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25 luglio 2019: Che valore ha la parola “investimento”

È una parola, prima di tutto. È una parola che ha un valore in diversi ambiti della società e della economia. È una parola che vale un futuro, perchè da questo punto di partenza si possono srotolare futuri tra i più disparati, tra i più lunghi e i più brevi. È una parola che dice a qualcuno che tu stai scegliendo una vita o una altra vita rispetto al punto di partenza che scegli di trovare.
Detto molto volgarmente: investimento è sinonimo di futuro, prima che di guadagno. Infatti si confonde una cosa: prima di tutto un investimento è un futuro che tu vuoi o meno raggiungere agendo nella società in un modo o in un altro. Prima di vederne dei frutti o delle perdite. Quando un industriale investe dei soldi in un progetto, calcola più o meno approssimativamente quali potranno essere gli scenari che verranno fuori nel mettere dei soldi o delle persone a fare qualcosa di nuovo o di diverso.
Nella società italiana questo come si incasella? Semplicemente in un modo: quello che noi facciamo nel nostro presente è la base del nostro investimento. E prima si fanno delle scelte prima si può dare una deformazione al futuro o eventualmente vedere dei guadagni. A vedere quali sono i guadagni che nella storia chi ci ha preceduto e su cui noi campiamo dovrebbero dare un senso di vergogna rispetto alle nostre scelte. Si vive volgarmente nel presente e non si da un senso del futuro. Si fanno investimenti, ma solo per tappare i problemi del breve termine. Non si vede una visione di futuro anche se fallimentare. Non si investe nel futuro del paese. Ma solo su quello che già esiste.

Save the Children: quanto può costare salvare la vita di una persona

La cifra è presto detta: 30 centesimi. E’ il costo di un nutrimento per bambini che Save the Children, ma per essere onesti non solo loro, offre quando può e dove può a tutti quei bambini che, sembra uno scherzo nel mondo produttore di cibo e affetto da obesità per tantissime persone che devono ricorrere alla dieta e alle operazioni gastriche, soffrono di malnutrizione.
Si tratta di beneficenza. Ma molti di noi si possono dire: io faccio già beneficenza. E soprattutto la faccio con chi so che avrà un vero beneficio dello sforzo o dei soldi che posso far uscire dal mio portafoglio. Va bene. Ma un bambino e una società di beneficenza e di supporto nel mondo più povero e in tutti quei paesi dove anche l’acqua è un lusso, si può negare un paio di euro? Si può pensare che loro dissiperebbero quei pochi euro per altro?
Io credo che se qualcuno avesse la possibilità di prendere un paio di Euro dal proprio conto corrente e darlo a loro, visto che un nutrimento per un bambino costa 30 centesimi, magari un bambino in più potrebbe crescere e diventare un uomo e dare un futuro alla propria famiglia, potendo lavorare pe loro.
Magari si fa a meno di qualche caffè al bar e si sa un futuro ad un bambino. E forse un poco di beneficenza la faccio a me stesso, bevendo meno caffè e eccitando di meno il cuore e il mio organismo.

Non sia il selfie, ma la proposta e il futuro del paese…

Tra poco siamo sotto elezioni. Lo sanno tutti. Ma molti forse non sanno, a partire dai sondaggisti che per carità fanno il loro lavoro, che Salvini non ha la benché minima speranza di nulla. E’ uno dei candidati come lo sono i suoi colleghi di partito, candidati più o meno come lui e come tutti gli altri candidati di tutte le forze politiche. Bene inteso: non è una affermazione di umiltà altrui. Ma è la base da cui tutti i cittadini dovrebbero partire nella situazione di dover votare qualcuno per il Parlamento Europeo. Tutti alla fine sono uguali. E la unica discriminante che può far votare qualcuno potranno anche essere i selfie che più o meno produce per i propri follower, ma sono principalmente le proposte che dovrebbero nel bene e nel male far progredire o svoltare il paese e tutte le sue parti.
Sia chiaro: non ce l’ho con Salvini, che ha tutta la mia ammirazione per determinate scelte da ministro e da uomo politico. Ma credo sia doveroso partire da un azzeramento generale e vedere chi dei vari competitor elettorali propone qualcosa di migliore per la situazione. E soprattutto qualcosa di fattibile, come le risorse che il paese ha. Sarebbe giusto che gli italiani sappiano che “Bambole qui non c’è una lira”, cioè un euro. E che ci deve essere impegno di stato, più del singolo impegno lavorativo, per accompagnare il proprio politico o il proprio futuro Presidente del Consiglio a fare quello che deve fare per il bene del paese. Senza pretendere dei soldi in cambio in qualsivoglia modo. E dimenticandosi in tutto e per tutto l’uomo solo al comando duro e puro.

Blogosphera estiva del 25 Giugno 2016

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“Il modo migliore per mantenere i clienti è pensare costantemente come offrire loro di più, a meno.”

JACK WELCH JR.

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