Attualmente si sta facendo polemica, più o meno giustamente, sulla chiamiamola scorrettezza quasi al limite della corruzione che un sottosegretario del Governo Italiano ha fatto per favorire qualcuno al posto di chi ne avesse avuto diritto. E attualmente ci si accapiglia per non trovare una crisi di governo che spaccherebbe i 5 stelle dalla Lega dopo che più o meno tutti e due stanno soffrendo politicamente ed elettoralmente la propria incollatura a freddo l’uno con l’altro.
La cosa che magari andrebbe detta è: come mai ci si ritrova ancora con l’ennesimo soggetto che è stato pizzicato con le mani nella marmellata? Come mai non si riesce a eliminare questa brutta “usanza” di sfruttare la propria carica istituzionale a favore di qualcuno in particolare?
Bene inteso: non è che da domani ci deve essere la più cristallina onestà da parte di tutti quelli che hanno sede o a Palazzo Chigi o in uno dei ministeri. Ma perlomeno non ci debba essere l’ennesima figura di m**da fuori dai nostri confini nazionali. Dove si vede di qualcuno attaccato alla propria poltrona con il cemento armato. E non conscio che se non c’è niente da nascondere lo si può dimostrare in un tribunale e poi adeguatamente si fa un reintegro dove si era stati allontanati per riprendere il proprio lavoro. E al massimo si può avere tutta la tranquillità del mondo di riavere il proprio ruolo all’interno del partito e del proprio gruppo di colleghi.
Quando Siri capirà di poter essere un buon esempio credo che anche Salvini politicamente ne guadagnerebbe, perché avrebbe tra i suoi uomini non l’ennesimo peso morto su cui fare levata di scudi, ma un politicante adeguato e pulito. Su cui costruire qualcosa anche sull’opposizione di tanti nemici.
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La vittoria di Salvini per averla "giocata"
Una volta mi capitò di parlare di elezioni con una persona. E in quel momento capì che Salvini aveva ottenuto tanto successo perché, a differenza della sua concorrenza, se la era “giocata” – ma non nel senso negativo o dispregiativo del termine – meglio di tanti altri. Il fatto delle felpe e delle magliette. Il fatto di essere un politico dentro i social e non attraverso i social. L’aver girato, e di conseguenza consumato le scarpe, più e meglio di altri politici portando la sua presenza ma soprattutto la sua vicinanza, a differenza delle continue promesse e passerelle elettorali a cui si era abituati anche da prima dell’era berlusconiana. Lui ha fatto tutto questo molto probabilmente conscio che la cosa avrebbe portato la Lega al di fuori del Nord dove già aveva e ha le sue roccaforti. E gli attuali risultati elettorali lo stanno premiando anche al Sud dopo le terronie e le rome ladrone del passato politico del suo partito.
Una cosa però è giusto che vada detta: Salvini è solo un uomo politico, e non il figlio della provvidenza. L’elettorato, anche il più fedele, deve ricordarsi sempre, ogni giorno, che affidarsi ad un politico non è il rimedio a tutti i problemi. Il vero rimedio è essere parte attiva del proprio paese, non la parte passiva di un uomo della politica. Ma questo non vuol dire stare dalla parte di un politico: significa non ritornare ad un passato fatto di politici figli della provvidenza che hanno solo fatto dei danni a lungo termine.
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