernali per passare una oretta differente. Senza spendere grosse cifre in edicola.

Non bisogna comprare carrellate stracolme. Ma se valutati con attenzione, si possono ottenere risultati interessanti.

Come quello di non trovarsi mai nella emergenza immediata di recuperare un pensiero, un done. Per un compleanno, una ricorrenza o per le festività natalizie.

Acquistare a saldo o con altre promozioni, tolte le patologie, non è assolutamente un problema. Anzi, si potrebbe dire che è un incentivo all’economia.

Oltre che un vantaggio per i negozianti per smaltire gli acquisti di merce di una stagione al termine.

Si possono trovare, utilizzabili nella stessa stagione successiva, capi di abbigliamento e accessori e tanto altro difficilmente accessibili a livello di portafoglio in corso di stagione.

Poi vanno tenuti in accumulo in casa, non ci nascondiamo dietro un dito. Ma se l’accumulo viene smaltito con l’utilizzo successivo o con la situazione di fare un regalo, perché viene considerato sbagliato?

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/negozio-shopping-borse-regalo-791582/)