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18 giugno: Viaggiare oggigiorno è il senso della foto ad ogni costo

Come giustamente mi ha fatto osservare una persona, viaggiare è un verbo che si declina nel tempo. Nel passato, quando un giornalista era un diarista perché questa professione nasce dalla cultura di raccontare il tempo prima nel privato poi per il pubblico, vedere i posti era una formazione personale. Ed era completamente obbligatoria la questione di andare a vedere di persona perché la fotografia nasce più o meno recentemente e non era la fotografia di oggi per mezzi e diffusione. Oggi si riesce a vedere tutto e si può fare il viaggiatore dal proprio divano o dal letto o dal computer scorrendo il rullo dei propri amici o follower.
Credo che nel tempo, oltre a questo snaturamento, ci sia stato anche lo snaturamento per cui viaggiare è un vantaggio solo per chi se lo può permettere. In questione economica e in questione temporale. Perché viaggiare fa vantaggio sociale per chi lo compie e rende gli altri delle mete tutti coloro che non viaggiano. E a questo si aggancia che la scala si alza se oltre a non viaggiare non condividi dove vai. Insomma sei un emerito sfigato se stai sempre a casa tua. Sei più sfigato se non impegni il tuo tempo libero oltre a non viaggiare a non fare foto di dove viaggi. E sei la più assoluta cacca umana se non progetti nemmeno di fare una vacanza.
Ma se fare una vacanza vuole dire non fare l’inquinamento tanto fotografico quanto ambientale del proprio passaggio nel mondo, meglio fare una foto del giardino di casa propria, dove magari fai orto o coltivi fiori, che portare della spazzatura dove sarebbe meglio lasciare intatto l’ambiente meta del proprio ipotetico viaggio.

16 giugno: Troppo sdoganamento sulla mafia può smuovere delle braci

Il titolo è volontariamente ambiguo. Perché io non ho idea di cosa potrebbe succedere. Non ho idea se il fuoco bruciare be nel male o brucerebbe nel bene. Ma come tutte le cose è qualcosa che viene smosso. E lo smuovere produce conseguenze. Viene in mente un proverbio abbastanza calzante: alle volte è meglio non dare un calcio al sedere delle vespe.
Ma perché è meglio? È meglio perché come tutti gli insetti che viene stimolato, quando si muove non hai idea di dove possano andare e cosa possano fare nell’ambiente circostante. Preso nel soggetto della mafia: da una parte possono nascere dei piccoli o grandi mafiosi mentre dall’altra parte possono nascere dei piccoli o grandi antimafiosi. In ogni caso, si parte da una cosa che non deve succedere. E cioè che della mafia se ne parli a sproposito. Parlare di qualcosa muove. Soprattutto se è qualcosa che è il male o nel passato o nel presente e viene scosso praticamente senza senno o con poco raziocinio. Io preferirei vedere dei film stupidi, come la canzone di Marco Mengoni, piuttosto di avere davanti allo schermo il solito ospite televisivo che apre la bocca e gli da fiato. E dice qualcosa intanto difficile da motivare ad un bambino – con la conseguenza che non sai fino a che punto possa darti retta – e poi che non si capisce da che spinta sia nata la richiesta di avere più o meno quel tipo di ospite nel programma. Che non è che capita di continuo. Ma quando capita capita e non puoi non dire qualcosa a riguardo. Con la speranza che smuove anche quello le braci di una fiamma…

Blogosphera estiva del 28 agosto 2016

Il Blog dell’Estate:
La domanda di oggi…
Le due Righe:
Quello che colpisce…
Extra:
Post it

La Raccolta dei Racconti:
Pagina 13–il video

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“La coscienza: l’autostima fornita di alone.”

IRVING LAYTON

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Meteo:
Previsioni meteo per Lunedì 29 Agosto 2016
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