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1 luglio 2019: Non si può telecamerare tutto. Bisogna essere onesti

In principio era la sicurezza. E la sicurezza per un governante è stato sempre un cruccio da un lato per se stesso dall’altro per i suoi sottoposti. Quando la società si è evoluta anche la sicurezza si è evoluta. Con la polizia e i suoi metodi più o meno contemplati dalla regolarità nei diversi paesi del mondo. Con il controllo della gente e con la capacità di prevenire i danni prima che venissero messi in opera.
Adesso siamo al bivio per cui la sicurezza è diventata la storia un poco farlocca di uno scrittore che si chiamava Orwell per cui adesso tutto quanto viene telecamerato e registrato, dall’occhio del Grande Fratello. Ma perché si è arrivati a tutto questo intercettazioni comprese? Perché la gente è sempre più alla caccia di quello che non può ottenere, e cerca di ottenerlo anche quando le condizioni più o meno fisse non lo permettono. Bisognerebbe iniziare a capire che più il tempo scorre più sarà difficile ottenere quel che si vuole con le cosiddette scorciatoie. Perchè alla fine una telecamera ti beccherà con le mani nella marmellata e tu non potrai tanto difenderti. Video canta. Meglio smettere di cantare stonati. E di essere disonesti.

23 giugno: Da una parte una condanna, dall’altra le cose come se non fosse successo

Sono passati dieci anni da quando quella notte del 29 giugno una cisterna di infiammabile è esplosa sui binari dietro la stazione ferroviaria di Viareggio, provocando quello che ha provocato tra morti e feriti. Ed è di qualche tempo che sono state ratificate le condanne per gli allora dirigenti delle Ferrovie per non aver messo sufficiente sicurezza su quel convoglio.
Ma se ci si pensa è come se non fosse successo nulla. Intendiamoci: i morti ci sono e i feriti ci sono. Alcuni con tracce indelebili sulla loro pelle o nella loro persona tanto nella mente quanto nel corpo. Ma non si è veramente intervenuti sulla sicurezza. Certamente gli addetti delle Ferrovie che vengono intervistati, come fu il caso di “Report” su Raitre, diranno che le Ferrovie italiane sono le più sicure perché adottano dei sistemi che fanno fare meglio che in altri paesi. Non c’è stato da parte delle Ferrovie, ma da quelle attuali però, un mea culpa che se fosse stato davvero tale avrebbe raggiunto chiunque sulla faccia dell’Italia. Per dire che una cosa del genere non debba succedere più.
Invece hanno condannato Moretti, allora dirigente delle Ferrovie. Che adesso è praticamente allo stesso tempo il due di briscola e il capro espiatorio per fare in modo che tanto i giornalisti quanto le Forze dell’Ordine non vadano a guardare troppo a fondo se da qualche parte manca un bullone o se una traversina dei binari non è al suo posto.
Non voglio dire con questo che Ferrovie non abbia fatto o non abbia intenzione di fare nulla. Ma questo silenzio assordante di fronte alla condanna non mi piace proprio. Ha il sapore di quando non senti l’odore del gas dentro casa ma allo stesso tempo ti stai intossicando senza rendertene conto.
Perchè Ferrovie non fa sapere a tutti quello che sta disponendo per la sicurezza dei treni, quello che sta rimendiando dopo quel supertragico incidente?

6 giugno: Lo sbando che sembra esserci: sarà vero?

Attualmente noi Italia non siamo un paese florido. Siamo un paese che vive al limite della considerazione dei mercati come emettitore di titoli spazzatura. Il nostro spread, l’indicatore che fa da differenziale tra i nostri titoli a 10 anni contro i Bund tedeschi, è a livelli di difficile sostenibilità. Abbiamo una situazione di conti pubblici per cui l’Unione Europea ci sta chiedendo chiarimenti per lo sforamento dei parametri standard di tutti i paesi sul differenziale deficit del paese/Prodotto Interno Lordo, cioè il PIL. E probabilmente ci chiederà una manovra di correzione per allineare la realtà economica del paese a dei parametri sostenibili per l’intera economia europea. Abbiamo da una parte un viceministro che vorrebbe la flat tax, cioè una tassa standard a differenza dell’attuale regime di tassazione a scaglioni per cui adesso paghi in base a quanto percepisci di reddito. Abbiamo un altro vicepremier che ha adottato una misura assistenzialistica chiamata Reddito di Cittadinanza che si sta dimostrando una mancetta elettorale con poca capacità di sostenibilità della gente che lo percepisce e soprattutto con una marea di limitazioni nella capacità di spesa, giustamente adottate per non far svaccare chi prende i soldi, che pregiudicano eventuali esigenze legittime di sanità o di altro della gente che lo percepisce. E poi c’è nella generalità la volontà di mettere il progetto Quota 100, per cui in base alla tua età e alla tua potenzialità contributiva puoi andare in pensione prima della eventuale terminologia di legge attuale, cioè la Legge Fornero.
Detto tutto questo una martellata nella testa o una fucilata nel cuore farebbe meno fastidio e soprattutto sarebbe meno dolorosa. Ma comunque c’è la voglia di alzarsi la mattina. Di lavorare per tutti quelli che hanno una azienda. Di far girare i tornelli dei musei e dei posti pubblici di utilità. Quindi è difficile dire che siamo un paese allo sbando più assoluto. Può darsi che nella consapevolezza delle persone ci sia lo stesso la voglia di andare avanti, anche se per inerzia. La cosa è capire quando i nostri governanti capiranno che a tutti questi italiani che portano avanti il carrozzone della situazione si dovrà portare un poco di rispetto e si dovrà smettere di dire cosa fare senza ascoltarli e farsi dire da loro cosa veramente ci vorrebbe al posto delle solite mancette o dei soliti specchietti per le allodole.

Ma che Governo è che fa leggi mischiate?

Fare una legge, come punto di partenza, è dare ordine al disordine. E’ dire che una cosa è giusta e una cosa è sbagliata. Che una cosa è fattibile, oltre che come fattibile, e qualcos’altro non lo è. E’ lo stesso principio per cui se si aderisce a giocare con un gioco si accettano le sue regole e di conseguenza non si fa ciò che non fa funzionare il gioco. Oppure si prende una tessera punti di un supermercato o di un negozio e si seguono i meccanismi alla base della sua raccolta punti per poter usufruire dei benefici o dei vantaggi alla base.
In pratica si fa quello che viene detto di fare. Come nel caso delle leggi: si fa quello che dice la legge. Ma se la legge non è corretta, cosa si può fare?
E’ il caso, purtroppo, delle leggi in Italia. E’ difficile, in questo momento, saper distinguere una legge dalle altre, perché oltre a non fare l’iter classico di una legge, si fanno i decreti legge, con tutto il meccanismo che sta alla base, e poi si fanno i decreti legge con articoli di una legge da una parte, correzioni di legge dall’altra, e via dicendo arrivando ad un mescolume tra i più orridi e i più indecenti.
Non credo che in altri paesi, per fare quello che pare al governo di turno, non si faccia in questo modo. Insomma esiste una correttezza nell’accettare quello che un governo del passato fa e poi quello che fa un governo eletto democraticamente ma che prende le redini del paese da un punto in poi e fa qualcosa di diverso in base, più o meno, alle promesse elettorali.
In che modo è difficile definirlo, ma ci vorrebbe una sorta di codice non scritto in base a cui certi comportamenti sono accettati e altri no. Naturalmente non in base alla legge.

La scelta più o meno azzeccata di Mahmood all’Eurofestival.

Per una manciata di voti Mahmood non ha vinto l’Eurofestival a Tel Aviv. Ma prima di questo bisogna partire da Sanremo 2019 dove la sua vittoria ha avuto molte contestazioni. Infatti si sarebbe voluta per esempio Loredana Bertè se non gli altri finalisti sul podio. E sotto sotto sembra esserci lo zampino della sala stampa dei colleghi giornalisti, che ha spinto la vittoria di questo ragazzo con la sua canzone “Soldi”. Hanno fatto bene? Si.
Sanremo è Sanremo. Ma l’Eurofestival è l’Eurofestival. E questo la gente a casa dovrebbe valutarlo, visto che chi vince Sanremo va all’Eurofestival come concorrente per il paese. Non dico che Sanremo deve promuovere solo il migliore adatto alla gara europea. Ma siamo anche un paese che deve concorrere a quel contest, cioè a quella competizione. E l’italiano che deve combattere per noi deve essere adeguato ai tempi e alla cultura musicale del momento.
Non è possibile che la sala stampa debba fare più di quanto gli compete per mettere sul palco dell’Eurofestival chi può o meno avere i numeri giusti per combattere contro tutti gli altri paesi.
O per lo meno si può fare in modo che Sanremo rimane Sanremo. Con la sua gara superamata da tutti gli italiani. Ma dall’altra parte si piazzano dei giurati musicali che valutano o meno chi può essere più adatto a combattere nel paese di turno che il paese vincitore della passata gara europea. Così da una parte si accontentano gli italiani con il loro apprezzato maggiore. E dall’altra c’è il valido candidato per l’Eurofestival, senza scontentare nessuno.
Se tutte le volte è obbligatorio sopportare e dover ingoiare le polemiche delle votazioni più o meno valide di tutti quelli che votano per ogni edizione del Festival di Sanremo, meglio fare le cose separatamente…

Il metodo Lucano: tra ombre e risultati

C’è chi può dire che il sindaco Lucano, con il suo progetto nel paese di Riace che integrava i migranti come cittadini e lavoratori, è solo qualcosa da buttare via perché i migranti sono della m**da da rispedire al proprio paese. E chiunque, come sto facendo io in questo momento, dicesse una cosa del genere viene segnalato con un oceano di indici che stanno a simboleggiare che se dici una cosa del genere i migranti te li potresti tenere a casa tua.
Più che legittimo. Ma se si permette, il sindaco di Riace ha visto una risorsa per il proprio comune per dare una forma diversa alla sua situazione, tra le case disabitate ai lavori di nettezza urbana e via dicendo di cui il territorio del suo comune aveva bisogno, unendo il comune che amministrava alle legittime esigenze dei migranti che non sono delle vacche da poter anche lasciare al pascolo senza un tetto sulla testa e un tozzo di pane da mangiare.
Quello che non si capisce è come mai noi, popolo di emigranti in America e in Australia, ci mettiamo a fare questa figuraccia nei confronti della storia quando si potrebbe adattare il modello Riace ad altre realtà del paese dove basterebbe poco per ridare vita ad un borgo disabitato e dare da lavorare a uomini e donne che non saprebbero chi ringraziare delle divinità esistenti al mondo per aver ottenuto cosi tanto per il proprio presente e per il proprio probabile futuro.
Il paese Italia avrebbe certamente bisogno di un rinforzo per lavorare dove ce ne sarebbe bisogno. E le cose sono due: o gli italiani si rimettono a lavorare piuttosto di frequentare i tavolini dei bar o si accettano i migranti e il ministro Salvini si darebbe pace perchè i migranti fanno quello che i suoi concittadini non fanno (vogliono fare?).

Non si può denunciare così facilmente solo perché si fa diversamente da ciò che si vuole

Il ministro Salvini ha tutto l’apprezzamento del mondo. Ma davvero tutto. Perchè pur non essendo quasi mai nel suo ufficio del ministero non si può dire che non sia un ministro che fa solo comizi elettorali. Cioè: li fa ma in parallelo, e credo nessuno possa negarlo, fa anche le sue visite istituzionali da bravo rapresentante del Governo presso i suoi sottoposti dele forze armate.
C’è una cosa che però fa veramente inorridire: che si metta a minacciare di fare delle denunce in giro perchè la sua volontà non viene rispettata. Cioè bloccare le navi di migranti che dovrebbero in linea di principio attraccare nei porti italiani ma lui, in base ad un volere di non accettazione dei migranti nel paese, le vorrebbe rispedire da altre parti. Pare sia indifferente dove possano andare a finire. Questa volontà di denunciare è proprio quello che si può dire la ciliegina sulla torta che dovrebbe far capire l’allargamento un po’ troppo eccessivo del volere di Salvini.
Con la volontà di non ripetere quello che fece Fassino dicendo a Grillo di fondare un partito che poi è diventato il Movimento 5 Stelle con tutte le vicissitudini che si conoscono, pregherei il ministro Salvini di rimandare, se ci riuscirà, le sue bizze da capo del governo a quando riuscirà a diventare il capo del governo. Adesso lui, è bene ricordarlo in generale, è si il vicepremier del governo Conte, ma soprattutto è un sottoposto del Governo Conte. Quindi faccia il bravo dipendente di governo e la smetta di sentirsi quello che è politicamente ma non definitivamente. E faccia attenzione a non farla fuori dal vaso, perchè è un attimo diventare da un ministro amato un ministro ridicolo.