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16 giugno: Troppo sdoganamento sulla mafia può smuovere delle braci

Il titolo è volontariamente ambiguo. Perché io non ho idea di cosa potrebbe succedere. Non ho idea se il fuoco bruciare be nel male o brucerebbe nel bene. Ma come tutte le cose è qualcosa che viene smosso. E lo smuovere produce conseguenze. Viene in mente un proverbio abbastanza calzante: alle volte è meglio non dare un calcio al sedere delle vespe.
Ma perché è meglio? È meglio perché come tutti gli insetti che viene stimolato, quando si muove non hai idea di dove possano andare e cosa possano fare nell’ambiente circostante. Preso nel soggetto della mafia: da una parte possono nascere dei piccoli o grandi mafiosi mentre dall’altra parte possono nascere dei piccoli o grandi antimafiosi. In ogni caso, si parte da una cosa che non deve succedere. E cioè che della mafia se ne parli a sproposito. Parlare di qualcosa muove. Soprattutto se è qualcosa che è il male o nel passato o nel presente e viene scosso praticamente senza senno o con poco raziocinio. Io preferirei vedere dei film stupidi, come la canzone di Marco Mengoni, piuttosto di avere davanti allo schermo il solito ospite televisivo che apre la bocca e gli da fiato. E dice qualcosa intanto difficile da motivare ad un bambino – con la conseguenza che non sai fino a che punto possa darti retta – e poi che non si capisce da che spinta sia nata la richiesta di avere più o meno quel tipo di ospite nel programma. Che non è che capita di continuo. Ma quando capita capita e non puoi non dire qualcosa a riguardo. Con la speranza che smuove anche quello le braci di una fiamma…

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11 giugno: La mancanza di chiarezza non permette progresso

Detto cosi questo titolo sembra quasi una massima o un proverbio. Ma se ci si pensa sotto sotto questo è un problema abbastanza grave. Per cui ci sono persone che di fronte alla loro non conoscenza non potrebbero fare qualcosa di meglio della loro vita. Mentre invece se fossero provvisti di adeguati parametri di consapevolezza della situazione che gli sta intorno farebbero magari cose che uno non si aspetterebbe. Come chi sta scrivendo queste poche righe in questo momento.
Io per evidenti impegni non ho potuto ne leggere un quotidiano da giorni ne ascoltare un telegiornale anche tra i più politicizzati. E di conseguenza la mia consapevolezza della realtà che ho intorno si ferma a ciò che ho ascoltato l’ultima volta che ho letto o ascoltato un giornalista raccontarmi quello che succede.
A questo punto la domanda è una sola: posso fare qualcosa di buono nella mia vita se non vengo a sapere come vanno avanti le cose nel mio paese? Detto più settoriale: se i politici la smettessero di non dire le cose come stanno si potrebbe forse sperare in una crescita in quanto paese che va al di la della vera conoscenza giornalistica di quello che succede nel paese e nel mondo?
Detto ancora diversamente: se i politici la smettessero di dire la loro per da una parte lisciare il pelo del proprio elettorato e dall’altra alla ricerca del maggiore consenso iniziassero a dare ai propri elettori e ai propri cittadini una consapevolezza più ampia di quello che è il proprio orticello e di come meglio coltivarlo, non ci sarebbe una corsa virtuosa a chi fa le cose meglio non solo dentro il paese ma anche al di fuori con la maggiore espansione di conoscenza e di capacità attrattiva?
E’ sinceramente molto utopico quello che ho scritto. Ma come mi disse una volta una persona se nessuno mai comincia a fare o dire qualcosa per cambiare la situazione non ci sarà mai qualcuno che oltre a te farà il primo passo per iniziare un cammino. Come, ahime, scrive Matteo Renzi nel suo