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Sanremo: ho adorato la samba “triste” di Fiorello

Non si poteva non ottenere un effetto “spiritoso”, se si può passare il termine, mettendo Fiorello ancora una volta sul palco di Sanremo. Nel suo primo intervento ha fatto ascoltare a tutto il pubblico e a tutti gli spettatori la sua canzone triste. Ma con un sottofondo musicale molto allegro. Non ho potuto non cercare, e trovare, questo pezzo di brano della serata sanremese del 2022 su Youtube. E credo che sarebbe un ottimo metodo per resuscitare, se cosi si può dire, le persone tristi dalla tristezza.

Ascoltate questo brano. Perché può in certi casi far svoltare la propria giornata.

E soprattutto un grazie a Fiorello. Per aver creato questo piccolo, ma grande, momento di spettacolo della Rai. Che credo sarà eccellentemente accolto nelle Teche per la futura memoria di come da una situazione di pianto si può creare una situazione simpatica e felice.

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A cosa servono e a cosa non servono gli incentivi

Tutti quanti, in questo momento, stiamo attraversando il periodo degli incentivi sulla ristrutturazione della casa per efficienza energetica. E chi più chi meno ne sta approfittando per migliorare la classificazione energetica della propria abitazione. Ma non si può dire che gli incentivi siano tutti buoni o tutti cattivi. Alcuni incentivi servono e altri non hanno nessun utilizzo. O per lo meno hanno un utilizzo positivo immediato e negativo a lungo termine.

Gli incentivi servono sicuramente a far lavorare le persone e le imprese. Basti pensare alle concessionarie auto, che hanno potuto vendere auto nuove facendo rottamare auto vecchie, praticamente da buttare. O basti pensare, come detto sopra, alle ditte elettroniche o edili che stanno lavorando grazie ai fondi del governo per far spendere meno i cittadini per gas e luce. E di conseguenza dover incentivare di meno le bollette dei singoli.

Dall’altro lato gli incentivi non servono. Perché finiti gli stessi, il deserto. Basterà pensare alle ditte edili che dopo il boom iniziale, per il quale magari avevano assunto personale forse anche a tempo indeterminato, si ritroveranno a girarsi i pollici per i cantieri che non esistono più. Oppure basterà pensare alle concessionarie che finiti i soldi per le rottamazioni, non vedranno più un cliente nei loro autosaloni.

Un incentivo di per se, se seguiamo il filo del ragionamento fino adesso, non è in assoluto ne buono ne cattivo. La bontà o la cattiveria dipende dalla situazione in cui ci si trova. In piena espansione la bontà è assicurata. Dopo la fine la cattiveria è lapalissiana.

Questo vuol dire che gli incentivi non vanno messi? Più che altro bisogna non esagerare: nella metà si trova la virtù, in medio stat virtus.

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/soldi-banconote-banconota-euro-2991837/)

Perché è vergognoso il fare cassa del fisco italiano

Il fare cassa del fisco italiano, a parte una prima risposta del cavar sangue dalle rape più comune, è una tendenza tutta nostrana per cui i contribuenti vengono considerati degli evasori fino a prova contraria. Non si considera il cittadino pagatore portatore di diritti fiscali. Il cittadino contribuente non è altro, sembrerebbe considerato dal fisco, che una persona che non paga le tasse. Altrimenti non si spiegherebbe l’accanimento che le forze dell’ordine hanno verso chi viene indagato per le tasse.

La vergogna risiede però in un altro particolare: la mancanza di una determinata flessibilità nei pagamenti che devono essere fatti al fisco. Non voglio dire che le tasse non devono essere pagate, ma che il pagamento non viene considerato nella forma più ampia e più disponibile possibile.

Faccio un esempio: io sono un cittadino che deve pagare le tasse e non ho i soldi liquidi. Ma ho dei beni immobili che però nel frattempo in cui devo pagare le tasse non posso liquidare.

Perché per il fisco ci devono essere delle procedure tanto complicate per arrivare alla liquidazione dei beni per il pagamento delle tasse? Non sarebbe più facile che il fisco stesso, prima di strozzare il soggetto per la richiesta di liquidi, non passa alla liquidazione diretta e assolve il dovere di pagare dal cittadino stesso?

Credo che tutti lo sappiamo, ma prima di arrivare ad una liquidazione di beni, passano procedure su procedure. In cui magari il cittadino pagatore, con tutte le intenzioni di pagare, si ritrova con pignoramenti o con sequestri poco decorosi. Oltre a finire segnalato in situazioni di non fiducia economica.

Non sarebbe meno vergognoso che il fisco, invece di fare cassa come uno spilorcio di fronte ai suoi affittuari, fosse più adattivo di fronte alle esigenze dei cittadini pagatori? Fermo restando che i cittadini pagatori non facciano gli intrupponi per frodare il fisco stesso…

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Il significato di acquistare dei debiti da qualcuno

Un debito è un debito. È il segnale che qualcuno ha bisogno di soldi e un’altra persona che li ha li cede. Con un pegno o con una garanzia. Ed esiste un mercato dei debiti per cui le banche o gli istituti finanziari si contendono la parte debitoria di singoli individui o di altri enti o imprese.

Quello che voglio provare ad indagare è il significato del comprare debiti.

Un primo punto indubbio è la potenzialità creditoria che un ente florido e ben economicamente piazzato potrebbe avere nei confronti di altri. Su cui esercitare la propria influenza per fini magari non subito immaginabili. Non voglio dire di arrivare al sistema del ricatto, ma ad una capacità di influenza su fronti in alcuni casi irraggiungibili in maniera diretta. Della serie: se non posso demolire una casa, prima scavo in mezzo al giardino e poi magari arrivo alle fondamenta.

Un secondo punto non può che essere la filantropia. Perché se io istituto compro i debiti di una onlus o di un altro ente caritatevole, e per buona azione li cancello all’interno del mio bilancio o dei miei libri contabili, ho fatto una buona azione. Magari sono quelle buone azioni che non si vedono, ma che nell’intimo dei mercati finanziari possono avere un peso.

Un terzo punto è la qualifica che un istituto può avere nei mercati. Perché alle volte avere del debito è meglio che non averne. Può sembrare assurdo, ma è così. Avere dello scoperto distribuito, nel pieno della attività dell’istituto, può aiutare l’istituto stesso ad avere una vita economica. Basti pensare alle agenzie di recupero crediti: se non ci fossero dei debiti da recuperare, non potrebbe lavorare e far lavorare i suoi agenti.

Acquistare debiti, cosa che può sembrare assurda, non lo è affatto. È una pratica economica come tante altre. Che come tante altre può avere sia risvolti negativi che risvolti positivi.

(Foto: https://pixabay.com/it/illustrations/debito-prestito-credito-soldi-1500774/)

Cosa vuol dire avere un progetto nelle proprie cose

L’agire umano ha molteplici forme. Nel senso che ci sono persone che agiscono per il solo piacere di farlo e persone che agiscono in base ad un indirizzo o ad un progetto. Queste ultime persone sarebbe bene indagare. Per pura invidia? Per la capacità di calcolare le proprie mosse più o meno attentamente? Per la freddezza nel fare le cose? Io credo per la semplice capacità di, in alcuni casi, sapere quello che uno fa. Avere chiaro in testa il motivo o la scelta per cui al posto di andare al bar a scaldare la sedia del tavolino, nel fare un esempio, si preferisce adoperarsi in una attività manuale o intellettuale al di fuori delle altre dimensioni umane.

Si può dire che chi fa in questo modo, per lo meno, sfrutta al meglio il proprio tempo. O all’incirca prova a sfruttarlo differentemente da chi quel tempo vuole perderlo. Si potrebbe dire che lo stare in un bar non è lo stesso tempo perso perché è tempo di socializzazione. Ma una discriminante c’è: chi fa questo alle volte tende a dilatare il più possibile la sua presenza in un posto piuttosto che agire in altri modi. Anche semplicemente provando a conoscere cose che non ha mai conosciuto, parlando con gli altri.

Agire, di per se, non è mai sbagliato. Perché l’azione presume un pensiero e il pensiero significa far girare le rotelle all’interno della propria testa. Esistono però persone che non pensano a livello espanso, ma racchiudono il proprio pensiero all’interno di una visione delineata dietro a dimensioni specifiche.

Questo è il progetto. Il pensiero per cui il nostro agire ha una dimensione mentale precisa. Che può anche essere stare a scaldare una sedia di un tavolino di un bar. Ma non ha di per se la tendenza a riempire dei vuoti di tempo bensì a canalizzarli in uno schema a più ampio raggio.

Non esistono cose sbagliate da fare nella vita, a parte quelle illegali. Esistono momenti sbagliati, pratiche sbagliate o tempi sbagliati per metterle in pratica.

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/uomo-ragazzo-il-computer-portatile-1246277/)

L’utilità di una visione a breve raggio

Non posso a questo punto non sottolineare un fatto. Che guardare al tutto e subito, non è poi così sbagliato. Il momento del contagio è molto alto, anche se in discesa. E trovare delle soluzioni a breve raggio può rivelarsi una buona strategia. Perché si analizzano i problemi quando vengono in essere. E quindi non si pensa ai massimi sistemi.

Ma non si può considerare questa una strategia che funzioni in eterno. Bisogna ponderare i problemi quando si vengono a manifestare. Ma non si può tralasciare il fatto di estendere il momento attuale. Di vedere anche al di la del singolo foglio da leggere e analizzare il libro o il fascicolo per quello che è.

Mi ha fatto molto piacere, per quanto possa contare, sapere di iniziative regionali in cui si è cercato di sveltire le pratiche e la burocrazia nazionale. Perché si è unita l’analisi al breve termine verso una soluzione a lungo termine. Si è guardato al di la del proprio naso. E anche se involontariamente, si è prodotta una soluzione che può essere di esempio per altre realtà locali.

Non mi è piaciuto però il ritornare su situazioni di posizione. Come quella dell’esame di maturità per i ragazzi di questa annata. Da parte del ministro Bianchi si è valutata troppo presto la reintroduzione di un esame composito con doppio scritto. Togliendo sicurezza agli esaminandi. L’aver guardato subito al lungo raggio della scuola “in normalità” ha tolto agli studenti il terreno sotto i piedi. L’analisi corretta sarebbe stata quella di derogare ancora per un anno un esame semplificato. Con la sola motivazione che la questione è ancora emergenziale. Quindi a corto raggio. Gli studenti stanno sopportando una situazione scolastica difficile. E quindi dovrebbero avere un minimo di tutela per quello che hanno dovuto sopportare.

Il lungo raggio di un esame pre covid, non credo che possa andare bene…

(Foto: https://pixabay.com/it/illustrations/covid-19-virus-coronavirus-pandemia-4960254/)

Fino a che punto serve una visione di lungo raggio

In questo momento una larga fetta di persone è stata vaccinata anche con terza dose. E questo, da non “no Vax”, non può essere che un bene. L’immunizzazione va avanti. E sembrerebbero scongiurate le più negative conseguenze da contagio sia a livello del sistema sanitario, sia a livello della vita di tutti i giorni a cui le persone vogliono affacciarsi prima possibile.

Il sistema delle autoquarantene è un segnale di maturità da parte di una grossa fetta della popolazione. Perché quando si iniziano ad avere dei sintomi influenzali, che sono quelli più immediati di un possibile contagio, le persone si auto bloccano a casa propria fino a che l’eventuale tampone di controllo non diventa negativo.

Ma la domanda adesso sorge spontanea: fino a che punto questo modo di vivere sarà sostenibile per l’economia del paese? Io credo che prima si riuscirà a gestire il Covid come una delle tante malattie da contagio, come le più comuni per i bambini, prima la garanzia di una vita tranquilla potrà fare capolino per le persone. E soprattutto per le aziende, che stanno sopportando, si spera ancora per poco, il blocco di personale da contagio Covid.

I governi più o meno nazionali devono iniziare a valutare la gestione della pandemia non più nel suo svolgimento, ma nella sua conduzione futura. Fino a quando il presente sarà la prospettiva di analisi, non ci sarà una sicurezza per le persone. Perché dovranno continuare a fare i conti con linee di contagio e possibili aggravamenti del sistema sanitario più di base. Senza dimenticare il proprio posto di lavoro, che diventerebbe un problema per il proprio principale fino alla perdita dello stesso.

(Foto: https://pixabay.com/it/vectors/virus-mascherina-coronavirus-4999857/)

La liturgia della elezione del Capo dello Stato

Matteo Renzi l’ha detta giusta: in questo momento si sta svolgendo una liturgia. Infatti la votazione del Presidente della Repubblica, del Capo dello Stato, assomiglia molto ad una cerimonia in cui un ristretto corpo di persone svolge un compito. Un compito che si può o meno interpretare, come stanno facendo alcune dirette televisive e internettiane. Ma un compito.

Per certi versi, non si può non affermarlo, molto lontano. Lontano da un consenso delle persone, dei cittadini votanti, che magari vorrebbero essere più partecipi a questa scelta importante. Lontano da una base di caratteristiche a cui accedervi, come è necessario per diventare deputato o senatore, per cui servono dei requisiti base. E infine lontano dal passato, in cui le condizioni sociali e politiche hanno visto diverse svolte e diversi ribaltamenti.

Se si toglie questa liturgia, questa votazione intermedia, si passa ad un semipresidenzialismo alla francese o ad un presidenzialismo all’americana. Dove il Capo di Stato lo scelgono i cittadini e non i loro rappresentanti nel parlamento o nelle amministrazioni locali.

Così come si sta svolgendo tutta la liturgia.

Toglierla, questa liturgia, per quanto io possa dire, non sarebbe sbagliato. Non sarebbe un problema che i parlamentari eleggano il Presidente della Repubblica. Perchè l’elettorialità immediata, in Italia, potrebbe portare al Quirinale, in alcuni casi, un perfetto inadatto a rivolgere la carica. Cosi come insegna un film con il compianto Robin Williams, che da apprezzato comico finisce regolarmente a fare il Presidente degli Stati Uniti. Naturalmente nella finzione cinematografica.

Togliere quindi questa liturgia significherebbe, nella forma, svecchiare la procedura. Ma nella sostanza continuare a garantire un Capo dello Stato che abbia un certo sostrato basilare su cui fondare un buon lavoro di Presidente. E non una eventuale pedina nelle mani della politica, con un appoggio popolare strappato a suon di slogan o di trucchi elettorali.

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LIBRI – “Il nostro meglio” di Alessio Forgione

Mi ha molto colpito una recensione trovata su un settimanale riguardo questo libro. Una recensione che, da brava recensione, mi ha “alleccurito”, come dico di solito quando qualcosa mi mette l’acquolina in bocca.

Alla fine ho comprato il libro dal libraio. E questa cosa di comprare i libri dal libraio, spero abbiate pazienza, la voglio approfondire. Perchè comprare libri sugli store online o in digitale può essere una buona fonte di risparmio. Ma comprare, di tanto in tanto, un libro da una libreria di fiducia o da una grossa catena libraria, a grandi linee la cosa è più o meno equivalente, significa rendere stabili dei posti di lavoro. Quindi, se potete, comprate libri in cartaceo dalla libreria. È una sorta di buona azione…

Dopo averlo comprato, tornando a questo libro, l’ho lasciato un poco di tempo da parte. E successivamente l’ho letto.

Non mi sarei aspettato un percorso simile. Un cercare di raccontare, come dice la quarta di copertina, la storia di questo piccolo microcosmo familiare. Una famiglia dove trovare, forse, un pezzetto di se stessi. Della propria gioventù e di tutto quello che si fa quando si è in questo momento della propria crescita. O forse di quello che può capitare quando una brutta notizia scompagina le carte in tavola. Scompagina le proprie certezze e le proprie solidità.

Quello che colpisce è la prosa del testo. Una prosa non convenzionale. Che bisogna assaporare come si assapora un buon olio sulla giusta fetta di pane casareccio. Il pane, ovviamente, siamo noi lettori. Con la nostra attenzione e con la nostra coscienza.

Quindi, se posso avanzare un suggerimento, leggete questo libro nella più assoluta calma di casa vostra o del vostro letto. Ho provato ad utilizzare la lettura accelerata. Ma mi sono reso conto che ogni riga saltata perdevo un pezzo di quello che Alessio voleva raccontare.

Siate calmi a leggere questo libro. E non ve ne pentirete…

POESIA – “Il mercato delle idee” di Francesco Belluomini

Raccontando da una parte la storia propria e dall’altra la storia con la S maiuscola di un tempo dei più brutti del secolo passato, Francesco Belluomini scrive in versi endecasillabi veramente molto leggibili questo libro.

È difficile dire se si tratta di un poema intero o di diversi poemi, o di una raccolta di poesie lunghe ciascuna con il proprio inizio e la propria fine. Quello che si può dire è che si tratta di un bel momento di poesia. Senza volersi paragonare ad un altro poema illustre anch’esso in endecasillabi. Famoso in tutto il mondo…

Leggere questo libro mi ha portato a capire non solo il poeta, che ha costruito uno spaccato della sua vita. Ma anche uno spaccato di quello che è successo durante il capitolo dei campi di concentramento nazisti. Del delirio sui bambini gemelli che venivano sfruttati per capire come far fare parti gemellari alle donne tedesche. E delle donne e uomini che hanno gravitato attorno a tutto quello che è successo laggiù.

Assaporare questi endecasillabi è cosa veramente scorrevole. È un piacere dei più piacevoli. Che non ti fa fermare. Dall’inizio alla fine: non puoi smettere di leggere. Un pezzo che finisce vuole essere seguito dal successivo. Fino alla fine del libro.

Versi incasellati in periodi esatti. Quasi a voler dare dimensione e struttura alla narrazione. Una dimensione esatta e precisa di chi sa cosa vuole raccontare. E lo racconta puntualmente.

Ma dolcemente…