Archivio mensile:maggio 2019

Ma che Governo è che fa leggi mischiate?

Fare una legge, come punto di partenza, è dare ordine al disordine. E’ dire che una cosa è giusta e una cosa è sbagliata. Che una cosa è fattibile, oltre che come fattibile, e qualcos’altro non lo è. E’ lo stesso principio per cui se si aderisce a giocare con un gioco si accettano le sue regole e di conseguenza non si fa ciò che non fa funzionare il gioco. Oppure si prende una tessera punti di un supermercato o di un negozio e si seguono i meccanismi alla base della sua raccolta punti per poter usufruire dei benefici o dei vantaggi alla base.
In pratica si fa quello che viene detto di fare. Come nel caso delle leggi: si fa quello che dice la legge. Ma se la legge non è corretta, cosa si può fare?
E’ il caso, purtroppo, delle leggi in Italia. E’ difficile, in questo momento, saper distinguere una legge dalle altre, perché oltre a non fare l’iter classico di una legge, si fanno i decreti legge, con tutto il meccanismo che sta alla base, e poi si fanno i decreti legge con articoli di una legge da una parte, correzioni di legge dall’altra, e via dicendo arrivando ad un mescolume tra i più orridi e i più indecenti.
Non credo che in altri paesi, per fare quello che pare al governo di turno, non si faccia in questo modo. Insomma esiste una correttezza nell’accettare quello che un governo del passato fa e poi quello che fa un governo eletto democraticamente ma che prende le redini del paese da un punto in poi e fa qualcosa di diverso in base, più o meno, alle promesse elettorali.
In che modo è difficile definirlo, ma ci vorrebbe una sorta di codice non scritto in base a cui certi comportamenti sono accettati e altri no. Naturalmente non in base alla legge.

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La semplicità di cosa ci sia da fare non sempre va bene

La realtà è di per sè qualcosa di antitetico al binarismo. In pratica non è solo bianca e nera, ma padrona di notevoli sfumature di grigio. E chi affronta la realtà cercando di dargli ordine si trova alle volte a definire tutto quello che è nel mondo come bene o male, come buono o cattivo, come positivo o come negativo. A questo punto però bisogna fare un attimo di precisazioni, con un esempio.
Tutti sappiamo cosa è una multa. E’ qualcosa che succede a qualcuno quando fa una infrazione a una regola o a una legge del paese o dell’ambiente in cui vive. E solitamente la multa è un male perché succede in una situazione negativa. Ma poniamo il caso che la multa sia qualcosa di positivo, come quando qualcuno la prende perché ha parcheggiato vicino al proprio posto di lavoro e quindi può lavorare e portare avanti la sua vita. Perché può sembrare un caso paradossale, ma ci sono persone che per esigenze di lavoro devono parcheggiare la propria auto in situazioni precarie se non fisse di infrazione. Infatti se uno deve lavorare in più sedi e dover parcheggiare in più posti durante la propria giornata ha l’esigenza di lasciare la sua auto in posti dove il parcheggio è a pagamento ma non ha il tempo di pagarlo o se il pagarlo fisso può essere più dispendioso della multa singola o di più multe.
Da questo esempio cosa si può trarre? Che la multa è qualcosa di negativo, ma che per qualcuno quella negatività è sopportabile. In questo caso la realtà negativa della multa si fonde con la positività di lavorare e quindi la semplice soluzione di pagare il parcheggio non risolve il problema del lavoratore che si è messo in mezzo in questo caso.
La negatività e la positività sono un importante spartiacque della vita e di quello che ci circonda. Ma non sempre ciò che è positivo è tale in purezza e il negativo dall’altra parte segue lo stesso meccanismo. Chi offre soluzioni troppo rigide tra ciò che è e ciò che non è non sempre può affermare di avere la verità in tasca.
La verità ha confini molto fumosi, molto labili.

Save the Children: quanto può costare salvare la vita di una persona

La cifra è presto detta: 30 centesimi. E’ il costo di un nutrimento per bambini che Save the Children, ma per essere onesti non solo loro, offre quando può e dove può a tutti quei bambini che, sembra uno scherzo nel mondo produttore di cibo e affetto da obesità per tantissime persone che devono ricorrere alla dieta e alle operazioni gastriche, soffrono di malnutrizione.
Si tratta di beneficenza. Ma molti di noi si possono dire: io faccio già beneficenza. E soprattutto la faccio con chi so che avrà un vero beneficio dello sforzo o dei soldi che posso far uscire dal mio portafoglio. Va bene. Ma un bambino e una società di beneficenza e di supporto nel mondo più povero e in tutti quei paesi dove anche l’acqua è un lusso, si può negare un paio di euro? Si può pensare che loro dissiperebbero quei pochi euro per altro?
Io credo che se qualcuno avesse la possibilità di prendere un paio di Euro dal proprio conto corrente e darlo a loro, visto che un nutrimento per un bambino costa 30 centesimi, magari un bambino in più potrebbe crescere e diventare un uomo e dare un futuro alla propria famiglia, potendo lavorare pe loro.
Magari si fa a meno di qualche caffè al bar e si sa un futuro ad un bambino. E forse un poco di beneficenza la faccio a me stesso, bevendo meno caffè e eccitando di meno il cuore e il mio organismo.

Vittoria al vincitore, senza dubbio. Adesso bisogna mettersi a lavorare…

Matteo Salvini, il politico più criticato, più amato, più votato, più sputtanato e più chiacchierato del momento ha vinto le elezioni europee e molte delle comunali che più o meno si sono svolte in tutta Italia. Perfetto. E adesso?
Come ha scritto Paulo Coelho in un suo romanzo che ho di recente scoperto “Il vincitore è solo”. Come nella maggioranza dei casi lo sono tutti quei politici e quegli statisti che devono affrontare la realtà intorno a loro. E fino a che le cose vanno bene, tutti vicini e tutti amici. Quando poi iniziano i guai tutti cercano rifugio da altre parti, se non in altri paesi.
Salvini è il primo politico italiano. Quindi dovrà prendere delle decisioni che avranno delle ripercussioni nel futuro se non nell’immediato presente. Lui ha si il potere di dire qualcosa in più degli altri. Adesso però avrà l’onere, non solo l’onore, di decidere della vita dell’Europa e delle sue regole. Che certamente farà a sua esigenza e suo utilizzo. Ma si spera non succeda come successe nel cartone animato “Dragon Ball”, mi si perdoni il paragone puerile e troppo fantasioso, quando il drago delle sette sfere venne trasformato in un tappabuco di qualsiasi desiderio di chi trovava le sfere. E non l’ultima salvezza di quando la realtà non avrebbe potuto aiutare i protagonisti della storia.
L’evoluzione del “drago” è passata da un desiderio come fine ultimo di tutti gli sforzi dei protagonisti a tre desideri in cui gli sforzi del drago hanno accumulato la negatività di tutto quello che ha rimediato. Come è andata a finire la situazione? Che le sfere del drago hanno prodotto dei draghi negativi distruttori.
Nell’Europa cosa può c’entrare il drago? Che fino adesso si è avuto un regime che ha prodotto dei risultati perché costringeva a darsi una regolata. Con l’estrema destra ci sarà la slegatura di tutti i vincoli così ciascuno potrà fare quello che gli pare. Servirà a qualcosa?

La scelta più o meno azzeccata di Mahmood all’Eurofestival.

Per una manciata di voti Mahmood non ha vinto l’Eurofestival a Tel Aviv. Ma prima di questo bisogna partire da Sanremo 2019 dove la sua vittoria ha avuto molte contestazioni. Infatti si sarebbe voluta per esempio Loredana Bertè se non gli altri finalisti sul podio. E sotto sotto sembra esserci lo zampino della sala stampa dei colleghi giornalisti, che ha spinto la vittoria di questo ragazzo con la sua canzone “Soldi”. Hanno fatto bene? Si.
Sanremo è Sanremo. Ma l’Eurofestival è l’Eurofestival. E questo la gente a casa dovrebbe valutarlo, visto che chi vince Sanremo va all’Eurofestival come concorrente per il paese. Non dico che Sanremo deve promuovere solo il migliore adatto alla gara europea. Ma siamo anche un paese che deve concorrere a quel contest, cioè a quella competizione. E l’italiano che deve combattere per noi deve essere adeguato ai tempi e alla cultura musicale del momento.
Non è possibile che la sala stampa debba fare più di quanto gli compete per mettere sul palco dell’Eurofestival chi può o meno avere i numeri giusti per combattere contro tutti gli altri paesi.
O per lo meno si può fare in modo che Sanremo rimane Sanremo. Con la sua gara superamata da tutti gli italiani. Ma dall’altra parte si piazzano dei giurati musicali che valutano o meno chi può essere più adatto a combattere nel paese di turno che il paese vincitore della passata gara europea. Così da una parte si accontentano gli italiani con il loro apprezzato maggiore. E dall’altra c’è il valido candidato per l’Eurofestival, senza scontentare nessuno.
Se tutte le volte è obbligatorio sopportare e dover ingoiare le polemiche delle votazioni più o meno valide di tutti quelli che votano per ogni edizione del Festival di Sanremo, meglio fare le cose separatamente…

Il selfie come malattia da eccessivo esibizionismo

La parola selfie è una parola di abbastanza recente acquisizione, visto che si tratta di una invenzione degli utenti dei cellulari da quando esiste la camera frontale negli smartphone. E si tratta di una foto di se stesso alle volte accompagnata da una compagnia come ricordo di una conoscenza o come modo di far sapere alle persone che questa persona la si è conosciuta o la si è frequentata.
In questo momento un politico italiano, cioè Salvini, ha capito il potenziale di queste foto e in ogni suo viaggio cerca di farsene il più possibile. Tenendo ben presente che il potenziale virale di un selfie è maggiore di quello di un semplice messaggio lanciato suoi social.
Ma politica a parte, si può dire che alcuni casi di selfie sono un sottosistema del narcisismo. Cioè quella malattia delle persone che non possono fare a meno di mettere se stessi a risalto del mondo oltre che verso se stessi. Con esiti alle volte pericolosi per chi lo mette in pratica, questo comportamento.
Tolta la politica e il narcisismo, rimane l’esibizionismo. Che bene inteso è una malattia diversa, se la si può chiamare malattia. Perché rompe qualsiasi freno inibitore verso ogni aspetto di se stessi e di chi sta intorno a se. A differenza della dimensione privata e unica verso se stessi del narcisismo. Nel caso dell’esibizionismo non si può fare altro che far vedere qualsiasi cosa anche la più privata. Con gli eventuali rischi che si corrono a non avere una dimensione privata della propria vita.
Corre a questo punto una domanda o due. La prima: Salvini e tutti gli altri politici che seguono il suo comportamento fanno condivisione o esibizionismo? E poi: fa bene alla classe politica mettere tutto sui social e non avere qualcosa di proprio patrimonio essendo alla caccia di consenso e di supporto al proprio partito o alla propria persona?

Il mito della velocità. Utile solo nelle corse…

Credo si possa fare un applauso a tutte quelle persone che corrono sulle strade. Perché sono la manna dal cielo per tutte quelle compagnie di assicurazioni che cercano di incrementare i propri affari. Che cercano un modo per prendere più quattrini ai propri assicurati idioti che hanno il valido vizietto di premere sull’acceleratore. Ma in fondo alla questione la velocità ha ancora un significato sulla strada?
Per un certo verso si, per un certo verso no. Dal lato più positivo del fronte ci vuole della gente che corre sulle strade, per esempio, perché sta inseguendo un criminale, e in questo caso si tratta delle Forze dell’Ordine. Oppure si tratta di un malato che deve essere urgentemente portato da un ospedale all’altro, in alcuni casi, oppure da un incidente o da una situazione pericolosa verso un presidio sanitario per potergli dare le giuste cure. Dal lato più negativo non si può non notare l’idiozia di tutti quelli che solo per il fatto di avere una macchina di grossa cilindrata, oppure perché non hanno di meglio da fare – concetto opinabile, visto che nella vita basta pensarci e qualcosa di meglio da fare lo trovi – allora danno gas al motore. Quello che si guadagna a comportarsi in questo modo, però, è tanta benzina in meno nel serbatoio, le gomme della macchina da cambiare ogni volta, il motore da mettere a punto. E ultimo ma non sempre possibile, un abbondante incidente da cui raccogliere i cocci della situazione se non che dover finire in tribunale e poi in galera per omicidio stradale, nel peggiore dei casi.
La velocità in automobilismo deve rimanere un fatto principalmente da corse. E nulla più. Soprattutto nel futuro dove la mobilità sarà sempre più un fatto comandato dai computer e quindi la mano dell’uomo sarà sempre meno capace di mettere gas alla macchina e poi distruggere, forse, una vita o una casa per un poderoso frontale.