Attualmente noi Italia non siamo un paese florido. Siamo un paese che vive al limite della considerazione dei mercati come emettitore di titoli spazzatura. Il nostro spread, l’indicatore che fa da differenziale tra i nostri titoli a 10 anni contro i Bund tedeschi, è a livelli di difficile sostenibilità. Abbiamo una situazione di conti pubblici per cui l’Unione Europea ci sta chiedendo chiarimenti per lo sforamento dei parametri standard di tutti i paesi sul differenziale deficit del paese/Prodotto Interno Lordo, cioè il PIL. E probabilmente ci chiederà una manovra di correzione per allineare la realtà economica del paese a dei parametri sostenibili per l’intera economia europea. Abbiamo da una parte un viceministro che vorrebbe la flat tax, cioè una tassa standard a differenza dell’attuale regime di tassazione a scaglioni per cui adesso paghi in base a quanto percepisci di reddito. Abbiamo un altro vicepremier che ha adottato una misura assistenzialistica chiamata Reddito di Cittadinanza che si sta dimostrando una mancetta elettorale con poca capacità di sostenibilità della gente che lo percepisce e soprattutto con una marea di limitazioni nella capacità di spesa, giustamente adottate per non far svaccare chi prende i soldi, che pregiudicano eventuali esigenze legittime di sanità o di altro della gente che lo percepisce. E poi c’è nella generalità la volontà di mettere il progetto Quota 100, per cui in base alla tua età e alla tua potenzialità contributiva puoi andare in pensione prima della eventuale terminologia di legge attuale, cioè la Legge Fornero.
Detto tutto questo una martellata nella testa o una fucilata nel cuore farebbe meno fastidio e soprattutto sarebbe meno dolorosa. Ma comunque c’è la voglia di alzarsi la mattina. Di lavorare per tutti quelli che hanno una azienda. Di far girare i tornelli dei musei e dei posti pubblici di utilità. Quindi è difficile dire che siamo un paese allo sbando più assoluto. Può darsi che nella consapevolezza delle persone ci sia lo stesso la voglia di andare avanti, anche se per inerzia. La cosa è capire quando i nostri governanti capiranno che a tutti questi italiani che portano avanti il carrozzone della situazione si dovrà portare un poco di rispetto e si dovrà smettere di dire cosa fare senza ascoltarli e farsi dire da loro cosa veramente ci vorrebbe al posto delle solite mancette o dei soliti specchietti per le allodole.
Archivio mensile:giugno 2019
5 giugno: La RAI e le leggi sugli stipendi: vantaggio per Mediaset?
C’è una autentica giustizia nel voler mettere a chi lavora per il servizio pubblico un tetto massimo per far spendere di stipendio una cifra contenuta rispetto alle esagerazioni al limite del faraonico. Ma se da un lato c’è una giustizia, dall’altro c’è una ingiustizia molto forte, cioè quella che chi vuole e vorrà lavorare per il servizio pubblico non avrà lo stesso appeal, lo stesso fascino di chi lavorerà per la concorrenza privata. Che poco gliene frega di mettere un tetto ai propri stipendi.
Ci sarebbe soltanto un caso: il servizio privato, rendendosi conto come fece osservare Milena Gabanelli in uno dei suoi articoli di focus sul Corriere della Sera che non può esagerare con la pubblicità, mette un tetto alla sua capacità di pubblicità pena inquinamento pubblicitario. E il perché è molto semplice: la pubblicità è come la spezia o le spezie dentro una pietanza. Infatti, come sanno accuratamente tutte le massaie del mondo non solo italiane, se ad un pezzo di carne o ad un altro cibo metti più spezie del possibile, la pietanza diventa sicuramente saporita, ma saprà solo di spezia. Come se uno mangiasse spezia pura e dura.
Forse, in un futuro possibile, la tv privata capirà che la gente non può essere bombardata di pubblicità come succede adesso. Non soltanto per la quantità, ma anche perché oggi la pubblicità è veicolata meglio attraverso Internet e le società sempre più preferiranno quel veicolo. Quindi se Mediaset e tutte le altre tv private riescono a leggere queste poche righe, capiscano che hanno anche loro da adottare un codice etico della pubblicità sulle proprie reti. Come la Rai capisca che se si tira troppo la cinghia sempre più spariranno volti interessanti per la propria capacità di attirare pubblico a discapito dei propri profitti in quanto azienda come le altre. Peggio ancora se per la Rai si facessero le cose con una legge. Più che per la ennesima legge, per la ennesima volta si decide qualcosa al di fuori del mercato.
4 giugno 2019: Reddito di cittadinanza: il solito ignoto…
Tra i progetti di questo governo c’è stato, come in altre realtà del mondo, quello di garantire ad ognuno dei bisognosi del paese un minimo di reddito per poter vivere almeno alla soglia della dignitosità. E quel progetto ha avuto un iter ed è diventato qualcosa di vero. Ma a che condizioni? Certamente degradanti e al limite dell’insulto in base alla fatica che il singolo italiano ha dovuto mettere in campo per ottenere quella fatidica card gialla delle Poste Italiane. Basti pensare che un italiano ha dovuto presentare delle documentazioni accurate per ottenere non il reddito in immediata, ma una domanda che ovviamente deve essere analizzata e valutata.
Risultato? Una miseria di Euro che avrebbe dovuto valere da mancetta elettorale, è proprio il caso di dirlo, a tutte quelle persone che come unica merce di scambio avevano la possibilità di votare e lo hanno fatto in larga parte per il M5S. Ma alla fine si è rivelato un flop da pochi e ristretti richiedenti.
Il reddito di cittadinanza non è un cattivo principio. Ma è un pessimo mezzo per non permettere di far lavorare le persone. Perchè certamente oltre ai divorzi lampo e a tanta fine di lavoro nero, c’è stata una larga fetta di lavoratori che hanno lasciato il loro lavoro precario con la prospettiva futura del reddito. E questi lavoratori hanno fatto per un grande pezzo uno sgravio per tanti datori di lavoro che avevano del personale di cui disfarsi, e che liberamente si è licenziato per quel reddito.
Mi piacerebbe tanto sapere come mai si è voluto portare avanti il progetto del reddito quando i soldi non ci sarebbero stati. Credo sarebbe stato più onorevole da parte di Di Maio dire ai suoi elettori che in quel momento i soldi che andavano per il reddito sarebbero dovuti servire per risanare i conti dello Stato. E con i conti risanati ci sarebbero state prospettive più floride per mettere in lavorazione il reddito di cittadinanza. Un briciolo di onestà credo avrebbe valso tanto, credo, per tante persone. E dall’altra parte un briciolo di onestà anche da parte dei cittadini, che invece di fare il solito truffario avrebbero lasciato i soldi a chi veramente ne ha bisogno.
3 giugno 2019: Aprire un tavolo e poi lasciarlo li. Oppure no?
Il ministro Di Maio attualmente sta facendo il suo lavoro. Ma credo sinceramente che per farlo adeguatamente avrebbe bisogno di dividersi in almeno dieci persone. Perché al momento al suo ministero ci sono più di 100 tavoli di trattativa aperti. La domanda a questo punto è: come farà a portarli avanti tutti. Perchè un tavolo di trattativa è come se uno scrittore avesse mille idee per un romanzo o per dei racconti ma più di idearli e iniziarli non fa altro. Non si da la missione di portare avanti i suoi personaggi e il suo racconto della storia.
Se Di Maio volesse fare cosa davvero gradita alla popolazione o alle piccole popolazioni industriali che da lui si aspettano delle risposte, dovrebbe iniziare a fare meno altre cose come i comizi in giro per il paese e organizzare una bella camera da letto nel suo ministero e sbrigare al più possibile le pratiche e le condizioni dei tavoli aperti. Io non credo che il salvinismo avrebbe tanto dilagare se da parte di un ministro ci fosse la forza di essere veramente ministro, non battendo il pugno sul tavolo come fa qualcuno ma amministrando la cosa pubblica da vero ministro. Di Maio deve scegliere se essere più un capo politico o più un ministro della Repubblica oltre che il vicepresidente del paese che sta il più possibile nel suo ministero. A differenza di qualcuno dei soliti noti, che fa talmente tanti comizi che non si capisce più se sia veramente il capo politico o il ministro della repubblica.
Che sia per Di Maio o che sia per Salvini, aprire un tavolo di più o di meno e non portarlo avanti se non per le telecamere da far entrare per filmare la cosa è davvero un insulto verso la povera gente, che è probabilmente stufa di votare e di non ottenere delle risposte dai suoi politici votati.
2 giugno 2019: La destra viene eletta ma non tuffi nel passato
Salvini ha vinto. Bene. La prima domanda è: che si vuole fare di questa vittoria? Perché un conto è prenderla e iniziare a fare su di lei una nuova base di conquista voti. Una cosa diversa è iniziare a fare un progetto politico di amministrazione della cosa pubblica.
Il ministro Salvini, che in questo caso di ministeriale ha zero, deve decidere da capo politico cosa fare di quello che ha guadagnato dalle elezioni. Ma è pregato di farlo in fretta, perché se sempre più si ostina a fare il religioso del momento, sempre più si potrà credere dall’esterno che lui è il santone politico della situazione e non il segretario politico di un partito.
Molto più semplicemente: il segretario Salvini potrebbe tranquillamente mettere da parte i simboli religiosi e fare il politico. Perché è veramente vergognoso non solo mettere di mezzo il Papa. Ma anche delle situazioni del passato, come per esempio il Concordato del 1928, dove pur di avere la Chiesa dalla propria parte si pagò un mare di quattrini e si ottenne il favore della Chiesa. E sotto questo versante creando più debito per il paese.
Non voglio dire con questo che Sua Santità sia persona con poca attenzione a quello che succede in Italia, ma la persona che meno si deve approfittare della buona fede della gente è quella che sarebbe pregata di non far tornare il paese ad un passato di miseria e di ininfluenza che francamente non piacerebbe a nessuno. Già siamo il due di briscola a cosa normale…
1 giugno 2019: Non si può abusare dell’abuso di ufficio
Voglio essere veramente breve. Ma solo dicendo che non si capisce come mai per la volta delle volte si ricapita punto e a capo con il classico cretino che si mette a girare il manico nella polenta perchè ha più fame di quanto è grande il suo piatto. E allora deve andare a mangiare dal pentolone e deve per forza mettere nei guai il capo politico di turno.
La si può smettere di fare i cretini con la propria carica di governo o di amministrazione?
Non si capisce che per l’ennesima volta si casca a scavare il fondo del barile e tra poco a forza di scavare ci troviamo al centro della terra?
Chiedo una cosa sola: facciamo in modo da mettere veramente alla pubblica gogna tutte queste persone perfino se sono nostre amiche. In primo luogo perché si scarica un peso morto. E poi si fa da esempio a tutti coloro che in un futuro si metteranno a fare quelli che come il cretino di turno mangia dal pentolone della polenta.
31 maggio 2019: La volontà di esistere che trascende
Politicamente parlando siamo in un momento assurdo. E giustamente il premier del paese, anche se sembra che comandi più Salvini che Di Maio o Di Maio che Salvini, ha fatto sapere che lui di vivacchiare non ne ha nessuna voglia. Quindi gli alleati di governo, cioè coloro che fanno la sostanza del governo e del controllo politico del paese, devono decidersi: o si fa meno casino oppure si va tutti a casa e si vede veramente cosa si vuole fare. Ma Salvini sembra quello che più non ha nessuna intenzione di cambiare la situazione da governativa a elettorale. E il motivo è principalmente, come qualche politico ha fatto presente sui giornali, che Salvini sta solamente succhiando voti al M5S. Insomma vuole a tutti i costi resistere nel governo e continuare la sua opera non solo di politico, con più o meno ovvi risultati, ma anche di ministro e sotto un certo aspetto di guastatore della situazione economica. Perchè fino a che si trattava di fare il duro e puro con i migranti, a casa propria e con i propri poteri ministeriali, è stato un conto. Adesso ci si sta scontrando con qualcosa di più grande di noi italiani e su cui farei bene i conti, fossi nella testa di Salvini, prima di mettersi a fare il monolite contro chi ci sta dando una certa pace economica, cioè la UE. Bisogna iniziare, se si vuole veramente, a pensare che si deve anche avere uno sguardo più ampio del solito post sui social. Non si può darla a bere con facilità alla gente mentre Confindustria e tanti altri non danno più il loro autentico sostegno.
Non si può fare la statua di cemento contro le cose che hanno un potere effettivo su di noi. Perchè si è dei governanti e non si può vivere della volontà di esistere indipendentemente dai risultati veri che si fanno. Ministro Salvini, lei cosa ha veramente fatto per il futuro del paese?