Archivio mensile:aprile 2019

La brutta scoperta…forse modificabile

Ci sono giorni in cui scopri cose che magari se qualcuno te le avesse spiegate potevi organizzarti: le tasse e tutto il correlato. Partiamo da un dato certo: le tasse sono importanti. Le tasse hanno una loro fondamentalità perché le tasse, per un certo verso, aiutano il mantenimento dello Stato e di tutti i suoi apparati. Quello che non va bene è che la burocrazia a cui fa capo il pagare le tasse è una cosa che richiede un mare di tempo e di attenzione.
Il punto da cui partire è la fiscalità, mi si permetta il gioco di parole, con cui devi essere preciso al centesimo nelle tue cifre.
Io non credo che un cittadino non voglia non pagare le tasse. Solo che ti trovi davanti da una parte gli evasori quali “buon” esempio, dall’altra trovi la gente che è scontenta della macchina dello Stato che sperpera i soldi delle tasse. Se un cittadino avesse la possibilità chiara e trasparente, senza giri per uffici a complicare le cose, di pagare le tasse non credo che le persone non le pagherebbero. Ma sto parlando dei piccoli cittadini, che sono la polpa viva del paese. I grandi evasori sono solo da condannare alla pubblica gogna o alla pubblica vergogna solo per pagare alla moglie la pelliccia di turno o al figlio lo champagnino nei locali con gli amici.

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L’impreparazione è un vantaggio?

Si è tanto voluto un nuovo modo di governare. Scollato dal vecchio fare politica dove tutti conoscono tutti e dove la freschezza non fosse il fulcro principale. Ma al netto di diversi anni di “lavoro”, se cosi si può dire, della freschezza nella politica, ci si può ritenere soddisfatti?
Sinceramente no. Quello che manca non è il grido “onestà! onestà!” nelle piazze, ma la voglia di essere onesti. Di non fare come hanno sempre fatto tutti coloro che hanno spremuto a proprio vantaggio dalla macchina dello Stato. E soprattutto la consapevolezza che ogni persona pizzicata a fare il disonesto è un danno per la comunità ma anche per il paese nel mondo.
Io non credo che il nostro malaffare non sia conosciuto oltr’alpe e oltre oceano. Solamente lo si considera qualcosa con cui fare i conti e che francamente può essere sgradevole. Senza contare che è una cosa altamente da terzo mondo – e per certi versi il terzo mondo conosciuto oggigiorno queste cose le avrà anche sorpassate.
Un onorevole che grida onestà in una piazza ma poi si mette a fare come tutti gli altri suoi pari disonesti non è solo un ladro, ma è anche ridicolo.

La coscienza di essere autosufficienti

Una cosa non riesco a capire del nostro attuale modo di governare il paese: perché non si dice chiaramente che da un certo punto in poi i cordoni della borsa del governo e dello Stato italiano non farà altro che portare avanti il disbrigo degli affari correnti e per il resto uno si deve arrangiare? Visto che abbiamo un così grosso debito pubblico, qualcuno dovrà pur iniziare una azione risanatrice…
Con questo non voglio dire che non si deve pagare quello che è necessario. Ma è come se per determinate cose non ci può essere se non lo Stato e il Governo che ci mettono i soldi per far andare avanti le cose. E’ come se mancasse la fame dei reduci della guerra che sfruttano gli occhi e il cervello al massimo per rendere il più possibile fruttifero quel poco che hanno e dare a se stessi tanto con il poco disponibile.
Basta pensare ai fondi europei: non si sente altro che dire del sotto utilizzo di cui l’Italia e padrona. Quelli non potrebbero essere sfruttati di più dai comparti del paese al posto della “borsa” governativa attuale? Io credo che questo paese potrebbe tornare ad essere più di quello che è adesso se si iniziasse ad aver “fame” e portare al massimo della produttività il poco di cui si è indubbiamente padroni. E credo che se Salvini dovesse lavorare di più per il paese insieme a Di Maio e a Conte dovrebbe iniziare a dare il verbo del buon esempio dei suoi sindaci e amministratori, che si spendano e adoperino il più possibile per sfruttare quel mare di soldi europei a disposizione e che nessuno sembra voler nemmeno guardare.
Insomma: sentire la “fame” e la “sete” di chi è uscito sconfitto da una guerra e deve autosostenersi con il poco che trova lungo il proprio territorio. Cioè i fondi europei.

La rassegnazione

Giorno dopo giorno ti rendi conto che il tuo vecchio progetto non riesce ad essere sostenibile con i nuovi impegni diciamo professionali che stai portando avanti. E quindi non puoi che prendere atto del fatto e portare avanti qualcosa di più compatibile. Magari sperando un giorno di poter recuperare. Con la speranza… Sigh sob…
Da qui la volontà di scrivere per tutti quanti due righe. Cosi, per parlare con voi.
Buona lettura!