La lunghezza nella teatralità è segno di adeguatezza

Raccontare una storia a teatro vuol dire mettere in scena la vita di qualcuno. O di qualcuna. Una vita, nella sua interezza, consta di tanti anni vissuti, cioè moltiplicati da 12 mesi, ovvero 365 giorni. A loro volta da moltiplicare di 24 ore, con tutti i minuti e i secondi in eccesso o in difetto a seconda dei punti di vista.

Si può forse pensare che un’ora o poco meno di spettacolo teatrale possano adeguatamente rappresentare tutti quei secondi, minuti, ore, giorni, settimane, mesi e anni e decenni? Io credo proprio di no. Credo sinceramente che chi fa una scelta ultrapotenziata di sintesi per meglio dare in poche pennellate una vita, cioè uno spettacolo teatrale, non fa sempre una buona scelta.

La sintesi può essere una scelta che funziona in determinati luoghi e momenti. Ma non può essere “la” scelta. Non può sempre essere la scelta che rende a pieno sfumature e momenti pregnanti. Allungare, fino al considerabile, uno spettacolo teatrale può sembrare per il pubblico una pesantezza e un disincentivo. Ma ai veri cultori della drammaturgia e della commedia non sarà tale. Sarà segnale di un possibile spettacolo “vero”. Che cerca di corrispondere i personaggi e la narrazione il più possibile alla verità da cui essi attingono. Da cui provengono.

Non posso nemmeno io sopportare, mi si perdoni il verbo, uno spettacolo di 4-5 ore. Perché dopo un paio d’ore la sonnolenza si farebbe sentire. Ma se conosco una storia e la voglio vedere trasposta sul palcoscenico, con i dovuti accorgimenti teatrali, posso stare anche 2-3 ore seduto sulla mia poltrona. Potrei sopportare una narrazione allungata rispetto ad uno standard di sintesi tradizionale. Si può stare una giornata a seguire una stagione completa di puntate, non posso stare a teatro per tre ore con le dovute pause?

È un poco la stessa differenza, prendendo di nuovo a prestito un prodotto televisivo, tra una serie a puntate e un film. Sono due lunghezze differenti che rendono differentemente accurate le narrazioni delle storie. Una serie tv è nella maggior parte dei casi più interessante di un film. Perché rende più a tutto tondo i personaggi e i loro avvenimenti. Un film può essere bello quanto vuoi, ma sarà sempre costellato di scelte cinematografiche di sintesi e di narrazione. Non sempre apprezzabili…

Quindi non si può non affermare, per derivazione, che una storia troppo tagliuzzata per esigenze di formato non rende totalmente. La vita è complessa, ma rappresentabile. Partendo da questa, si passa ad una stagione di episodi per più sintesi, ma allungabile in più stagioni. Poi la teatralità di uno spettacolo, che può arrivare a più ore. E forse replicabile in un sequel o prequel. Dopo la cinematografia, in una oretta abbondante. Poi gestibile su più piani di passato o futuro. E alla fine una singola puntata televisiva, che pur introducente in una storia non la può quasi in nessun caso rappresentare.

Allungare, indietro o in avanti, rende abbondantemente meglio la complessità di una vita o di una storia. Ci vuole pazienza da parte del pubblico, ma il risultato poi è appagante.

(Foto: https://pixabay.com/it/photos/fotocamera-video-tv-1598620/)

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