Leggere è corretto

Niente di più lapalissiano. Di più certo. Di più acclarato. La lettura è un veicolo di conoscenza che le persone, me compreso, utilizzano per veicolare la propria comprensione della realtà. Infatti la scrittura, sotto un certo aspetto, è un momento di sospensione tra chi scrive e chi legge. Perché alle volte non si è in grado di avere a che fare direttamente con chi ha da far sapere un concetto, una storia o una teoria.

La scrittura, sia verso se stessi che verso il prossimo, è un mezzo per avere sotto mano tutta la propria conoscenza. Il semplice particolare del prendere appunti. Che poi, tramite la lettura, riportano la conoscenza di quelle righe alla propria consapevolezza.

Quando io devo organizzare il lavoro della scrittura dei miei articoli, segno su un foglio di blocco note cosa potrei sviluppare sotto forma di testo. Perché avere una valida organizzazione di produzione porta a scrivere tutto quello che uno vuole scrivere.

Con il risultato di far leggere a chi vuole leggere i propri testi e le proprie idee. Perché leggere è un modo di conoscere quello che gli altri vogliono dire. Da questo si potrebbe ragionare sul fatto che può essere utile conoscere quello che gli altri hanno da dire. Ma intanto la lettura è mezzo di apertura verso il proprio prossimo. Un veicolo di socialità e condivisione della conoscenza. In alcuni casi più potentemente dei social network e dei principali media come la radio e la televisione…

Marzo 2022

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Leggere è sbagliato

Detto da una persona che scrive, può essere pericoloso. Perché mi sto buttando la zappa sui piedi. Ma mi si permetta un approfondimento: leggere nel senso più espansivo del termine può diventare qualcosa di pericoloso. Verso persone, si intende, che non hanno una adeguata comprensione di quello che leggono. E possono portare disinformazione e misconoscimento di quello che veramente succede.

Conosco una persona che correttamente legge il suo bravo giornale ogni mattina. E poi qualche libro credo che lo sfogli nelle sue serate o nel suo tempo libero. Ma per il resto non ho mai sentito una così grande ignoranza e fraintendimento della realtà perfino tra persone che non leggono una riga di giornale e libro nella propria vita.

Sotto questo versante, leggere non è una buona cosa. Perché questa persona crede di sapere la realtà dei fatti mentre invece ha una percezione poco corretta di quello che sta succedendo. E poi di conseguenza sparge verso il suo prossimo tutta questa “non conoscenza”.

La lettura, senza considerare una calata dall’alto, deve diventare un momento di formazione solo e soltanto se da un lato si prenda per oro colato qualsiasi cosa. E dall’altro, si eviti di prendere per buona qualsiasi teoria e qualsiasi ragionamento.

Marzo 2022

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È sbagliato spostare una guerra su internet

Oggigiorno internet è diventato il ricettacolo di ogni contenuto possibile immaginabile. Compreso di quello che sto scrivendo. Quindi trovarsi a combattere una guerra su internet vuol dire, hacker a parte, trovarsi annegati in un mare di materiali su cui non si sa se fare o meno affidamento.

Gli hacker sono, senza dubbio, i nuovi soldati del 21mo secolo. E quindi di questa modalità bellica non si può parlare tanto approfonditamente. Perché bisognerebbe essere un hacker, per lo meno bianco, per dare una testimonianza o una portata del particolare. Quindi in questo caso voglio parlare di quella parte di internet che è più accessibile a tutti. Cioè quella dei social network.

Non vorrei parlare di oscuramento degli stessi all’interno dei teatri di guerra. Ma almeno una moderazione verso quelle persone più fragili che di fronte a determinati contenuti possono impressionarsi eccessivamente. E magari capire cose che non sono quelle adeguate e corrette della realtà di un teatro di guerra effettivo. Quello reale dei fucili che sparano e delle bombe che esplodono. In tutti e due i casi uccidendo e ferendo uomini, donne, bimbi, anziani…

Rivendico e sottolineo molto utilmente la capacità dei colleghi giornalisti di fare da mediatore riguardo i contenuti che circolano sulle tv e sui social network. Quindi da parte delle società che li veicolano ci vorrebbe una sospensiva e non una distribuzione virale di contenuti da vagliare adeguatamente prima che diventino di dominio pubblico. Non dico censura, ma analisi adeguata. O per lo meno selezione accurata e non distribuzione semplice di immagini che possono urtare la sensibilità di soggetti fragili o poco formati ad una completa comprensione.

Marzo 2022

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È corretto spostare una guerra su internet

Un principio, se cosi si può dire, della guerra è quello di danneggiare colui o colei verso cui si combatte. E allora quale fronte può essere tra i migliori che la base della nuova vita sociale delle persone come internet?

Fare la guerra su internet è un modo di danneggiare forse migliore della guerra fisica attraverso carri armati e fucili mitragliatori. Per un certo verso chi sta distruggendo case e ammazzando persone, oltre alla condanna capitale per cui la vita umana è sacra e inviolabile, non sta facendo adeguatamente i propri interessi. Danneggiare server e computer di persone importanti è più di far saltare un carro armato o radere al suolo un palazzo. Mi basti pensare ad un collega che dalla propria vasca da bagno sta facendo molti più danni sociali e informativi di tanti mezzi cingolati che transitano sul campo di battaglia.

Riuscire a dare testimonianza di quello che succede su un luogo sotto attacco può essere più controproducente di ammazzare uomini e donne. Perché nel mondo di internet fa più male il video della penna, rispetto a quando la penna faceva più male della spada.

Chi sta combattendo sui fronti fa meno danni di quanti ne faccia chi trasmette un video su quello che succede nei bunker o sulle strade dei combattenti. Perché, come si potrebbe dire, finché c’è internet c’è speranza…

Marzo 2022

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Non è stato giusto fare il carnevale

Parto da un elemento principale: non ci sono le condizioni migliori per svolgerlo. Iniziando dalla pandemia fino ad arrivare alla sopraggiunta guerra in Ucraina, non c’è nulla da festeggiare. Non c’è assoluta spensieratezza su cui contare tra maschere e carri di cartapesta.

Quindi il carnevale, da una partenza per pandemia fino alla nascita del conflitto in est Europa, non avrebbe avuto nessun presupposto per correre per le strade e spargere tutti i suoi coriandoli tipici. Averlo voluto fare, in riferimento a quello di Viareggio, è sotto un certo aspetto una grave imprudenza. Da un lato per la capacità di contagio del Covid, anche se si è trattato di una manifestazione all’aperto.

Dall’altro, se mi si permette, quando ci sarebbe stata la presenza nel mondo della guerra, da parte dell’organizzazione ci sarebbe dovuta essere più creanza. O per lo meno una testimonianza maggiore della consapevolezza della guerra. Almeno far sfilare i carri nel più religioso e dignitoso silenzio. Segno della comprensione che nel mondo c’è la guerra e che le persone non vogliono che ci sia.

Se si voleva fare presente che la guerra è qualcosa “di troppo”, se cosi si può dire, la musica e il sollazzo non ci sarebbero dovuti essere. Non è stato, a mio avviso, abbastanza far sfilare i carri con i simboli della pace e di no alla guerra.

Non è stato, sotto un certo aspetto, abbastanza quello che è stato fatto.

Forse gli ultimi corsi era meglio non farli.

Marzo 2022

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È stato giusto fare il Carnevale

Questo momento dell’anno raccoglie a Viareggio, e in tutte le altre sedi di festa, grandi e piccini. Per alcune strutture ricettive è un momento di lavoro. Senza dimenticare chi produce costumi o maschere più o meno di cartapesta.

Io non credo che sia stato sbagliato fare il Carnevale. Credo altresì che fare il carnevale, in questo momento di uscita dalla pandemia, possa aiutare tante strutture, più o meno ricettive, a vivere la propria normalità. A cercare una tranquillità dopo più di due anni di emergenza e di straordinarietà.

I bambini e i bambini troppo cresciuti il carnevale lo vogliono. È una valvola di sfogo tra le più acclarate. Mi pongo una domanda: posso negare a queste persone il proprio momento di divertimento?

Una cosa che avrei evitato, visto il momento di guerra, sono stati i fuochi artificiali. Perché va bene essere questo un momento di festa. Ma da festeggiare adesso non c’è poi cosi tanto. Avrei usato moderazione, pur nella festeggiatività, riguardo il frangente pericoloso della guerra in Ucraina.

Per il resto, largo alla festa e alla spensieratezza.

Marzo 2022

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La mia personale visione sulla radio

Devo ammettere che mi piacerebbe molto fare la radio. Ho sempre subito il fascino di questo mezzo, ma mi è sempre mancato il tempo e il modo di intraprendere questo lavoro. E poi si rimane sul particolare che personalmente ne voglio fare troppe…

Se volessi partire a fare della radio, non potrei prescindere dallo studiarne la storia. Che è molto semplice, ma comunque avere conoscenza tecnica e storica del mezzo, non credo possa guastare.

Poi non potrei che partire dal conoscere i fondamentali della conduzione di un programma. L’acquisire i tempi tecnici. Il saper interagire con un eventuale co conduttore o spalla. Il saper parlare con gli ascoltatori e il saper parlare correttamente. Perché ci scommetto quello che volete, ma non basta solo mettersi davanti ad un microfono per fare della radio. Bisogna avere delle competenze. E forse delle qualifiche. Ma sinceramente non saprei dire. Non ho indagato cosi a fondo.

Iniziare in una piccola radio piuttosto di voler sfondare subito su un grande network? Credo che sia la cosa migliore. Come diceva Simona Ventura a tutte le ragazze che volevano far televisione: fare della tv privata non è cosi poi malvagio. Quindi comincerei anche dai semplici fondamentali. Perché alla fine tutto fa brodo, come diceva il carosello del brodo Lombardi…

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/microfono-musica-audio-radio-voce-1007154/)

La radio è un grande mezzo di comunicazione

La radio, che altro non è che una trasmissione sonora di musica e voce, rappresenta una grande cosa. Rappresenta un mondo di persone e lavoratori che stimola ancora un certo fascino. Pur con la televisione, in cui la radio sta vivendo una seconda vita complementare.

Fare la radio significa raggiungere un sacco di persone. Ed aver raggiunto un sacco di persone anche nella sua storia passata. I grandi compositori, i grandi musicisti, i grandi narratori, i grandi cantanti hanno vissuto e vivono del mondo della radio. E non si potrebbe che dire grazie a tutte quelle voci e a tutti quei musicisti, che hanno creato una grande compagnia per miliardi di persone.

Senza togliere che la radio è anche un modo di fare servizio pubblico. Al pari, o forse meglio, della televisione e di internet. Perché ascoltare una voce che parla è un atto molto passivo da cui poter acquisire informazioni più o meno importanti.

Esistono dei posti nel mondo per cui attraverso la radio è permesso di parlare tra uomini e donne. Tra famiglie, laddove internet non permette di raggiungere. E quindi non si può che dire che la radio, da soggetto defunto che lo si dava, è a pieno titolo un mezzo favoloso. Fonte di reddito per tanti lavoratori e per tante persone che con la radio fanno pubblicità ai loro lavori.

Grazie alla radio di esistere. Perché se non esistesse la vita sarebbe molto triste…

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Scuola: il ministro ha ragione sulla maturità

Gli studenti possono dire quello che vogliono. Che l’emergenza non è ancora rientrata. Che hanno dovuto sopportare la didattica a distanza. Che i programmi non sono stati svolti adeguatamente. Però la domanda adesso è una in particolare: siamo ancora nelle condizioni di dover dare una amnistia esamistica tale da far passare “dal via” gli attuali maturandi con un timbro di sbrigativa?

Non posso che acquisire, da parte del ministro Bianchi, la volontà di tornare ad un esame standard. E da questo partire dicendo che se i maturandi non si sono adeguatamente preparati, possono benissimo farlo in questi mesi. Magari nel raccoglimento della didattica a distanza, con tutti i tempi morti in cui approfondire le materie.

Uno studente che vuole passare la maturità, fino a prova contraria, deve studiare. E se si studia, le materie uno le conosce. Se si presume che la didattica a distanza sia solo un momento di dispersione, tutto sta a chiedere al singolo studente: come hai sfruttato il tempo del tuo stare a casa?

Non si può negare la mancanza di socialità dello stare rinchiusi in casa forzatamente. Ma si può non sottolineare che chi vuole studiare sfrutta a pieno tutti i tempi di cui è padrone?

Il ministro non ha tutti i torti a rimettere l’esame di maturità con un doppio scritto. Perchè non si può dare la patente di maturo senza averla per lo meno controllata con delle prove adeguate. Adesso tocca agli studenti decidere: studiare e affrontare la maturità o rimandare all’anno prossimo per prepararsi adeguatamente. Con o senza didattica a distanza.

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Gli studenti hanno ragione sulla maturità

Non si può non dire che gli studenti delle superiori che si affacciano alla prova di maturità, questo anno, non abbiano un pelino di ragione. Si sono strutturati per un tipo di didattica che comporterebbe affrontare solo un esame ridotto. E mettere un esame pre pandemia, se cosi si può definire, può diventare problematico.

Non voglio con questo dire di farli passare una tantum, perché hanno dovuto sopportare la didattica a distanza. Ma vorrei sottolineare che con le difficoltà della didattica da contagio, i momenti di approfondimento di determinati particolari del programma sono mancati. E con loro i momenti per gli studenti di capire determinati ambiti delle materie.

La didattica a distanza, è bene sottolinearlo, non è la sola traslazione degli studenti da scuola a casa. Ma un momento in cui ci si deve obbligatoriamente riorganizzare sia per il docente che per lo studente. E il ministro Bianchi forse, questo particolare non lo sta tenendo in considerazione. La Dad come scuola da casa, non può reggere come concetto.

E di conseguenza non può reggere l’insistenza del ministro di mettere gli esami in modalità standard. Per questo anno, e solo per questo anno, si potrebbe prolungare l’emergenza scolastica e dare agli studenti un esame più semplificato. Dal prossimo anno, con la ripresa standard della scuola, si potrebbe mettere l’esame completo. Adesso non sembra proprio il caso…

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