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20 giugno: Paghiamo troppe tasse? O saremo forse troppo spendaccioni?

Nella matematica i giochi servono per capire come determinati ragionamenti portano a dei risultati. E sono dei mezzi semplici per far capire come si sviluppano le idee della logica. Quindi voglio provare a fare un pensiero a riguardo rapportato al nostro andamento economico. A quello del nostro paese.
Noi paghiamo, più o meno, le tasse allo Stato. E quelle tasse fruttano una somma con cui lo stato italiano paga quello che deve essere pagato. A cosa normali si fa quello che i soldi ci permette di fare, magari arrivando a prendere dei soldi in prestito naturalmente con lo scopo di restituirli con i dovuti interessi a chi ce li presta, se chi ce li presta chiede degli interessi.
Questo nella ipotesi. Perchè nella realtà gli italiani pagano le tasse ma lo stato italiano non fa altro che chiedere altri soldi ai suoi cittadini. Quindi non può essere altra spiegazione che lo stato italiano spende troppi soldi, rispetto a quello che potrebbe spendere.
Arrivati a questo punto la spiegazione sarebbe facile: lo stato dovrebbe spender meno soldi e fare con quelli che gli arrivano dalle tasse base. Ma poi salta alla mente il particolare, su cui l’attuale segretario generale della CGIL insiste da sempre, che lo stato italiano deve investire sui suoi cittadini per farli crescere più di quanto sono già grandi, e dall’altro lato aiutare concretamente chi non può fare con le proprie forze.
Ma ha davvero senso tutto questo meccanismo? Difficile dirlo. E difficile da valutare con un semplice si o un semplice no. Una cosa la si può dire, forse a scanso di equivoci: se il debito pubblico italiano cresce sempre più e non sembra esserci modo di dare un freno alla situazione, sarebbe perlomeno coerente da parte del governo di turno non fare solo delle dichiarazioni sensazionalistiche o tampone per non preoccupare gli italiani. Ma dire agli italiani che un certo modo di fare o di spendere i soldi pubblici ha bisogno di una revisione perché potrebbe portare difficoltà in futuro.

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4 giugno 2019: Reddito di cittadinanza: il solito ignoto…

Tra i progetti di questo governo c’è stato, come in altre realtà del mondo, quello di garantire ad ognuno dei bisognosi del paese un minimo di reddito per poter vivere almeno alla soglia della dignitosità. E quel progetto ha avuto un iter ed è diventato qualcosa di vero. Ma a che condizioni? Certamente degradanti e al limite dell’insulto in base alla fatica che il singolo italiano ha dovuto mettere in campo per ottenere quella fatidica card gialla delle Poste Italiane. Basti pensare che un italiano ha dovuto presentare delle documentazioni accurate per ottenere non il reddito in immediata, ma una domanda che ovviamente deve essere analizzata e valutata.
Risultato? Una miseria di Euro che avrebbe dovuto valere da mancetta elettorale, è proprio il caso di dirlo, a tutte quelle persone che come unica merce di scambio avevano la possibilità di votare e lo hanno fatto in larga parte per il M5S. Ma alla fine si è rivelato un flop da pochi e ristretti richiedenti.
Il reddito di cittadinanza non è un cattivo principio. Ma è un pessimo mezzo per non permettere di far lavorare le persone. Perchè certamente oltre ai divorzi lampo e a tanta fine di lavoro nero, c’è stata una larga fetta di lavoratori che hanno lasciato il loro lavoro precario con la prospettiva futura del reddito. E questi lavoratori hanno fatto per un grande pezzo uno sgravio per tanti datori di lavoro che avevano del personale di cui disfarsi, e che liberamente si è licenziato per quel reddito.
Mi piacerebbe tanto sapere come mai si è voluto portare avanti il progetto del reddito quando i soldi non ci sarebbero stati. Credo sarebbe stato più onorevole da parte di Di Maio dire ai suoi elettori che in quel momento i soldi che andavano per il reddito sarebbero dovuti servire per risanare i conti dello Stato. E con i conti risanati ci sarebbero state prospettive più floride per mettere in lavorazione il reddito di cittadinanza. Un briciolo di onestà credo avrebbe valso tanto, credo, per tante persone. E dall’altra parte un briciolo di onestà anche da parte dei cittadini, che invece di fare il solito truffario avrebbero lasciato i soldi a chi veramente ne ha bisogno.

31 maggio 2019: La volontà di esistere che trascende

Politicamente parlando siamo in un momento assurdo. E giustamente il premier del paese, anche se sembra che comandi più Salvini che Di Maio o Di Maio che Salvini, ha fatto sapere che lui di vivacchiare non ne ha nessuna voglia. Quindi gli alleati di governo, cioè coloro che fanno la sostanza del governo e del controllo politico del paese, devono decidersi: o si fa meno casino oppure si va tutti a casa e si vede veramente cosa si vuole fare. Ma Salvini sembra quello che più non ha nessuna intenzione di cambiare la situazione da governativa a elettorale. E il motivo è principalmente, come qualche politico ha fatto presente sui giornali, che Salvini sta solamente succhiando voti al M5S. Insomma vuole a tutti i costi resistere nel governo e continuare la sua opera non solo di politico, con più o meno ovvi risultati, ma anche di ministro e sotto un certo aspetto di guastatore della situazione economica. Perchè fino a che si trattava di fare il duro e puro con i migranti, a casa propria e con i propri poteri ministeriali, è stato un conto. Adesso ci si sta scontrando con qualcosa di più grande di noi italiani e su cui farei bene i conti, fossi nella testa di Salvini, prima di mettersi a fare il monolite contro chi ci sta dando una certa pace economica, cioè la UE. Bisogna iniziare, se si vuole veramente, a pensare che si deve anche avere uno sguardo più ampio del solito post sui social. Non si può darla a bere con facilità alla gente mentre Confindustria e tanti altri non danno più il loro autentico sostegno.
Non si può fare la statua di cemento contro le cose che hanno un potere effettivo su di noi. Perchè si è dei governanti e non si può vivere della volontà di esistere indipendentemente dai risultati veri che si fanno. Ministro Salvini, lei cosa ha veramente fatto per il futuro del paese?

Ma che Governo è che fa leggi mischiate?

Fare una legge, come punto di partenza, è dare ordine al disordine. E’ dire che una cosa è giusta e una cosa è sbagliata. Che una cosa è fattibile, oltre che come fattibile, e qualcos’altro non lo è. E’ lo stesso principio per cui se si aderisce a giocare con un gioco si accettano le sue regole e di conseguenza non si fa ciò che non fa funzionare il gioco. Oppure si prende una tessera punti di un supermercato o di un negozio e si seguono i meccanismi alla base della sua raccolta punti per poter usufruire dei benefici o dei vantaggi alla base.
In pratica si fa quello che viene detto di fare. Come nel caso delle leggi: si fa quello che dice la legge. Ma se la legge non è corretta, cosa si può fare?
E’ il caso, purtroppo, delle leggi in Italia. E’ difficile, in questo momento, saper distinguere una legge dalle altre, perché oltre a non fare l’iter classico di una legge, si fanno i decreti legge, con tutto il meccanismo che sta alla base, e poi si fanno i decreti legge con articoli di una legge da una parte, correzioni di legge dall’altra, e via dicendo arrivando ad un mescolume tra i più orridi e i più indecenti.
Non credo che in altri paesi, per fare quello che pare al governo di turno, non si faccia in questo modo. Insomma esiste una correttezza nell’accettare quello che un governo del passato fa e poi quello che fa un governo eletto democraticamente ma che prende le redini del paese da un punto in poi e fa qualcosa di diverso in base, più o meno, alle promesse elettorali.
In che modo è difficile definirlo, ma ci vorrebbe una sorta di codice non scritto in base a cui certi comportamenti sono accettati e altri no. Naturalmente non in base alla legge.

Le leggi sono importanti. Ma se sono troppe sono inutili

E’ di questi momenti la questione che per legge l’attuale governo abbia voluto regolamentare gli stipendi dei ragazzi che fanno le consegne del cibo a domicilio. E poi c’è la questione delle multe, che fioccano come funghi dopo la pioggia nei boschi: ogni comportamento illecito viene sanzionato anche quando dovrebbe essere il buon senso che non ti fa fare qualcosa, piuttosto di farla.
A questo punto non si può che fare una affermazione: siamo un paese dove non è possibile fare nulla se non per legge o per sanzione. E questo porta un importantissimo correlato: la vita in Italia è solo un grandissimo inferno. Vuoi per un motivo vuoi per un altro, non esiste giustamente la fiducia di lasciare le persone muoversi autonomamente nel vivere quotidiano. Da un lato gli italiani sono degli emeriti furbastri e dei cialtroni. Ma alla fine dall’altro lato esistono le persone che hanno una coscienza e che fanno quello che è giusto fare per il bene civile. A questo punto una domanda: fino a che punto lo Stato Italiano imbriglierà la vita del suo paese impedendo alle persone la propria vita con l’ennesima legge o l’ennesimo regolamento, quando basterebbe che qualche cattivo esempio fosse meno in circolazione, così da non far fare il male ai semplici cittadini?

L’uomo di governo che dovrebbe fare da esempio

Attualmente si sta facendo polemica, più o meno giustamente, sulla chiamiamola scorrettezza quasi al limite della corruzione che un sottosegretario del Governo Italiano ha fatto per favorire qualcuno al posto di chi ne avesse avuto diritto. E attualmente ci si accapiglia per non trovare una crisi di governo che spaccherebbe i 5 stelle dalla Lega dopo che più o meno tutti e due stanno soffrendo politicamente ed elettoralmente la propria incollatura a freddo l’uno con l’altro.
La cosa che magari andrebbe detta è: come mai ci si ritrova ancora con l’ennesimo soggetto che è stato pizzicato con le mani nella marmellata? Come mai non si riesce a eliminare questa brutta “usanza” di sfruttare la propria carica istituzionale a favore di qualcuno in particolare?
Bene inteso: non è che da domani ci deve essere la più cristallina onestà da parte di tutti quelli che hanno sede o a Palazzo Chigi o in uno dei ministeri. Ma perlomeno non ci debba essere l’ennesima figura di m**da fuori dai nostri confini nazionali. Dove si vede di qualcuno attaccato alla propria poltrona con il cemento armato. E non conscio che se non c’è niente da nascondere lo si può dimostrare in un tribunale e poi adeguatamente si fa un reintegro dove si era stati allontanati per riprendere il proprio lavoro. E al massimo si può avere tutta la tranquillità del mondo di riavere il proprio ruolo all’interno del partito e del proprio gruppo di colleghi.
Quando Siri capirà di poter essere un buon esempio credo che anche Salvini politicamente ne guadagnerebbe, perché avrebbe tra i suoi uomini non l’ennesimo peso morto su cui fare levata di scudi, ma un politicante adeguato e pulito. Su cui costruire qualcosa anche sull’opposizione di tanti nemici.

La coscienza di essere autosufficienti

Una cosa non riesco a capire del nostro attuale modo di governare il paese: perché non si dice chiaramente che da un certo punto in poi i cordoni della borsa del governo e dello Stato italiano non farà altro che portare avanti il disbrigo degli affari correnti e per il resto uno si deve arrangiare? Visto che abbiamo un così grosso debito pubblico, qualcuno dovrà pur iniziare una azione risanatrice…
Con questo non voglio dire che non si deve pagare quello che è necessario. Ma è come se per determinate cose non ci può essere se non lo Stato e il Governo che ci mettono i soldi per far andare avanti le cose. E’ come se mancasse la fame dei reduci della guerra che sfruttano gli occhi e il cervello al massimo per rendere il più possibile fruttifero quel poco che hanno e dare a se stessi tanto con il poco disponibile.
Basta pensare ai fondi europei: non si sente altro che dire del sotto utilizzo di cui l’Italia e padrona. Quelli non potrebbero essere sfruttati di più dai comparti del paese al posto della “borsa” governativa attuale? Io credo che questo paese potrebbe tornare ad essere più di quello che è adesso se si iniziasse ad aver “fame” e portare al massimo della produttività il poco di cui si è indubbiamente padroni. E credo che se Salvini dovesse lavorare di più per il paese insieme a Di Maio e a Conte dovrebbe iniziare a dare il verbo del buon esempio dei suoi sindaci e amministratori, che si spendano e adoperino il più possibile per sfruttare quel mare di soldi europei a disposizione e che nessuno sembra voler nemmeno guardare.
Insomma: sentire la “fame” e la “sete” di chi è uscito sconfitto da una guerra e deve autosostenersi con il poco che trova lungo il proprio territorio. Cioè i fondi europei.