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9 giugno: Progresso si. Ma evidentemente su una strada diversa da oggi

Nel generale si ha come la situazione che, se non a discapito dell’ambiente come dimostrano le evidenti mancanze di rispetto da parte delle grandi potenze industriali del pianeta, la crescita non sia più da inseguire nelle strade fino ad adesso seguite. E’ come se tutto ciò che si è fatto fino ad oggi sia qualcosa che non vada più fatto, non vada più messo in atto perché sempre più avvicina il mondo civilizzato come noi lo conosciamo alla situazione magistralmente descritta dal cartone animato “Wall-E”, cioè una landa desertica incapace di ospitare la vita.
Vorrà forse dire che le imprese di crescita del pianeta andranno rincorse all’interno di nuovi parametri? Molto probabilmente si. Cioè nel futuro essere sostenibili o meno sarà oggetto di sanzione o di premio perché le singole realtà daranno incentivo a posteriori, non a priori altrimenti è una presa per il c**o, a quelle aziende che vengono nel proprio paese e non rendono quel paese una discarica a cielo aperto.
Io credo sinceramente che il nostro mondo per come lo conosciamo oggi è arrivato ad un punto di svolta. E’ arrivato a quel limite per cui tutto quello che è venuto prima è in tutto e per tutto assimilabile ad una era sociale ed economica passata. Come è successo per i cellulari che una volta erano qualcosa di una certa tecnologia e successivamente sono passati a qualcosa di diverso dato che le esigenze di comunicare sono cambiate.
Allo stesso modo fare industria sicuramente cambierà come è stato dalla manifattura al carbone e dal carbone alla energia elettrica. E’ inevitabile oggi un cambiamento. E’ inevitabile non capire che la fine della crescita oggi rincorsa avrà il suo pensionamento…

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La semplicità di cosa ci sia da fare non sempre va bene

La realtà è di per sè qualcosa di antitetico al binarismo. In pratica non è solo bianca e nera, ma padrona di notevoli sfumature di grigio. E chi affronta la realtà cercando di dargli ordine si trova alle volte a definire tutto quello che è nel mondo come bene o male, come buono o cattivo, come positivo o come negativo. A questo punto però bisogna fare un attimo di precisazioni, con un esempio.
Tutti sappiamo cosa è una multa. E’ qualcosa che succede a qualcuno quando fa una infrazione a una regola o a una legge del paese o dell’ambiente in cui vive. E solitamente la multa è un male perché succede in una situazione negativa. Ma poniamo il caso che la multa sia qualcosa di positivo, come quando qualcuno la prende perché ha parcheggiato vicino al proprio posto di lavoro e quindi può lavorare e portare avanti la sua vita. Perché può sembrare un caso paradossale, ma ci sono persone che per esigenze di lavoro devono parcheggiare la propria auto in situazioni precarie se non fisse di infrazione. Infatti se uno deve lavorare in più sedi e dover parcheggiare in più posti durante la propria giornata ha l’esigenza di lasciare la sua auto in posti dove il parcheggio è a pagamento ma non ha il tempo di pagarlo o se il pagarlo fisso può essere più dispendioso della multa singola o di più multe.
Da questo esempio cosa si può trarre? Che la multa è qualcosa di negativo, ma che per qualcuno quella negatività è sopportabile. In questo caso la realtà negativa della multa si fonde con la positività di lavorare e quindi la semplice soluzione di pagare il parcheggio non risolve il problema del lavoratore che si è messo in mezzo in questo caso.
La negatività e la positività sono un importante spartiacque della vita e di quello che ci circonda. Ma non sempre ciò che è positivo è tale in purezza e il negativo dall’altra parte segue lo stesso meccanismo. Chi offre soluzioni troppo rigide tra ciò che è e ciò che non è non sempre può affermare di avere la verità in tasca.
La verità ha confini molto fumosi, molto labili.